Ecco chi è Cesare Battisti

“Non mi sono politicizzato in carcere, semmai in carcere ho conosciuto persone attraverso le quali sono entrato nei PAC”
Cesare Battisti

Il 13 gennaio è stato arrestato per le strade di Santa Cruz, in Bolivia, il tanto discusso Cesare Battisti, considerato dalla giustizia italiana un ex terrorista, condannato per omicidio, e che si cercava di costringere da anni a far rientrare nello stivale, dove ora si trova per scontare la sua pena. Ma chi questo Battisti? La presente è una sua breve biografia.

Cesare nacque nel 1954 a Cisterna di Latina, in Lazio. Si iscrisse al liceo classico ma non lo terminò, abbandonandolo nel 1971. In quegli anni cominciò a compiere alcuni piccoli reati, che gli valsero brevi periodi di detenzione: una rapina nel 1972 ed una nel 1974. Secondo quanto dirà poi, era allora già politicizzato e non operava come un criminale qualsiasi. In effetti da ragazzo si iscrisse al Partito Comunista, ma ne uscì poco dopo. Battisti sostiene di aver fatto parte anche di “Lotta continua” e di “Autonomia operaia”.
Fatto sta che la vera svolta avvenne nel 1977, quando, sempre in carcere, conobbe Arrigo Cavallina, fondatore dei PAC (Proletari armati per il comunismo), gruppo terroristico di estrema sinistra.

Un giovane Cesare Battisti

I PAC compivano rapine – a banche o a supermercati – sabotaggi di fabbriche, ma anche aggressioni e omicidi. Tra il 1978 e il 1979, avvennero appunto quattro omicidi per loro mano. In ordine, questi furono: l’uccisione di Antonio Santoro, maresciallo di polizia penitenziaria, accusato di aver torturato dei detenuti, quella di Lino Sabbadin, un macellaio, la sparatoria che mise fine alla vita del gioielliere Pierluigi Torregiani e ferì suo figlio, e infine l’omicidio di Andrea Campagna, agente della DIGOS. Battisti nega tuttora veementemente di aver partecipato in alcun modo a questi episodi, ma non ha mai potuto difendersi in tribunale nei corrispettivi processi. Infatti, dopo essere stato arrestato un’altra volta, per possesso illecito di armi e banda armata, nel 1981 evase dalla prigione di Frosinone e lasciò definitivamente l’Italia. Per questo motivo venne condannato in contumacia a due ergastoli per la partecipazione diretta o indiretta a queste uccisioni, riconosciuta in tutti i gradi di giudizio.

La versione di Battisti è che egli si limitò a finanziare i PAC con piccoli furti, ma non sparò mai a nessuno, e che in realtà già in seguito all’uccisione di Aldo Moro del 1978, da parte delle Brigate Rosse, si distaccò da qualsiasi operazione terroristica, limitandosi a collaborare con il giornale dei PAC “Senza galere”.
Inoltre egli sostiene che le uniche testimonianze su cui si basano le accuse a suo carico, ovvero quelle di Pietro Mutti, altro indagato per le vicende, sono state estorte con la tortura e sono false e costruite: con esse, scaricando tutto su Battisti, Mutti si sarebbe risparmiato gli stessi ergastoli. In effetti è vero che Mutti cambiò svariate volte versione durante i processi e pronunciò alcune patenti incongruenze.

Per quanto riguarda il resto della vita di Battisti, è stato tutto una fuga.
Prima scappò in Francia, nella quale si stabilì definitivamente dopo un trasferimento in Messico, quando la politica di Mitterrand cominciò a proteggere ex terroristi italiani.
Ma tale politica fu ritirata nel 2004 ed egli dovette fuggire di nuovo, probabilmente in Brasile, dove fu arrestato nel 2007.
Nel 2009, però, ottenne dall’allora presidente brasiliano Lula lo stato di rifugiato politico, e nel 2011 fu ufficialmente liberato dal “Supremo Tribunal Federal”, il quale negò la richiesta di estradizione da parte dello stato italiano.
Questo però presentò una nuova richiesta nel 2017, quando in carica vi era l’ex presidente Temer, conservatore. Battisti, sentendosi ora in pericolo, tentò una prima volta di fuggire in Bolivia, ma fu catturato e riportato in Brasile.

L’ex presidente brasiliano Michel Temer

Lo scorso 14 dicembre Temer ha firmato ufficialmente la richiesta di estradizione in Italia, ma nel frattempo Battisti era stavolta riuscito a raggiungere la Bolivia, dove è stato trovato il 13 gennaio.

Fonti:                                   Immagini:
1) Il Post                              Copertina
2) Il Fatto Quotidiano          Sopra (1)
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