Cosa sappiamo del glifosato: allarmismo o paura giustificata?

“It doesn’t matter how beautiful your theory is, it doesn’t matter how smart you are. If It doesn’t agree with experiment, it’s wrong”

Richard P. Feynman

Glifosato sì o no? Il composto contenuto in un noto erbicida divide da anni gli scienziati e i legislatori, ma le controversie sulla sua presunta tossicità non accennano a finire.

A pochi mesi dalla sentenza che condannava la Monsanto ad un risarcimento milionario, la situazione sembra cambiata:  nell’ottobre 2018 un giudice di San Francisco ha accettato di ridurre notevolmente la multa comminata perché l’accusa non avrebbe portato prove sufficienti a dimostrare che la società abbia agito deliberatamente. Non si tratta però di una sentenza definitiva: le parti dovranno presentare argomenti scritti al tribunale ed il giudice sembra intenzionato ad aprire un nuovo processo. Intanto però Bayer, la società che ha assorbito Monsanto, viene riconosciuta colpevole e le sue azioni in Borsa stanno crollando inesorabilmente.

La multinazionale americana era stata portata in tribunale da un ex-giardiniere, gravemente ammalato di cancro, che aveva attribuito l’origine del tumore all’uso continuato del Roundup, prodotto di punta della Monsanto contenente glifosato. Secondo l’accusa, l’imputato conosceva perfettamente i livelli di tossicità e gli effetti sul corpo umano di un uso prolungato della sostanza, ma non aveva comunque ritirato il pesticida dal commercio.

A fine agosto la vicenda giudiziaria, che ha avuto enorme risonanza mediatica e che é stata spesso descritta erroneamente come conclusa, aveva visto trionfare il giardiniere: la Corte di San Francisco aveva comminato al colosso una multa da 250 milioni di dollari, riservata di solito alle imprese che “agiscono incautamente”, più 39 milioni per risarcire la sofferenza e i danni causati. Dipinto dai media come un moderno scontro alla Davide e Golia, il caso Monsanto é stato letto ovunque come una prova della natura cancerogena del glifosato, nonostante i giurati non fossero esperti del settore. Numerosi politici, dal Presidente della regione Toscana Rossi al Ministro per la transizione ecologica francese Nicolas Hulot, hanno dunque promesso di bandire in tempi brevissimi l’uso del composto nel loro territorio.

Composizione del glifosato

Ma cos’é questa sostanza? Il glifosato é una molecola della famiglia degli acidi aminati, scoperta da Monsanto all’inizio degli anni ’70 ed é composta dall’amminoacido glicina e da una molecola di acido fosforico legate da un ponte di azoto. La molecola, che costituisce il principio attivo del Roundup, inibisce la produzione di un enzima presente solo nelle piante, l’EPSPS e impedisce così la produzione di tre amminoacidi aromatici essenziali per la sintesi delle proteine. La sostanza, che penetra nel sistema della pianta, non agisce in modo selettivo, distruggendo ogni tipo di vegetale e secondo la Monsanto limiterebbe la sua azione esclusivamente agli organismi di questo regno. Dal 2001, scaduto il brevetto della multinazionale, il composto é diventato di pubblico dominio.

Studi sulla sua presunta tossicità si sono susseguiti nel corso degli anni, scatenando diatribe nel mondo scientifico. Nel marzo del 2015 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ne aveva pubblicato uno in cui classificava il glifosato come agente cancerogeno di Gruppo 2, ovvero come possibile causa di tumori negli esseri umani. Lo studio, che prima della divulgazione era stato sottoposto a numerose modifiche e revisioni, era stato in seguito ritrattato per problemi di metodo. Dati dell’Agricultural Health Study raccolti dalla rivista Reuters e pubblicati nel 2017 sembrano invece dimostrare che il pericolo non sussiste. L’istituto ha monitorato dal 1993 al 2010 la salute di circa 90.000 cittadini dello Iowa e del North Carolina, tra cui numerosi agricoltori che facevano uso di pesticidi. I ricercatori, che hanno registrato la presenza di glifosato nell’83% delle applicazioni di pesticida, non hanno riscontrato alcun aumento significativo di tumori negli individui esposti alla sostanza.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la FAO riconfermano questi dati: “Vista l’assenza di potere cancerogeno su roditori a dosaggi elevati per l’uomo ed assenza di genotossicità per via orale nei mammiferi, e considerando l’evidenza epidemiologica dell’esposizione professionale, il meeting conclude che il glifosato è improbabile che ponga un rischio di cancerogenicità agli umani tramite l’esposizione nella dieta”.

Vignetta che ironizza sulla presunta natura tossica dei prodotti Monsanto

Conclusioni simili vengono tratte anche dall’Agenzia per la Sicurezza Ambientale Europea. Richard Garnett, presidente della European Glyphosate Task Force, dichiara:“Le conclusioni raggiunte rafforzano i risultati di altre valutazioni condotte dalle autorità di regolamentazione nel mondo. Le prove scientifiche a supporto del rinnovo della licenza del glifosato sono evidenti. Sulla base della solida valutazione scientifica, non ci sono ostacoli al suo uso in Europa”.

Ma il 27 novembre 2017, al voto sul rinnovo della licenza d’uso per il glifosato in Europa, l’Unione sceglie di estendere la concessione di soli cinque anni, nonostante altri erbicidi risultino piu costosi e meno salutari per l’ambiente. A orientare l’opinione degli Stati membri sono le proteste di numerose associazioni e imprese agroalimentari, tra cui Greenpeace e l’italiana Slow Food, secondo la quale l’EFSA avrebbe utilizzato nel proprio report informazioni diffuse dalla Monsanto.

A maggio 2018, intanto, viene pubblicata la prima fase dello Studio Globale sul Glifosato, guidato da Daniele Mandrioli, coordinatore dell’attività di ricerca dell’Istituto Ramazzini di Bologna e finanziato da un crowdfunding. Secondo lo studio, la sostanza “danneggia il microbioma intestinale dei ratti nati da madri esposte a concentrazioni ritenute sicure di questo composto, con effetti significativi e potenzialmente dannosi”. Inoltre, “anche le brevi esposizioni possono alterare lo sviluppo sessuale e danneggiare la struttura del DNA”

Il vice presidente della Monsanto Scott Partridge ha ribattuto “L’Istituto Ramazzini è un’organizzazione di attivisti con dei secondi fini non dichiarati nella campagna di crowdfunding. Sostengono la messa al bando del glifosato e più volte nel passato hanno rilasciato affermazioni non supportate dalle agenzie di regolamentazione. Non si tratta di vera ricerca scientifica”. Partridge ha inoltre aggiunto “Tutte le ricerche finora condotte hanno dimostrato che non esiste alcun legame tra glifosato e cancro”.

La complicata questione sembra dunque ancora aperta.

 

Credits immagini:.             Fonti:

Copertina.                          Bayer  Garnett, IARCVeronesi, Slow Food,

Immagine 1.                      Mandrioli, Metodo, EuropaRoundup, Processo

Immagine 2                       EFSA, MonsantoFrancia, Toscana,  Scientist,

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