Il problema della coscienza

“Quello della coscienza rappresenta il più sconcertante problema per la scienza della mente.”
David Chalmers

Che cos’è la coscienza? Come la si può spiegare e individuare?

Quello che oggi è noto come “il problema della coscienza” è in realtà al centro di un dibattito millenario. In ogni epoca si è tentato di dare una risposta attraverso gli strumenti concettuali e tecnologici disponibili.
Mai come oggi però il problema della mente e della coscienza risulta così interessante. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, affiancato dalla rivoluzione informatica e biotecnologica, la questione è diventata ancora più urgente. Le macchine sono solo intelligenti o possono essere consapevoli di esistere? E se sì, dobbiamo dire che la coscienza è un insieme di algoritmi biochimici che si possono localizzare in una determinata parte del cervello?
L’interesse per qualcosa di così specifico è stato inoltre amplificato dalla fantascienza, che nel secolo scorso ha esplorato i grandi timori e le infinite possibilità dell’umanità di fronte ad un futuro sempre più probabile. Tentare di rispondere a questa domanda immortale risulta importante non solo per l’interesse filosofico e scientifico che essa si trascina dietro, ma soprattutto per l’essere umano che sta entrando in un’era del tutto estranea.

Il dibattito.

Tradizionalmente il dibattito sul problema mente-corpo inizia con il filosofo francese René Descartes nel XVII secolo. Quest’ultimo risulta significativo non solo per l’originalità della sua teoria, ma soprattutto per la centralità che è scaturita dal confronto con i suoi contemporanei e con tutti coloro che sono venuti dopo. Inoltre è da Descartes che deriva la credenza comune secondo la quale siamo esseri duali, dotato di una parte materiale che è il corpo e di una parte immateriale che è l’anima (o la mente). Questa credenza, pur non essendo immune a problemi e critiche, si diede per scontata fino al XX secolo.

I primi a destabilizzare il paradigma cartesiano furono i comportamentisti. Si ricorda in particolare il comportamentista logico Gilbert Ryle, che pubblica nel 1949 un saggio intitolato ”Il concetto di mente”. Questo testo viene principalmente ricordato per esser stato criticato massimamente da diversi filosofi e psicologi negli anni a venire.
La tesi principale del comportamentismo era quella per cui la mente fosse una scatola nera della quale non possiamo sapere nulla. Quel che deve fare una scienza della mente degna di definirsi tale è invece considerare tutti quei dati misurabili. Per questo la mente per un comportamentista è l’equivalente dell’alchimia per un chimico o dell’oroscopo per un astronomo.
Il comportamentismo dominò fino a quando Noam Chomsky nel 1959 non pubblicò una recensione ad un libro di Skinner che proponeva una spiegazione comportamentista della natura e dell’apprendimento del linguaggio. Con Chomsky inizia una nuova fase delle scienze cognitive in cui al centro vi è l’idea che la mente sia un sistema di elaborazioni di informazioni, come un computer.

La metafisica analitica della mente.

La coscienza è stata da sempre oggetto privilegiato della filosofia. In particolare dagli anni 60 del 1900 fino ad oggi, diversi filosofi della mente si sono espressi a riguardo, dando inizio a ciò che è nota come “Metafisica analitica della mente”. Essa studia quali aspetti della mente esistano e quale sia la natura della mente stessa.
Ad oggi il dibattito è talmente intricato da presentare moltissime posizione estremamente diverse le une dalle altre.
In linea generale si possono ridurre tutte le diverse teorie a tre grandi macro-posizioni.
La prima è il fisicalismo, dottrina che andava molto di moda tra gli anni 60 e 80. Il fisicalismo sostiene che tutto ciò che esiste sia fisico e sia determinato da entità semplici. Ciò che apparentemente ci sembra non essere fisico in senso stretto e preciso è necessariamente determinato dal mondo fisico. Grande sostenitore di questa teoria è il noto filosofo statunitense Daniel Dennett.

L’unico ostacolo al fisicalismo sembra essere proprio la natura della coscienza e della mente. In effetti si può dimostrare scientificamente che la rabbia, il dolore, la felicità o la tristezza siano algoritmi biochimici, ma come si riesce a spiegare fisicamente la consapevolezza legata a questi sentimenti? Come si può spiegare fisicamente la dolorosità del dolore? Queste particolarità, che in filosofia delle mente vengono chiamati qualia, sono il cavallo di battaglia delle altre due posizioni filosofiche presenti nel dibattito, ovvero il dualismo delle proprietà e il panpsichismo.
Il dualismo delle proprietà sostiene che esistano due tipi di proprietà, fisica e non-fisica. Se i primi si possono ricondurre a cose come la temperatura e la massa, i secondi sono invece i qualia, come appunto la dolorosità. Famoso per aver prodotto argomenti a favore del dualismo delle proprietà è David Chalmers, l’autore dell’esperimento mentale degli zombie.

Infine vi è il panpsichismo, dottrina che sostiene che le entità fisiche di base siano, nella loro natura intrinseca, micro-soggetti di coscienza. In pratica, secondo questa dottrina, esiste un universo di coscienza in cui è onnipresente la soggettività fenomenicamente cosciente.

Conclusione.

In merito alla coscienza vi è una letteratura sconfinata ed è anche per questo che esso risulta essere uno dei problemi più discussi e affascinanti del panorama contemporaneo. Stabilire con esattezza cosa sia la coscienza di qualcosa è ancora oggi un compito estremamente arduo e difficilmente risolvibile. Forse con l’avvento dell’intelligenza artificiale troveremo il modo di rispondere in qualche modo. O forse entreremo in un mondo ancora più complesso.

Fonti:
Michele Di Francesco, Massimo Marraffa, Alfredo Tomasetta, Filosofia della mente. Corpo, coscienza, pensiero
Daniel Dennet, Coscienza. Che cos’è
Thomas Nagel, Che cosa si prova ad essere un pipistrello?
David Chalmers, Facing up the problem of consciousness
Alfredo Tomasetta, Persone umane
Edelman, Tononi, Un universo di coscienza: come la materia diventa immaginazione
René Descartes, Meditazioni metafisiche
Yuval Noah Harari, Homo Deus. Breve storia del futuro

Fonti immagini:
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