I migranti non portano le malattie. Come arrivano batteri e insetti in Italia

Numerosi titoli di varie testate attribuiscono da tempo il ritorno di malattie infettive in Italia all’arrivo dei migranti, mostrando come il clima sociale della penisola venga spesso condizionato da allarmismi basati su evidenze scientifiche inesistenti. 

“Ecco la malaria degli immigrati” [Il Tempo, 6 settembre 2017], “Migranti, l’allarme di Salvini: ‘Torna la tubercolosi in Italia’” [il Giornale.it, 12 settembre 2018] e “Torna il colera a Napoli. Lo hanno portato gli immigrati” [Libero, 4 ottobre 2018] sono solo tre delle più recenti accuse lanciate da giornali a diffusione nazionale ai migranti. In realtà si tratta di una tendenza che perdura da più di due decenni, ovvero da quando il fenomeno migratorio ha iniziato ad avere risonanza mediatica: in precedenza era stato possibile leggere “La lebbra sbarca in Sicilia” [il Giornale, 17 novembre 1994], “Prostitute immigrate, ‘bombe batteriologiche’” [La Stampa, 10 giugno 1994], “Allarme AIDS, è malato un immigrato su dieci” [La Repubblica, 28 febbraio 2001].

In un recente articolo per Scienza in rete, i medici e docenti universitari Maurizio Marceca, Silvia Declich e Stefano Vella hanno spiegato così il pericolo di questo tipo di messaggi: “una cattiva informazione scientificamente infondata o superficialmente costruita e interpretata, trasmessa in modo enfatico e, per l’appunto, allarmistico, riesce a provocare, in un uditorio privo delle conoscenze di base che consentono di interpretare criticamente questi rischi (sopra tutti, l’effettiva modalità di trasmissione delle malattie), un sentimento di paura del diverso (letteralmente, xenofobia) che può ingenerare a sua volta fenomeni di panico sociale o comunque una scomposta reazione di avversione e rifiuto”.

Le affermazioni delle testate menzionate infatti si poggiano su evidenze scientifiche inesatte: nel caso di alcuni articoli più recenti ad esempio la tramissione del colera viene attribuita ad un virus, mentre é causata dal batterio Vibrio cholerae, così come quella della malaria, la cui fonte é invece un protozoo parassita del genere Plasmodium. Mancano inoltre informazioni esatte sulle modalità di trasmissione: il colera infatti si diffonde soltanto per via oro-fecale, ovvero per contatto orale, diretto o indiretto, con feci o alimenti contaminati, mentre la malaria si contrae tra umani esclusivamente con lo scambio di sangue tra malati e sani oppure tramite il morso di zanzare Anopheles infette, che fanno da vettore della malattia. Un contagio causato da “untori” umani per via aerea non é dunque possibile. Oltre a non presentare informazioni accurate sulle possibili cure delle patologie, gli articoli si basano poi su singoli episodi, senza tenere in conto dati analizzati con rigore statistico-epidemiologico nel contesto di interesse.

Secondo i medici di Scienze in rete é quindi palese il “tentativo di individuare una precisa responsabilità sanitaria, quasi che fosse intenzionale, in un gruppo di popolazione estremamente eterogeneo e fuori da qualunque possibilità di categorizzazione epidemiologica o più in generale scientifica, qual è quello degli stranieri immigrati”. Nonostante infatti il recente articolo di Libero sulla diffusione del colera sostenga che “l’aumento degli extracomunitari, e con essi dei viaggi di andata e ritorno verso paesi in condizioni sanitarie ottocentesche, sta provocando una significativa ricomparsa in Italia di malattie che ritenevamo debellate da un secolo” gli esperti negano che attualmente in Italia sia in corso una qualsiasi forma di epidemia causata dagli immigrati.

Basterebbe infatti guardare qualche numero per rendersene conto: prendendo come esempio la diffusione della tubercolosi, si nota come l’incidenza della malattia sia drasticamente in calo, dato che soltanto negli ultimi 10 anni si è passati dai 7,4 casi ogni 100.000 abitanti del 2008 ai 6,6 nel 2016. In media ogni anno il numero di pazienti a cui viene diagnosticata la tubercolosi cala dell’1,8% e in termini assoluti i decessi sono poco più di 300 all’anno sui 4000 malati totali. Inoltre, anche se in questo caso si riscontra una maggiore incidenza tra gli stranieri, che compongono circa il 60% dei casi complessivi, il rischio di contrarre la malattia si sta abbassando anche in questa fascia della cittadinanza. 

Sembra piuttosto che a diffondere vettori delle malattie infettive ritenute “esotiche” o scomparse in Italia (nel caso di colera, tubercolosi e malaria erroneamente dato che sono presenti, anche se in maniera circoscritta, nella penisola) siano le merci trasportate da un Paese all’altro via nave o aereo e i turisti attraverso giacche e valigie, che arrivano in ordine di milioni ogni anno. 

L’economista Roberta Carlini sull’Espresso nota come spesso nell’infilare nelle stive gli enormi container di merci non si presti abbastanza attenzione agli eventuali ospiti sgraditi, come microorganismi presenti nelle acque del porto di partenza, che vengono caricate sulle navi mercantili per fare zavorra e stabilizzare e che diffondono malattie nei porti di destinazione, insieme ad altre specie “aliene” animali e vegetali trasportate volontariamente o inconsapevolmente. Oltre alla globalizzazione, un fattore che sembra facilitare enormemente la propagazione di organismi ostili risulta il sottovalutato cambiamento climatico.

 

 

 

Credits immagini.              Fonti

Copertina.                           Tubercolosi Batteri,

Immagine 1.                       LiberoBambina Trento

Immagine 2 .                      MalariaColeraScienza,

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