Moda: il lavoro dei giovani di domani

“Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro”

Bob Dylan

Choosy, bamboccioni, indecisi, in difficoltà, senza speranze. Del rapporto tra i giovani ed il mondo del lavoro si è detto di tutto e di più. Ma come si approcciano a questa tematica i millennials e le aziende che dovranno assumerli? 

La moda: questo sembra uno dei settori più gettonati dai giovani italiani per le loro future esperienze lavorative. In particolare il 61% dei Millennials (i nati tra il 1980 ed il 1994) ed il 65% dei componenti della Generazione Z (dal 1995 al 2010) hanno espresso il loro interesse verso quest’ambito. 

Il quadro emerge da uno studio condotto dall’”Osservatorio sulle prospettive ed aspettative at Work 2018” di PwC, presentato lo scorso 14 novembre al 23esimo Fashion&Luxury Summit di Pambianco e Deutsche Bank. I risultati provengono un indagine condotta su 2.400 giovani tra Millennials e Generazione Z, la quale rivela anche – inaspettatamente – che queste due generazioni entro il 2020 andranno ad occupare il 50% dei posti di lavoro nell’ambito del settore di moda, abbigliamento ed accessori. 

PwC si è anche occupato di stilare una classifica delle motivazioni che spingono le nuove generazioni verso questo settore: al primo posto c’è la passione (29% per entrambe le fasce d’età), seguita dalla speranza di ottenere benefit superiori rispetto ad altri ambiti (17%), ma anche la possibilità di crearsi contatti e conoscenze tramite un’ampia rete di networking (15% per i Millennials, 15% per Generazione Z) e, al quarto posto, vi è l’opportunità di partecipare ad eventi esclusivi (in questo caso le percentuali si ribaltano: 13% per i Millennials e 15% per la Generazione Z).

Insomma, nonostante la crisi corrente i giovani non si arrendono, e non si rassegnano ad abbassare l’asticella riguardo alle aspettative del lavoro di domani: retribuzione competitiva, possibilità di sviluppo professionale e di carriera, stabilità lavorativa sono le caratteristiche che richiedono nel loro ideale futuro lavorativo. 

Se da un lato del mercato stanno dunque i giovani, carichi di aspettative ed ambizioni per il futuro, dall’altro ci sono le aziende ed i datori di lavoro, alle prese con la gestione di un settore ancora in trasformazione e con un cambiamento imminente. Si prevede che saranno circa 55 mila (quasi il 70%) le persone che nei prossimi anni abbandoneranno i propri posti di lavoro nel settore tessile-moda in seguito all’introduzione della “Quota 100”. 

L’inserimento di nuove figure all’interno della realtà aziendale sarà dunque indispensabile. Sempre secondo le ricerche di PwC riportate sul Sole 24 Ore i CEO (il 48% degli intervistati) sono attualmente alla ricerca di individui che posseggano le cosiddette competenze chiave (prontezza di risposta alla crisi ed abilità nel fronteggiare i cambiamenti di fronte a consumatori e nuovi competitors). Anche le competenze tecniche, in ambito di sartoria e prototipia sono particolarmente ricercate, insieme a quelle relative alla comunicazione digitale, rispetto alla quale in Italia siamo piuttosto carenti. 

Infine, risulta che le aziende siano sempre più alla ricerca di giovani in grado di apprezzare e valorizzare l’artigianalità ed il lavoro manifatturiero e che scelgano un percorso di studio in linea con questa loro tendenza.

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