L’uso del taser dall’Italia agli Stati Uniti

“Quando si spara, si spara, non si parla”

Il buono, il brutto e il cattivo

Dal 5 settembre in Italia le Forze di Polizia hanno a disposizione una nuova arma: il taser. Ma che tipo di arma è? Non si tratta di una novità, è già ampiamente sperimentata in alcuni stati tra cui gli Stati Uniti dove ha anche causato la morte di numerose persone. 

Aiuterà migliaia di agenti a fare meglio il loro lavoro”, il ministro Matteo Salvini annuncia così la decisione di dotare gli agenti della Polizia dei taser. Dal 5 settembre ne sono in possesso le Forze dell’Ordine delle città di Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia, Genova e Brindisi. È stato usato la prima volta il 12 settembre a Firenze e il ragazzo senzatetto coinvolto è stato poi ricoverato in un ospedale psichiatrico.

T.A.S.E.R. è l’acronimo di “Thomas A. Swift’s Electronic Rifle” (fucile elettronico di Thomas A. Swift), un romanzo per ragazzi del 1911.

Si tratta di un’arma utilizzata da 107 paesi tra cui Canada, Brasile, Francia, Germania…

Il taser contrae i muscoli paralizzando la persona contro cui viene usata, per mezzo dell’elettricità. Esistono alcune condizioni riguardo alle possibilità del suo utilizzo: bisogna considerare la vulnerabilità del soggetto e il contesto e i rischi che corre con un’eventuale caduta.                              L’ONU l’ha inserita tra gli strumenti di tortura nel novembre del 2007.

In particolare il taser è utilizzato negli Stati Uniti come arma della Polizia. Secondo Amnesty International esso è causa di 334 morti avvenute tra il 2001 e il 2008; secondo medici e magistrati nel 50% dei casi ha contribuito alla morte di persone già con problemi di salute.

L’alto numero di decessi in quegli anni in seguito all’uso dei taser ha generato dibattiti, studi e prese di posizione su quest’arma, specialmente negli Stati Uniti. I casi sono tutti molto simili: uso del taser, morte accidentale e richiesta di risarcimento.

L’agenzia di stampa Reuters negli Stati Uniti ha documentato e studiato i casi di morte. Dei 1042 casi, un quarto di essi soffriva di crisi psicotiche, in nove casi su dieci la vittima era disarmata. Inoltre consultando le autopsie di alcuni decessi ha riscontrato che per 153 di essi la causa della morte è stata attribuita al colpo del taser o esso ha contribuito, in combinazione con problemi di salute o di droghe.

McAdam Lee Mason, 39 anni, aveva avuto una crisi convulsiva e come altre volte erano stati chiamati i poliziotti poiché aveva telefonato a un centro di sostegno dicendo di voler uccidere se stesso o qualcun altro. Ma la moglie Theresa Davidonis li aveva mandati via dicendo che non c’era alcun pericolo essendo il marito disarmato e irrazionale. Un poliziotto, David Shaffer, si era nascosto in giardino. Ha dichiarato in seguito che Mason gli era sembrato in stato confusionale. Davidonis smentisce la versione di Shaffer per cui Mason si sarebbe mosso verso di lui portandolo a sparare col taser. Il colpo gli provocò un arresto cardiaco che lo uccise, colpo inferto nonostante Davidonis avesse urlato di non farlo perchè aveva avuto una crisi e non sarebbe sopravvissuto.

Incidenti come questo hanno portato l’introduzione in molte questure del Crisis Intervention Training (addestramento per gli interventi durante le crisi, CIT) basato su strategie per ridurre la tensione. Non è certamente attribuibile solo a questo, ma per esempio a Phoenix i casi di uso del taser si sono ridotti dai 330 del 2015 ai 158 nel 2016.                                                                                  Gli strumenti migliori che abbiamo quando affrontiamo una persona mentalmente disturbata sono il tempo e le parole”, sono le parole del sergente Vince Lewis di Phoenix.

 

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