Il corpo sul web: come si può fare sesso online?

“Il Cyber-self cerca re-incarnazione” – L. Robinson, sociologa del web.

La fantascienza, ma forse già Cartesio, ci ha abituato a pensare all’utilizzo della rete come ad un’attività essenzialmente extracorporea nella quale una coscienza senza forma viaggia in uno spazio virtuale. Esistono altre vie.

Spesso si considera lo schermo del pc come una porta per un mondo incorporeo, uno scorcio oltre cui sgattaiolare per potersi immergere in un giardino dove si è solo quel cursore a forma di freccia che guida per la virtualità.
A lungo, in effetti, l’analisi sociologica ha apprezzato questo modo di pensare: l’io si smaterializza, diventa monade, singolarità. Cogito ergo sum.
Sulla rete, non conta che “corpo” tu abbia; puoi essere chiunque, indipendentemente da sesso, colore della pelle, età e appeal estetico. Non è strano, infatti, che le primissime attività di gruppo, sulla rete, fossero giochi di ruolo in forma scritta. Si tratta di attività soprattutto ricreative che esistono anche offline, in cui ogni partecipante funge da attore di un proprio personaggio inventato, e interagisce con gli altri allo scopo di tessere una storia.
Al tempo si chiamavano MUD (Multi-User Dungeon), e rappresentano l’embrione di quelli che oggi sono videogiochi estremamente elaborati e con altissimi budget di produzione, videogiochi che rimangono tuttavia giochi di ruolo.

Dungeons & Dragons rappresenta uno dei più popolari giochi di ruolo esistenti.

Già il concetto di “personaggio”, tuttavia, mette in crisi i più radicali interpreti dell’io scarnificato. Un personaggio, dopotutto ha un corpo. Lo stesso giocatore lo descrive, ed è particolarmente meticoloso nel definirne altezza, colore degli occhi, incarnato e vestiario; dopotutto come si può essere sè nella maniera della corporeità?
Si tratta di una dinamica che si propaga nell’intero internet: ogni social permette, in qualche modo, una descrizione fisica dello user, molti permettono persino l’utilizzo di fotografie e disegni. In qualche modo, per poter interagire online, l’essere umano deve vedersi come materia.
Sotto questa prospettiva, estremamente emblematico è l’utilizzo del sesso virtuale. Per eseguire atti erotici, due persone che risiedono dietro uno schermo devono effettivamente descrivere azioni, dettagli e pratiche assolutamente legate alla corporeità, che sarebbe difficile concepire senza una qualche fisicità.
Il sesso online permette a chi lo pratica di descriversi in modi completamente indipendenti dalle proprie vere caratteristiche; una questione che ha spesso sollevato pesanti questioni etiche, ma che da un punto di vista filosofico permette di analizzare accuratamente le dinamiche di creazione di un corpo e le categorie estetiche giudicate importanti per l’atto.

E’ vero, la virtualità permette di trascendere dalle limitazioni estetiche del corpo che si abita quotidianamente; si può essere persone diverse, in epoche diverse, a volte persino animali o esseri alterni. Allo stesso tempo, però, pare che non si possa “essere” senza “essere corpo”. Si parla infatti di “corpo discorsivo” per descrivere quel tipo di costruzione verbale che gli utenti della rete mettono in atto allo scopo di interagire “fisicamente” con un mondo virtuale.

 

Fonti:

L.Robinson: The Cyberself

 

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