Quell’inaspettato dente bulgaro che potrebbe riscrivere la storia umana

“Siamo autorizzati a chiamare “umane” tutte le specie di scimmie bipedi. [… ] Questi ominidi non erano come noi, ma non avrebbero potuto diventare quel che siamo senza la bipedia”

Richard Leakey

Quando e dove ha avuto origine l’uomo? A questa domanda l’antropologia avrebbe risposto con assoluta certezza, fino a poco tempo fa, che esso esiste da circa 6 milioni di anni e che è nato nell’Africa orientale. Ma appunto, fino a poco tempo fa. Ora la scoperta di un singolo dente anomalo potrebbe sconvolgere la situazione. 

Si tratta di uno studio assai recente (maggio 2017) e quindi sicuramente c’è bisogno di maggiori conferme. Ma non manca chi già professa che sia ormai giunta l’ora di riscrivere la storia delle specie homo; David Begun, paleantropologo dell’Università di Toronto, co-autore dello studio in questione, parla di “un nuovo scenario” che “metterebbe in discussione una delle assunzioni più dogmatiche dell’antropologia da Charles Darwin – che la linea dell’uomo abbia avuto origine in Africa”. L’ominazione, ovvero la divisione dell’uomo dalla scimmia rispetto all’antenato comune, risulterebbe spostata in Europa e ad almeno 7,2 milioni di anni fa. A quell’epoca e a quel luogo risale infatti il dente incriminato.

In particolare, esso appartiene ad un individuo di Grecopiteco (Graecopithecus freyebergi), specie abitante allora la Grecia, appunto, e i Balcani. I ricercatori hanno analizzato un premolare superiore di Grecopiteco proveniente da fossili bulgari, confrontandolo con una mandibola di Grecopiteco proveniente da fossili greci. Usando la tomografia computerizzata, hanno notato che le radici interne del premolare erano fuse. Ciò è stato un risultato del tutto inaspettato, poiché fino ad allora si credeva che il Grecopiteco fosse una grande scimmia, come gli scimpanzé – i cugini più vicini all’homo sapiens. Ma tutte le scimmie antropomorfe hanno “due o tre radici separate e divergenti”, ricorda Madelain Böhme, dell’Università di Tübinger, anch’essa collaboratrice dello studio. La fusione delle radici è una caratteristica dell’Australopiteco e di altri svariati ominidi. La cosa comporterebbe che fra quest’ultimi vada di fatto annoverato anche il Grecopiteco, anticipando drasticamente e mutando il sito dell’ominazione.

Ricostruzione del volto di un Australopiteco

A supporto di tale teoria, i ricercatori sostengono due asserzioni riguardo al tempo del Grecopiteco.
La prima è che il deserto del Sahara, 7,2 milioni di anni fa, fosse in espansione e che i suoi venti caldi arrivassero, con molte polveri, in quantità assai maggiori di oggi nella fascia mediterranea (segnale, questo, di un clima ivi più torrido).
La seconda è che conseguentemente in Europa vi fosse allora in atto la progressiva formazione di una savana.
Per dimostrare la prima tesi, essi hanno analizzato i sedimenti in cui i fossili di Grecopiteco si trovavano, rinvenendo quantità dieci volte superiori alla norma di particelle contenenti uranio, torio e altri elementi che implicano un’origine nord-africana. Per quanto riguarda la seconda, essi hanno osservato, negli stessi sedimenti, la presenza di silicati vegetali (fitoliti), appartenuti con ogni probabilità a graminacee tipiche del clima tropicale della savana. Secondo Böhme, il propagarsi di un simile ambiente in Europa potrebbe aver influito in maniera fondamentale sulla nascita dell’uomo, rafforzando appunto l’ipotesi che essa sia accaduta qui.

Mandibola di Grecopiteco

Basti, a tal proposito, citare l’antropologo francese André Leroi-Gourhan. Egli già a suo tempo sosteneva, in “Il gesto e la parola”, che l’ominazione sarebbe stata causata dalla liberazione degli arti superiori, in seguito ad una costrizione alla bipedia; e cosa, in effetti, meglio dell’improvvisa scomparsa di alberi su cui arrampicarsi e ripararsi, sostituiti dalle basse erbe della savana, avrebbe potuto portare i progenitori scimmieschi europei a doversi erigere piano piano sulle proprie gambe, per guardare oltre le fronde ed avvistare potenziali predatori?
Leroi-Gourhan spiegava anche le modificazioni facciali – come l’unione delle radici dentali – in ultima istanza con la venuta della bipedia; questa, liberando le mani, avrebbe liberato così anche la bocca dall’onere della difesa mordace e della lacerazione della carne, compiti affidati entrambi a strumenti affilati.

Fonti:                                   Immagini:

Sapiens                               Copertina

Università di Toronto          Sopra (1)

-André Leroi-Gourhan,          Sopra (2)
“Il gesto e la parola”

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