Lo stravolgimento dei divorzi con il ddl Pillon

“Questo ddl limita il diritto delle donne di denunciare quello che subiscono”

Avv. Marta Buti del centro antiviolenza Cerchi D’Acqua – Cooperativa sociale

Il 10 novembre in molte città ci sono state manifestazioni legate all’organizzazione Non una di meno in contestazione del “ddl (disegno di legge) Pillon“. Di cosa si tratta? Chi è Pillon?

Simone Pillon è nato a Brescia nel 1971. È uno degli organizzatori dei Family Days (svolti nel 2007, 2015, 2016) ed è stato eletto alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 al Senato, con le liste della Lega. Inoltre è tra coloro che sostengono l’esistenza della teoria del complotto sull’ideologia di genere e l’esistenza di una lobby gay. Ha anche sostenuto che nelle scuole di Brescia viene insegnata la stregoneria, la sua interpretazione di un progetto su fiabe e racconti del mondo.

Il ddl Pillon è il disegno di legge 735 ovvero una proposta di modifiche riguardo l’ “affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità”. Ovvero tratta dell’affidamento dei figli e del loro mantenimento quando i genitori si separano.

La legge prima del 2006 stabiliva che l’affidamento a uno dei due genitori fosse una scelta del tribunale. Nel 2006 fu instaurato l’affido condiviso tranne nei casi in cui questo fosse dannoso per i figli.

Le principali modifiche sono 4

1. Mediazione familiare obbligatoria

Una coppia con figli che voglia separarsi deve obbligatoriamente seguire un percorso con mediatori istituiti dal ddl e creare un “piano genitoriale” per gestire i figli minorenni in condivisione (definendo i luoghi frequentati, la scuola, le vacanze…).

La mediazione sarà a pagamento, senza distinzioni. Come spiega l’avvocata Carla Quinto “c’è il divieto di ricorrere a un avvocato durante la mediazione, quindi c’è anche la violazione del diritto di difesa” e si dà così potere “a soggetti privati a pagamento che non hanno particolari competenze”.

2. Equilibrio tra entrambi i genitori e tempi paritari

“Indipendentemente dai rapporti intercorrenti tra i due genitori, il figlio minore […] ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con il padre e con la madre […] con paritetica assunzione di responsabilità e di impegni e con pari opportunità”. Ossia il figlio deve trascorrere con entrambi i genitori almeno 12 ore al mese e deve avere doppio domicilio, senza distinzioni.

L’avvocata Quinto spiega anche per questo punto che “Il minore non potrà esprimersi ed essere ascoltato, da soggetto di diritto tornerà a essere un oggetto di diritto. Ma questo è contrario a tutte le convenzioni internazionali e anche alla nostra costituzione che stabilisce che i minori devono essere ascoltati nelle loro volontà”

3. Abolizione dell’assegno di mantenimento

Anche il mantenimento sarà ripartito equamente tra i genitori, sia per quanto riguarda le spese ordinarie sia per le spese straordinarie, in base al reddito di essi e al piano genitoriale concordato.

Questo provvedimento “danneggia il minore che si troverà a vivere in situazioni di disparità se c’è una differenza di reddito tra i genitori”, secondo Carla Quinto. E inoltre dispone lo stesso mantenimento diviso al 50% anche nel caso in cui il figlio sia maggiorenne e abbia deciso con chi vivere tra i due genitori.

4. Alienazione genitoriale

Nel caso in cui il figlio si rifiuti di vedere un genitore, l’altro può essere accusato di averlo manipolato e di conseguenza la sua responsabilità può essere limitata o sospesa per mano del giudice. O addirittura il minore può essere collocato in una struttura apposita mentre si stabilisce un programma di recupero della bigenitorialità. Si parla di casi in cui il giudice riscontri “accuse di abusi e violenze fisiche e psicologiche evidentemente false e infondate mosse contro uno dei genitori”.

Vi è inoltre una fondamentale modifica che riguarda la violenza domestica: deve essere sistematica e comprovata, senza che si spieghi come, e il minore deve vedere il genitore violento se possibile anche contro la sua volontà. Carla Quinto spiega: “Il ddl 735 prevede anche che se una donna lascia la casa familiare con i suoi figli per essere accolta da un centro antiviolenza, l’altro genitore può chiedere l’intervento dell’autorità di pubblica sicurezza, che su mera segnalazione del genitore, può prendere il minore e riportarlo nella casa di famiglia in cui è ancora presente il genitore violento”.

In conclusione questa modifica di legge non porterebbe solamente a una retrocessione per quanto riguarda le norme del divorzio, che diventerebbe così un processo difficilmente affrontabile soprattutto in condizioni economiche precarie, ma anche per la libertà di scelta del minore, che è pur sempre membro della famiglia in grado di esprimere un’opinione. Nel clima di questi anni di profonda violenza, questa legge ostacola sicuramente il difficile iter delle donne vittime. Anche in questi casi si applicano le stesse regolamentazioni già esposte senza particolari specializzazioni dei mediatori nè norme che portino gli abusi ad emergere dalla situazione famigliare.

Nonostante le numerose critiche e le manifestazioni, Di Maio ha parlato solo di modifica di alcune parti e Pillon stesso è stato nominato vice Presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza.

 

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