Cosa accade ai richiedenti asilo con il #DecretoSalvini

“La mia frase preferita l’ha pronunciata uno dei rifugiati,
un ragazzo: “Non sono pericoloso, sono in pericolo”.
Bono Vox

Approvato lo scorso 27 novembre, il decreto sicurezza e immigrazione, ribattezzato dallo stesso vicepremier #decretoSalvini, è destinato a cambiare radicalmente la situazione dei richiedenti asilo in Italia, revocando la protezione umanitaria e non solo…

“La pacchia è finita. Questo è soltanto l’inizio”. Lo ha ripetuto via Twitter il ministro Salvini, mentre la rete si riempiva della foto della donna diciannovenne incinta e con un bimbo di pochi mesi, espulsa insieme al marito, dal CARA di Isola Capo Rizzuto, per effetto del “Decreto sicurezza e immigrazione”, ribattezzata dal leader leghista stesso  #decretoSalvini. Ma cosa prevede la nuova norma? Approvata lo scorso 27 novembre alla Camera con voto di fiducia e 336 voti favorevoli, dà forma all’assenso di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e – se pur non compattamente – del Movimento Cinque Stelle, che per bocca della deputata Federica Dieni rivendica “coerenza” rispetto al contratto del governo gialloverde: “Questo decreto, se fosse stato scritto da un nostro ministro, forse avrebbe rivelato una sensibilità diversa, sarebbe stato impostato in modo diverso, ma avrebbe perseguito gli stessi obiettivi” riferisce il Fatto Quotidiano.

Quali siano questi ultimi, si è occupata di sintetizzarlo Annalisa Camilli, sulle pagine di Internazionale. La giornalista spiega che il primo articolo cambia le regole per quanto riguarda il diritto di asilo, abrogando nei fatti la protezione umanitaria. Non viene quindi più concesso, come finora avveniva, il permesso di soggiorno a chi presentava “seri e fondati motivi umanitari o legati a doveri costituzionali dello stato italiano” (La Carta asserisce infatti, all’articolo 10, che “Lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”. ) Ugualmente, si vede venir meno il proprio permesso di soggiorno chi sarebbe stato vittima di persecuzione nel proprio paese (valgano, a titolo d’esempio, le persone LGBT provenienti da luoghi dove l’omosessualità è reato) o ancora vittime di sfruttamento o della tratta. Delle 130mila domande presentate nel 2017, il 25% ha ottenuto la protezione umanitaria, l’8% lo status di rifugiato.
L’eliminazione di questo tipo di tutela verrà sostituito da alcuni permessi in casi speciali, tra cui motivi di salute, e da una eventuale attribuzione del permesso per “atti di particolare valore civile”, ma non in situazioni di discriminazione.

Viene poi esteso il limite temporale in cui le persone possono essere trattenute nei CPR, (Centri di permanenza temporanea), da 90 a 180 giorni: una sorte che riguarderà anche chi abbia fatto domanda di asilo.
Per quanto riguarda i centri di prima accoglienza (cosiddetti CAS e CARA) i migranti potranno essere trattenuti per soli 30 giorni, a cui se ne aggiungono altri 180 se non ne viene accertata l’identità. Ne derivano due estremi opposti. A fronte di un accertamento di identità, quale che sia la situazione personale, allo scadere del mese la persona può essere allontanata dal centro senza che nessuno sia tenuto a farsi carico della sua sorte futura o – per contro – un richiedente asilo può essere di fatto trattenuto per 210 giorni in regime di restrizione delle sue libertà senza che abbia commesso alcunchè. “Queste misure si applicheranno anche ai minori che fanno parte di un nucleo familiare”, fa notare il Consiglio italiano per i rifugiati.  “Queste misure si applicheranno anche ai minori che fanno parte di un nucleo familiare”, fa notare il Consiglio italiano per i rifugiati.

Accanto all’aumento dei fondi per i rimpatri, quantificato in 3 milioni nel biennio 2019-20, si allunga la lista dei reati che prevedono la revoca della protezione umanitaria. Il procedimento viene accelerato e demandato alla commissione territoriale, che è chiamata a procedere immediatamente, notificando un diniego anche in caso di condanna non definitiva, e quindi l’espulsione, che non viene sospesa nemmeno in caso di ricorso.
Va tenuto da conto, inoltre, che se il rifugiato tornerà nel Paese d’origine – anche temporaneamente – perderà la protezione: una situazione potenzialmente problematica non solo in caso di ricorsi, ma anche, genericamente, per chi conservi nel Paese legami familiari.

Il Sistema per l’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati (Sprar) gestito dai comuni italiani, attraverso il quale si aiutano i rifugiati a  (ne è un esempio, per farne solo uno, il cosiddetto modello Riace) a garantirsi un alloggio e una casa, verrà limitato solo a chi ha già ottenuto lo status di rifugiato. Gli altri saranno accolti nei CAS e CARA, con le limitazioni temporali di cui sopra.
Scadute le quali, annota l’avvocato Cathy La Torre, i richiedenti vengono allontanati, anche se ancora in attesa di pronunciamento della commissione territoriale. Vengono però espulsi non dal Paese, ma solo dal sistema di accoglienza, lasciandoli senza un posto dove stare e generando potenzialmente nuovi homeless, in attesa di una risposta che nel migliore dei casi impiega circa un anno ad arrivare.

Si stabilisce poi che ai ministri di interni, esteri e giustizia competerà stilare una lista di paesi sicuri: le domande di asilo presentate da chi provenga da quei paesi dovranno essere ritenute manifestamente infondate, al contrario di quanto avviene ora, in cui l’onere di dimostrare le situazioni di pericolo sono a carico del richiedente (come insegna ad esempio la storia di Momo)
La domanda deve essere rigettata anche se la persona può essere rimpatriata in aree del Paese ritenute sicure, a discrezione dell’esaminante.

L’articolo 13 poi istituisce un registro anagrafico specifico per i richiedenti asilo, che rende quindi loro impossibile iscriversi all’anagrafe italiana e quindi inoltrare domanda per ottenere la cittadinanza.
Infine, il DL Salvini introduce la revoca di cittadinanza, ratificata dal Presidente della Repubblica su proposta del Ministro dell’interno, a chi l’ha già ottenuta (con il matrimonio, la maggiore età o un periodo di residenza di dieci anni o di cinque se apolidi) qualora abbia compiuto alcuni reati: per il Cir questa norma crea “due categorie di cittadini: quelli per nascita a cui non può essere revocata, e quelli che l’hanno acquisita a cui può essere revocata in maniera unilaterale”.

Ancora La Torre, sintetizza le potenziali ricadute del decreto: L’avvocata fa riferimento alle proiezioni di Emergency, Croce Rossa e Caritas, che stimano in 150mila i migranti destinati a trovarsi fin d’ora per strada per effetto della applicazione del decreto, cui potrebbe conseguire un’acutizzazione della già diffusa percezione di insicurezza legata a chi vive per strada.

Fonti:                                                               Immagini
Fatto Quotidiano                                             Copertina
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Costituzione                                                     Foto 2
Cathy La Torre

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