Combattere insieme lo spreco alimentare

Un uomo non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene.”
Virginia Woolf

Il Comune di Genova ha deciso di multare chi rovista nei bidoni della spazzatura per recuperare cibo. A Milano invece associazioni come Recup cercano di aiutare questi cittadini, combattendo al contempo lo spreco alimentare.

Più di 3,5 miliardi di euro ogni anno, sommando la produzione dei campi (946.229.325 euro), la produzione industriale (1.111.916.133 euro) e la distribuzione (1.444.189.543 euro). Questo é il costo di soltanto 1/5 dello spreco alimentare in Italia. Le cifre salgono fino a oltre 15,5 miliardi di euro  (lo 0,94% del PIL nazionale) se si aggiunge il costo dello spreco domestico, rilevato dal progetto Reduce 2017 del Ministero dell’Ambiente.

I dati, raccolti su un campione di 400 famiglie di tutta Italia con il test “Diari di Famiglia”, sono stati presentati il 5 febbraio 2018 in occasione della Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco alimentare.

Di fronte a numeri simili, piccole iniziative locali potrebbero apparire poco significative, ma contribuiscono ad innescare un indispensabile processo di educazione alla prevenzione e di sensibilizzazione dal basso.

Un’iniziativa che ha senza dubbio avuto un impatto molto positivo sulla popolazione della città di Milano é quella dell’associazione Recup, fondata da quattro giovani studentesse e affermatasi nel corso del tempo.

Benché le catene di distribuzione dei supermercati siano sempre più diffuse sul territorio, il mercato rimane un fondamentale punto di incontro tra le persone, oltre che un luogo di acquisto di beni materiali.
Nella città di Milano sono presenti  87 mercati rionali scoperti, distribuiti nel corso della settimana nei diversi quartieri. Il problema dello spreco alimentare riguarda anche questa realtà piccola e quotidiana, rivelando il forte disagio sociale che circonda la questione. Si manifesta infatti così la scarsa considerazione delle quantità di cibo necessarie al consumo ed il disinteresse nei confronti della sorte della sovrapproduzione.
La legge sullo smaltimento dei rifiuti obbliga i commercianti ortofrutticoli a gettare nella spazzatura le rimanenze della produzione a fine giornata.
Questo significa che ogni giorno quintali di alimenti, lievemente danneggiati o invenduti ma ancora perfettamente commestibili vengono riversati nella spazzatura, in cui migliaia di persone in condizioni di povertà estrema sono costrette a rovistare per recuperarli. Spesso così queste persone, individui già fortemente marginalizzati, finiscono per alimentare la percezione di essere esclusi e umiliati dalla società.
L’impegno delle ragazze mira a trasformare il recupero dell’invenduto da atto disperato, spesso fonte di vergogna e isolamento, a gesto di condivisione e solidarietà. Recup cerca di restituire al mercato la sua dimensione di incontro, di socialità e unità tra gli abitanti del quartiere e di cambiare il modo in cui si guarda il cibo, considerandolo non in base al suo valore economico, ma sociale.

Oggi prendono parte al progetto, oltre alle quattro fondatrici, sempre nuovi volontari, di ogni etnia, ceto sociale ed età.

 

 

Fonti:                          Credits immagini:
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