Paola Egonu, simbolo normale dei millennials

“La testimonianza di Paola Egonu è potente proprio per questo motivo:
perché fa parte di ciò che può essere ritenuto normale”
Dino Amenduni su Contropiede – Repubblica.it


Il mondiale di volley in Giappone ha consegnato agli onori della cronaca una millennial, Paola Egonu, la cui storia sintetizza alcune delle caratteristiche della sua generazione, di cui per questo può essere un perfetto simbolo

Quando si identifica una generazione come un gruppo coerente, abbastanza da trovare un nome per definirlo, occorre trovare un contenuto per giustificarlo, delle caratteristiche specifiche che definiscono quella generazione. Specificità che hanno bisogno di essere incarnate da simboli, modelli che i componenti di quella stessa generazione possano riconoscere: è così anche per la generazione dei Millennials, a cui la cronaca recente sta consegnando una figura potenzialmente simbolica: Paola Egonu.

Questa giovanissima pallavolista, balzata agli onori delle cronache per essere stata la leader carismatica e concreta della cavalcata trionfale della nazionale azzurra al mondiale giapponese del 2018, che è valso alle ragazze di coach Davide Mazzanti un insperato argento, ha già dimostrato un grande talento: suo il record di punti in una partita del mondiale, 45, dopo aver messo in cassaforte quello nazionale, 46 e quello stagionale, 553, due anni fa, come riporta Blitzquotidiano.

Non sono solo il talento e l’abnegazione al lavoro a farne l’immagine ideale dei millennials, ma, per cominciare, la sua storia di Paola Egonu è nata il 18 dicembre 1998, figlia di genitori nigeriani, è quindi un’italiana di seconda generazione, e porta con se la multiculturalità che segna la sua generazione, da più parti sottolineata da tifosi e autorità nei giorni delle vittorie sul campo. Lei, però, a quello che lo stesso giornale che nota un “improvviso innamoramento” dei tifosi per questo aspetto, il Corriere della Sera, risponde: “«Mi stupisce questa reazione. Siamo italiane. Per me, avere origini diverse è normale»”.

Ed è questa normalità, l’aspetto più significativo. Normalità di sentirsi cittadini del mondo, come la sua famiglia, che torna regolarmente in Nigeria e oggi vive in Inghilterra, – mentre lei ha scelto l’italia per amore della pallavolo – consapevole che – riporta TPI – “Un’appartenenza non esclude l’altra” e casa può essere Lagos, Abuja, Milano o Manchester. Come per molti millennials, anche per Paola il concetto di confine si sta sfarinando.

Come tutti i millennials, usa con scioltezza i social network, in particolare instagram, dove si racconta dentro e fuori dal campo di gioco, dimostrando appunto la sua somiglianza con tutti i suoi coetanei.  E, di nuovo, quella normalità con cui vive tutti gli aspetti della sua vita. Anche quella sentimentale. Ha recentemente dichiarato di avere una fidanzata, e lo ha fatto senza sensazionalismi: per i millennials, sembra dire, è un tema che non fa più notizia. “Infatti, lo trovo normale”, ha chiosato nell’intervista al quotidiano di via Solferino, e normale è lasciarsi consolare da un bacio dopo una sconfitta, incuranti dei fotografi de La Gazzetta dello Sport, pronti a immortalarlo.

Ed è con gli strumenti dei nativi digitali che racconta i suoi interessi, che passano anche attraverso una consapevolezza sempre più accentuata per alcune tematiche sociali, diventate elemento comune della cultura pop. Il corpo e il femminismo, ad esempio, di cui parlano canzoni come Queens, di Jesse J, che recita “amo la mia pelle, amo il mio corpo” e su cui Paola Egonu spiega “Sono temi che riguardano un mondo pieno di stereotipi, che non t’insegna a vivere la tua vita”
Un mondo che anche col suo esempio di millennial talentuosa, italiana, nera, cittadina del mondo e innamorata di una donna, la sua generazione si sta impegnando a cambiare.

Fonti:                                                            Immagini
Corriere della Sera                                        Copertina
TPI                                                                 Foto 1
Blitzquotidiano                                              Foto 2
Gazzetta dello Sport
Amenduni

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