L’uomo, Madre Terra e l’Antropocene.

“Men argue. Nature acts.” 
― Voltaire

La scienza ufficiale nomina la corrente epoca geologica “Olocene”: l’epoca “interamente recente” che, dalla fine dell’ultima glaciazione (circa 11.700 anni fa), definisce come climaticamente omogenei tutti gli anni successivi. Esiste chi vorrebbe introdurre, però, l'”Antropocene”.

L’idea che l’essere umano abbia avuto un enorme impatto sull’equilibrio ecologico della Terra non è di certo nuova; dopotutto è dal secolo scorso che si parla di fenomeni come il cambiamento climatico e il surriscaldamento globale.
Effettivamente, benché esistono tentativi politici di porre la questione come “ancora aperta”, la scienza può dirsi definitivamente concorde: esiste un cambiamento climatico e l’essere umano ne è almeno in parte responsabile (circa il 97% delle pubblicazioni scientifiche ne sono convinte).

Effetti di questo cambiamento sono il disciogliersi dei ghiacciai e delle calotte polari, l’innalzamento degli oceani e il verificarsi di fenomeni climatici inconsueti e estremi; insomma tutte questioni che sono, o dovrebbero essere, ormai note.

Livelli di CO2

 

Ad aggiungersi a tutte le problematiche relative al clima atmosferico, e spesso in diretta concatenazione, stanno poi le conseguenze dell’umanità riguardo la biodiversità.
Si parla, come in tutti i casi simili già avvenuti nella preistoria, di estinzione di massa dell’Olocene.
Gli esseri umani, infatti, rappresentano un fortissimo catalizzatore dell’estinzione di molte specie animali. Senza tenere conto delle specie estinte per le dirette conseguenze del cambiamento climatico, infatti, la popolazione umana (enormemente aumentata nell’ultimo secolo) ha raggiunto uno stadio tecnologico tale da poter alterare in maniera radicale ampie porzioni di crosta terrestre. E’ l’epoca delle megalopoli, del suolo di cemento e dei grattacieli; in questa epoca l’habitat che aggressivamente si sostituisce a quelli “autoctoni” è quello urbano. E’ bene tenere a mente che questo tipo di ambiente non è privo di vita animale, al contrario, ma tende a limitare la biodiversità a particolari tipi di animali che vi si adattano facilmente: scarafaggi, piccioni, piccoli volatili e, perchè non includerli, anche gli animali di compagnia preferiti dagli esseri umani. Lo stesso discorso è da farsi alla conversione di enormi porzioni di terra altrimenti selvaggia in campi e pascoli necessari all’industria moderna; si tratta di ambienti particolarmente ristretti in fatto di biodiversità.

Non deve apparire così strano, quindi, il fatto che si parli di Antropocene. Gli esseri umani hanno avuto il potere di cambiare in maniera radicale l’ecosistema globale. Ovviamente, si tratta di ribaltamenti e modificazioni simili a quelle già avvenute più volte della storia dell’umanità: il cambiamento è parte della natura, e gli umani sono parte di essa loro stessi. Allo stesso tempo, però, la condizione del mondo non può non interrogare il concetto di uomo.
La situazione umana nell’Antropocene è del tutto particolare: cosa significa avere così tanto potere da potersi pensare come causa e regolatore delle epoche geologiche? L’uomo contemporaneo è da una parte galvanizzato da questo potere, mentre dall’altra è ridotto a animale tra gli animali; dopotutto la sua supremazia non è che una dei tanti rivolgimenti della storia naturale, rivolgimenti che inevitabilmente riusciranno a scrollarsi di dosso pure questo fastidioso parassita.
Insomma, l’essere umano è posto di fronte al bivio tra l’essere uno dei tanti strumenti del cambiamento, scartabili non appena si è finito di usarli, oppure essere finalmente, e questa volta autenticamente, qualcosa che non è mai stato: il guardiano di un’equilibrio che forse non si romperà.

 

Fonti

NASA

 

 

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