Agli albori della raffigurazione simbolica: il linguaggio dei disegni rupestri

“Non abbiamo inventato nulla di nuovo”

Frase attribuita a Pablo Picasso, che l’avrebbe pronunciata nelle caverne di Lascaux

Lo scorso settembre, un team di ricercatori delle Università di Bergen e di Bordeaux ha annunciato di avere fra le mani quello che sarebbe il più antico esempio mai rinvenuto di disegno concepito dalla mente di un homo sapiens.
La scoperta potrebbe dare una nuova indicazione per la data d’origine delle prime forme di raffigurazione simbolica umana.

Qualche anno fa, gli archeologi dell’ateneo norvegese, mentre operavano negli scavi di una grotta di Blombos, in Sud-Africa, hanno notato con sorpresa un tratto cruciforme rossastro su di una piccola scaglia di silcrete, risalente a 73 mila anni fa. Per confermare il forte sospetto che fosse il frutto di una manipolazione artificiale, il frammento è stato inviato ai laboratori dell’università di Bordeaux, in collaborazione con quella di Bergen.

Le grotte di Blombos

Ora, dopo mesi e mesi di studi, fatti con varie tecniche, fra cui ovviamente la fotografia al microscopio, la notizia si può dire ufficiale: la colorazione della scaglia non è naturale, ma è bensì il risultato di un gesto umano intenzionale. Per la precisione, il disegno sarebbe stato ottenuto tracciandolo sulla pietra con una punta larga qualche millimetro, fatta di una variante di ematite (un ossido di ferro) comunemente detta ocra rossa.

Si tratta quindi, in effetti, del più vecchio caso conosciuto di raffigurazione umana. Prima, questa posizione era occupata da pitture rupestri spagnole e indonesiane, le quali sono precedute dal disegno qui considerato di 30 mila anni.
Ciò potrebbe inferire che la capacità di trascrivere fisicamente i concetti sarebbe emersa nell’homo sapiens ben prima di quanto si pensasse fin’ora. Il fatto che sul frammento di silcrete ci siano poco più che linee geometriche, infatti, potrebbe non essere un indice, in realtà, di arretratezza, rispetto ad esempio ai famosi disegni di animali delle grotte di Lascaux (in copertina), ma piuttosto un segnale che l’astrazione avesse 70 mila anni fa già raggiunto livelli non indifferenti negli antenati umani, permettendo loro di trasporre su pietra, tramite segni non iconografici, ma convenzionali, quel linguaggio orale che in tutta probabilità è sorto almeno 100 mila anni fa. Beninteso, non si sta certo parlando dell’apparizione di una complessa scrittura alfabetica articolata grammaticalmente, ma solo delle prime manifestazioni di raffigurazione simbolica intenzionale.

Punte di silcrete, sempre provenienti dalle medesime grotte di Blombos

A favorire l’ipotesi di un legame fra quest’ultima e l’arte rupestre è la teoria di un linguista del MIT, Shigeru Miyagawa, il quale ha notato come la grande maggioranza dei disegni delle caverne si trovi nelle zone di esse più remote e profonde.
Secondo Miyagawa, in particolare, questi luoghi sono quasi sempre punti chiave a livello acustico, dove il rumore rimbomba in maniera ottimale. Ciò non è un caso per lui, in quanto potrebbe implicare che la scelta della sistemazione per i (di)segni fosse influenzata dalla possibilità di riproduzione sonora efficace.
In quei nascondigli erano perciò esternati, molto probabilmente, dei fonemi carichi di un significato, che i progenitori degli scrittori e dei poeti trasmettevano ai posteri attraverso l’impervio canale di quelle grotte, su cui apponevano dei rudimentali simboli, i quali proprio quei suoni rappresentavano.

Per Miyagawa, persino le già citate caverne di Lascaux forse non avevano un carattere di mera imitazione della natura.
Potrebbe darsi che le vocalizzazioni linguistico-concettuali, prodotte dagli antichi artisti francesi, autori di quelle pitture rupestri, fossero simili nel timbro allo scalpitare degli animali da essi raffigurati, quasi tutti, appunto, muniti di zoccoli (soprattutto cavalli e bisonti).

Si tratta ovviamente di poco più che speculazioni, le quali possono però aprire la strada ad approfondimenti futuri e a prospettive diverse sull’eterno problema della genesi del linguaggio umano.

Fonti:                                    Immagini:
Science Daily                       Copertina

Università di Bergen             Sopra(1)

National Geographic             Sopra(2)   

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