Freud e l’Edipo tra i selvaggi: un mito inadeguato.

“I tabù no, non si riciclano, si possono soltanto superare”

Luca Goldoni

Tra i moltissimi scritti di Sigmund Freud, Totem e Tabù é probabilmente quello dal taglio più antropologico. Freud, infatti, stava cercando di misurarsi con l’antropologia britannica, nel tentativo di fondare meglio e dare respiro universale alla sua psicanalisi. Non gli andò benissimo.

In un modo o nell’altro, chiunque aa navigato, anche brevemente, nell’ampio mare degli studi umanistici, ha incrociato il vascello un po’ vintage e un po’fantastico di Freud e della sua neonata Psicanalisi.
Si tratta di un tipo di scienza che si presta a moltissime interpretazioni, e in effetti ancora oggi i testi di Freud godono di un pubblico di grandezza non indifferente; tuttavia, nella sua originale intenzione, la psicanalisi voleva essere qualcosa di molto più rigoroso.

Tanto rigoroso, in effetti, da poter tentare di estendere la propria dottrina all’intero genere umano.
E’ noto quanto Freud stesso avesse un ego di considerevoli dimensioni, e perciò non ci si dovrebbe stupire del fatto che, a suo tempo, cercò addirittura di elaborare una teoria che descrivesse l’origine della cultura e delle regole sociali.

Siamo, ovviamente, agli inizi del ventesimo secolo, anni durante i quali l’antropologia (con i suoi primi interpreti) circola nei salotti della borghesia istruita per mezzo di opere come il Ramo d’Oro di Frazer e Cultura Primitiva di Tylor. Ed è proprio su queste letture che Freud basa le sue teorie.
La prospettiva antropologica del tempo, che poi cambierà radicalmente, vedeva la pratica del Totemismo e l’istituzione dei primi tabù come l’origine dell’evoluzione (l’evoluzionismo verrà smentito solo in seguito) della cultura; così Freud si adoperò per spiegare, entro i termini della propria teoria del complesso di Edipo, la nascita di queste istituzioni.

In Totem e Tabù viene illustrata un’ideale “orda primitiva”, durante il quale l’umanità avrebbe vissuto in gruppi familiari all’interno dei quali il padre deteneva tutto il potere sopra le donne e i pripri figli. In questa situazione si svilupperebbe una conflittualità tra padre e figli maschi, dovuta al fatto che anche questi ultimi, per potersi riprodurre, pretendono accesso sessuale alle donne della famiglia. Per questo motivo i figli si sarebbero organizzati e avrebbero ucciso il proprio genitore, cannibalizzandone il corpo (dato il loro stato di “primitivi”) e ottenendo la vittoria. Quest’azione, tuttavia, avrebbe scatenato un enorme senso di colpa, tra i fratelli, che si ritrovano così a santificare l’entità del padre (rendendolo Totem) e a proibire l’incesto (il primo tabù), dando origine alla società.

Si tratta di una narrazione che ha più del letterario che dello scientifico, e che già al tempo fu criticata per la mancanza di prove etnografiche. Rimane, tuttavia, un’interessante curiosità, e un monito riguardo i tentativi di parlare di “uomo” e di “società” senza prima interrogare i diretti interessati: noi.

 

Fonti

Storia dell’Antropologia, U. Fabietti

Immagini

Copertina

 

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