Costruire notizie false: la tubercolosi, la malaria e gli immigrati

“Occorre avere orecchie sospettose quando si ascoltano accuse.” 

Publio Siro

Gli immigrati hanno davvero diffuso la tubercolosi in Italia? Questa informazione relativa ai cittadini stranieri, sostenuta da alcune testate e da alcuni politici, sembra piuttosto lontana dalla realtà. Il caso mediatico creato sembra in particolare ricalcarne uno simile, diffuso un anno fa, riguardante la morte per malaria di una bambina di Trento.

A dare l’allarme i primi giorni di settembre 2018 é stato il Gazzettino di Vicenza-Bassano, riportando le dichiarazioni del Presidente del Consiglio regionale del Veneto riguardo ad un presunto focolaio di tubercolosi nella provincia di Vicenza. Il politico ha ricondotto l’inizio del contagio ad un uomo straniero ammalato, che si era allontanato in segreto dall’hotel di Sandrigo adibito all’accoglienza profughi che lo ospitava.

“L’incremento dei casi di tubercolosi e la diffusione di questa malattia gravissima tra immigrati ed extracomunitari richiede una energica e tempestiva risposta da parte delle autorità sanitarie” ha dichiarato il politico.

La notizia é poi arrivata sulla pagina Facebook del Ministro dell’Interno, che ha commentato così l’episodio: “Immigrato malato e in fuga, forse inconsapevole della gravità della sua condizione. Purtroppo la tubercolosi è tornata a diffondersi, gli italiani pagano i costi sociali e sanitari di anni di disastri e di invasione senza regole e senza controlli”.

Ma la TBC é davvero tornata a diffondersi? In realtà sembra di no: il dottor Maurizio Marceca, a capo della Società italiana di medicina delle migrazioni ha dichiarato che in Italia attualmente non esiste un allarme tubercolosi legato agli immigrati e ha spiegato che al momento il SSN dispone di “tutti gli strumenti per governare il fenomeno”. Poco piu tardi é intervenuto anche l’infettivologo Roberto Cauda ricordando che in Italia non si è registrato alcun aumento dei casi: le fluttuazioni statistiche sarebbero per il medico causate da fenomeni “estremamente complessi, non attribuibili a un unico fattore”.

I numeri confermano le affermazioni dei due medici: l’incidenza della malattia è in forte calo, tanto che negli ultimi 10 anni si è passati dai 7,4 casi ogni 100.000 abitanti del 2008 a 6,6 nel 2016. In media ogni anno il numero di pazienti a cui viene diagnosticata la tubercolosi cala dell’1,8% con un numero di decessi poco superiore ai 300 all’anno sui 4000 malati totali. Nonotante si riscontri un’incidenza assai maggiore tra i cittadini stranieri, tra cui si conta il 60% dei malati complessivi, anche qui si nota una drastica diminuzione dei contagi e del rischio di contrarre la malattia: l’incidenza della tubercolosi su soli stranieri è passata dagli 84 casi ogni 100.000 stranieri del 2006 ai 44 del 2016. 

Sembra di assistere ad un caso analogo a quello del settembre 2017, dove la morte di una bambina di Trento per malaria veniva ricollegata alla minaccia dei migranti portatori di malattie. Anche in questo caso, quanta era la verità e quanto l’allarmismo? La bambina di quattro anni era stata ricoverata in una struttura di Brescia, dove erano stati curati anche dei bambini di origine burkinabé con un’infezione da malaria causata da un protozoo simile a quello della piccola italiana. Nonostante fossero ancora in corso gli accertamenti necessari, politici di diversi schieramenti avevano collegato il decesso alla presenza di immigrati in Italia. Tony Iwobi, responsabile della sicurezza e dell’immigrazione della Lega Nord aveva dichiarato: “Siamo solo all’inizio di un allarme sanitario. Le orde di finti profughi che stanno invadendo l’Italia, non stanno anche portando qui gravissime malattie?”

Tuttavia la trasmissione della malaria avviene solo ed esclusivamente tramite uno scambio di sangue tra individui malati e sani oppure tramite il morso di una zanzara Anopheles infetta, vettore della malattia. L’infettivologo Fabrizio Pregliasco ha dunque suggerito che gli insetti responsabili del contagio fossero arrivati in Italia probabilmente attraverso le giacche o le valigie di turisti piuttosto che attraverso il viaggio dei migranti. Alessandra Della Torre, docente di parassitologia dell’Università La Sapienza di Roma, ha aggiunto in un’intervista al Secolo XIX: “Le zanzare possono viaggiare in aereo, nei container delle navi e così via. Il rischio non è quindi tanto legato agli immigrati, quanto ai viaggi nelle aree a rischio”.

Le zanzare Anopheles si trovano inoltre anche nella penisola, come spiega la dottoressa Della Torre: “Le regioni d’Italia dove sono presenti maggiormente le Anopheles sono quelle tirreniche e centro meridionali, come ad esempio la Toscana».

Il rischio di ammalarsi rimane però molto basso, ha continuato: “Per esserci trasmissione infatti occorre che una zanzara punga una persona colpita da malaria e che poi a sua volta quella stessa zanzara, dopo un certo periodo, punga una seconda persona a cui trasmettere il plasmodio. Data la bassa frequenza di casi di malaria importati si tratta di una catena di probabilità piuttosto ridotta. Ma non impossibile, come potrebbe dimostrare il caso della bambina di Trento”.

 

Credits immagini:.          Fonti:

Copertina .                       Allarme TBC,

Immagine 1 .                   Secolo XIX

Immagine 2 .                   Immigrati, malaria

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