Mangiare animali. L’alternativa di Impossible Foods e le contoversie

“Ogni giorno, qualcuno sta facendo qualcosa che qualcun altro ha detto era impossibile”

Glenn Hefley

Gli esseri umani mangiano carne e derivati animali da millenni e tutt’ora molte esperienze sono indissolubilmente legate ad alcuni piatti. Se da un punto di vista razionale le argomentazioni a favore di una dieta priva di carne possono quindi convincere un onnivoro, spesso non riescono a vincere le sue resistenze emotive e le sue abitudini più radicate. Impossible Foods prova a superare questa barriera in modo inaspettato. 

Un hamburger vegetale che non solo ha lo stesso sapore, la stessa consistenza e la stessa cottura di uno di carne, ma che una volta tagliato sanguina esattamente allo stesso modo. É questo l’Impossible Burger, il prodotto piu noto della catena di cibo vegetale Impossible Foods, un’ operazione commerciale che sta raggiungendo un discreto successo grazie al tam tam del web e alla particolarità dell’offerta. A poco più di due anni dal lancio iniziale in alcuni ristoranti di New York, l’Impossible Burger viene oggi venduto in più di 3000 locali negli Stati Uniti e ad Hong Kong

Dietro il panino un ambizioso progetto: rimpiazzare entro il 2035 tutta la carne prodotta e consumata nel mondo con questa impressionante alternativa eco-friendly. Pat Brown, CEO della compagnia, ha infatti fondato l’azienda nel 2011 con un obiettivo preciso: combattere l’inquinamento causato dagli allevamenti industriali eliminando il problema alla radice. Ex-professore di Biochimica a Stanford, Brown ha messo a punto il prototipo della sua “carne” e ideato la Impossible Foods durante un periodo sabbatico preso dall’insegnamento nel 2009.

Da diversi anni, la questione ambientale era al centro degli interessi del docente, che per sensibilizzare la popolazione statunitense aveva organizzato, con scarso successo, una conferenza dal titolo “The Role of Animal Agriculture in a Sustainable 21st Century Global Food System” con il National Research Council. Dato lo scarso interesse riscosso dall’iniziativa, lo scienziato aveva dunque ipotizzato che la soluzione migliore fosse quella di intervenire direttamente sul mercato, offrendo un’alternativa alla carne tanto convincente da riuscire a replicarne le caratteristiche.

Come riporta in “The Mission that motivates us”, nonostante l’opinione comune li veda come un tutt’uno inscindibile, per Brown occorre separare i cibi, ovvero pesce, carne e latte dalla loro “tecnologia produttiva”, cioé dagli animali da cui si ricavano tradizionalmente. “É stato scoperto che i consumatori amano carne, pesce e latticini non perché vengano dagli animali, ma nonostante ciò– spiega Brown- Per la maggior parte dei consumatori il fatto che al momento si usino animali per produrre questi cibi non é un valore aggiunto, ma un male necessario (o così crediamo)”

Pat Brown

Secondo lo scienziato dunque, non solo gli animali non sarebbero l’unico modo di produrre questi alimenti, ma neppure il migliore o il più efficiente. Per questo motivo, insieme ad un team di colleghi, ha cercato di individuare e riprodurre le caratteristiche chimiche che rendono la carne così appetitosa. Il risultato finale é stato ottenuto modificando in laboratorio del lievito con geni produttori di leghemoglobina, una proteina naturalmente presente nelle radici della soia. In questo modo il lievito OGM é capace di rilasciare una versione vegetariana dell’eme, la sostanza dal sapore metallico presente nei muscoli e nel sangue. 

La scelta di ricorrere all’ingegneria genetica ha tuttavia suscitato qualche perplessità ed é stata molto contestata anche la decisione di sfruttare una sostanza di cui non si conoscono totalmente gli effetti, dato che questo tipo di radici non viene solitamente consumato. Nel 2014 la compagnia si é sottoposta volontariamente ad un’indagine GRAS (“generally recognized as safe”) della Food and Drug Administration statunitense per richiedere un riconoscimento ufficiale della sicurezza del proprio prodotto. Dopo anni di stallo, numerose valutazioni ed ulteriori studi sulla leghemoglobina su ratti in laboratorio, nell’estate del 2018 la FDA ha rilasciato la conferma.

L’associazione animalista internazionale PETA non ha però risparmiato feroci critiche all’azienda di Brown: pur non sfruttando animali come materia prima, questi sono comunque stati coinvolti nel processo di produzione, dato che gli effetti della leghemoglobina stati testati su cavie viventi. É dunque corretto associare l’operazione di Impossible Foods a movimenti a favore del benessere animale, veganismo, vegetarianismo e antispecismo? Sembra di no.

L’associazione richiama inoltre l’attenzione sulle possibili conseguenze degli Impossible Burger sulla salute dei consumatori: la concentrazione di ferro nell’eme artificiale di uno di questi panini risulta più alta di quella di una porzione equivalente di carne rossa. “Troppo ferro nel sangue può significare un rischio più alto di sviluppare un cancro, specialmente per uomini e donne dopo la menopausa” sostiene PETA nel suo blog “Non c’é bisogno di consumare eme, dato che il corpo produce da solo quello che gli serve per l’emoglobina”.

 

 

Fonti:.                Credits immagini:

Mission.             Copertina

Soia          .         Immagine 1

Risultati.            Immagine 2

Mag

PETA

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