Deformazioni corporee, tra estetica e potere

“Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze”
Oscar Wilde, “Il ritratto di Dorian Gray”
 

Blaise Pascal, filosofo e scienziato francese seicentesco, notava, nei suoi “Pensieri”, che una condanna, fra le tante, tormenta gli uomini nella loro esistenza, per lui irrimediabilmente macchiata dal peccato originale; ovvero, egli non si capacitava di come, per quanto davanti al Creatore gli esseri umani siano uguali e siano accomunati tutti dal medesimo destino e dalla stessa miseria, essi si ostinino a voler concepire faziose differenze di statura sociale, spinti dalla loro insaziabile avidità di potere.
Nel mentre di quest’analisi marxista ante litteram, di per sé magari poco sorprendente, Pascal faceva però un’osservazione sagace, confermata da più recenti studi antropologici e sociali: il mezzo prediletto, per affermare il proprio supposto rango privilegiato, è quello di un certo tratto distintivo estetico, capace di apparire in bella vista, per segnalare riverenza e rispetto dovuti.

Egli citava l’esempio delle armature piumate dei soldati e delle loro insegne, delle strane parrucche dei magistrati e delle corone dei re.
Ma ciò che forse non sospettava è che spesso, in moltissime civiltà, soprattutto fra individui di sesso femminile, tale necessità di distinzione porta ben oltre l’uso di abiti con fronzoli elaborati, arrivando a manifestarsi in vere e proprie deformazioni corporee, volontariamente perseguite in quanto simbolo, appunto, di un distacco dal comune e di una legittimazione al potere.

Sono oggi ben note le “donne giraffa” del Myanmar, appartenenti alla popolazione birmana dei Padaung, le quali, per differenziarsi dalle altre ed essere ammirate, si impegnano per ottenere un collo molto lungo (fino a quasi 40 centimetri), posizionando gradualmente attorno ad esso una spirale di stretti collari di ottone, posti a partire dai 5 anni e in numero crescente con il progredire dell’età. Questo procedimento abbassa le spalle e la cassa toracica e per questo tali donne, soprattutto da adulte, non possono assolutamente mai rimuovere i collari, pena una frattura assicurata della colonna cervicale.

Altri casi sono dati dalla diffusa pratica della perforazione e dell’allargamento delle labbra, ottenuta mediante inserzione di oggetti dalle dimensioni crescenti e messa in atto, in passato, in svariate zone dell’Africa, dagli indios Sudamericani e dagli Inuit. Oggi questo canone estetico si preserva in particolare fra le donne delle tribù africane dei Mursi e dei Sara.

Una Mursi e il suo particolare labbro

Molte donne cinesi d’alto rango, invece, a partire dal periodo della dinastia Tang (VII-X secolo d.C.) e fino al ‘900, si legavano i piedi con strettissime fasce e li costringevano in calzature assai minute, portando questi arti a ridursi alla metà delle normali dimensioni medie.

I piedi deformati di una donna cinese

Un ulteriore esempio che merita sicuramente di essere menzionato, studiato in una ricerca dell’anno scorso dalla Cornell University, è quello di un gruppo etnico peruviano, che esisteva in Sud America, almeno fin da tre secoli prima dell’espansione inca: i Collagua. Centinaia di teschi, appartenuti a membri di questa popolazione, sono stati rinvenuti con una peculiare deformazione, ossia una strana testa a “goccia di pioggia”. Il team di paleoantropologi ritiene che tale morfologia cranica, abolita dai conquistadores nel sedicesimo secolo, sarebbe stata, di nuovo, il segno distintivo di appartenenza ad un’élite dominante. Infatti, dall’analisi chimica degli scheletri, è emerso che gli individui con tale caratteristica avevano una dieta più bilanciata; i loro resti, inoltre, presentano meno segni di traumi rispetto agli altri. Tramite, probabilmente, assi di legno, legate fermamente attorno al capo dei bambini privilegiati, tale tribù plasmava i propri eletti, che a noi apparirebbero oggi come degli alieni umanoidi, con un cranio sottile e molto allungato in altezza.

Teschio di un Collagua

Fonti:                                   Immagini:

1) Blaise Pascal,                Copertina
“Pensieri”                             Sopra(1)
2) Britannica                        Sopra(2)
3) Il Corriere                         Sopra(3)
4) The Independent

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