“Gli manca solo la parola”: l’antropomorfizzazione degli animali

“E’ raro che io rida di un animale, e quando ciò accade mi accorgo poi, ripensandoci meglio che in realtà ridevo di me, dell’uomo, di cui l’animale mi aveva presentato una caricatura più o meno spietata”

Konrad Lorenz

 

Quella di attribuire caratteristiche squisitamente umane agli animali domestici e selvatici é un’abitudine quanto mai radicata nel genere umano. Ma quanto è fondata?

Cani che “piangono” sulla tomba dei padroni defunti. Il canguro che “si dispera” per la morte della cangura. Il gorilla Koko che, sfoggiando il proprio incredibile vocabolario, pari a quello di in bambino di tre anni, chiama sè stessa “Queen” riconoscendo la propria autorità. Non è raro incontrare titoli o brani di giornale come questi, dove sulle azioni di animali di quasi ogni specie vengono proiettati complessi significati propri del genere umano.

Anche se la filiera alimentare e quella dell’abbigliamento tendono a perpetuare la reificazione dell’animale, percepito quasi sempre solo come materia prima finalizzata alla produzione, l’uomo manifesta nel quotidiano l’irresistibile istinto di sovrapporre la propria prospettiva di vita a quella di altre specie. La bioeticista Chiara Lalli dà una disturbante descrizione di questo comportamento in un articolo per Il Tascabile: la visione antropocentrica arriva ad alimentare in alcuni padroni il desiderio di trattare i propri cani come figli, vestendoli come personaggi di Walt Disney, organizzando loro feste di compleanno, documentandone la vita sui social network o portandoli in appositi ristoranti per cani.

Il web sembra aver accelerato la deriva di questo sentimento, che media e letteratura hanno trasmesso di generazione in generazione: “E’ quasi come se Internet fosse stato creato per antropomorfizzare gli animali” riflette l’antropologa Holly Dunsworth dell’University of Rhode Island in in articolo del Guardian. Riferendosi poi ad una notizia che aveva avuto particolare fortuna mediatica, aggiunge: “Gli umani non sono gli unici animali capaci di formare solidi legami, ma dire addirittura che il canguro sapeva che l’altro canguro stava morendo va oltre quello che conosciamo. Nessuno ha ancora dimostrato che gli animali capiscano cosa sia la morte o da dove venga la prole. Non possiamo dire che pensino in astratto”

Tra i personaggi della serie animata Bojack Horseman si contano diversi animali antopomorfi capaci di trasporre sullo schermo alcune tra le emozioni e le problematiche più umane

L’antropologa prosegue analizzando l’esempio del gorilla Koko: il fatto che il primate possieda un tale bagaglio linguistico è impressionante, ma questo non significa che lo sappia usare con la stessa complessità di sfumature e significati di un umano. Esiste infatti una differenza sostanziale tra la comprensione di determinati segnali e la capacità di formulare pensieri astratti, anche se i non umani non sono asetticamente pilotati dall’istinto.

Minnie, la topolina creata da Walt Disney, è un esempio di antropomorfizzazione

Animali di diverse specie esprimono infatti sentimenti ed emozioni complesse: è stata osservata negli elefanti la capacità di sacrificarsi per il branco o di mostrare cordoglio per la morte di altri esemplari, mentre nei giovani elefanti strappati ai propri genitori sono stati identificati spesso sintomi del disturbo da stress post traumatico. Vari test hanno dimostrato inoltre che gli scimpanzè rinunciano a cibarsi di un pasto se verrà invece servito a esemplari del branco più deboli o anziani. Uno scimpanzè di uno zoo svedese aveva persino manifestato la capacità di coltivare il rancore e di pianificare azioni con anticipo impilando mucchi di sassi da lanciare ai visitatori che lo fissavano. Mappandone il cervello, in esemplari di diverse specie sono stati inoltre trovati gli stessi neuroni deputati a processare le informazioni e sviluppare l’empatia negli umani.

Risulta quindi altrettanto inesatto ritenere le specie non umane prive di pensieri ed emozioni: semplicemente questi non sono totalmente sovrapponibili a quelli dell’uomo, come conferma il biologo Carl Safina in “Beyond Words: What Animals Think and Feel”. La scienza si divide tuttavia sugli effetti dell’antropomorfizzazione degli animali sul comportamento umano, soprattutto in relazione alla loro tutela.

 

 

Fonti:.                                    Credits immagini:

Bojack                                     Copertina  

Lalli                                          Immagine 1

Antropomorfizzare                Immagine 2

Guardian

 

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