Giustizia globale, solidarietà o benevolenza?

“L’idea unitaria di giustizia globale, è un concetto 

che può applicarsi in diversi contesti, si contrappongono coloro che

sostengono un concetto di giustizia che si applica alla comunità

e solo in modo improprio oltre i confini.”

Isabel Trujillo

 

Gli orientamenti di giustizia globale vedono gli interventi di solidarietà tra Stati un necessario principio di benevolenza per combattere le diseguaglianze sociali.  Ad oggi, si sta però verificando un’evoluzione dei sistemi morali e istituzionali. L’azione di benevolenza non segue la logica della gratuità, la solidarietà diventa un “volere” non un “dovere”. Il voler aiutare supportata da ragioni che giustificano l’azione. 

 

Da più parti si imputa una giustizia globale assente, interventi umanitari con il contagocce. Si è, d’altra parte, tornati a costruire muri. Sono oltre 6000 i chilometri di barriere innalzati nel mondo negli ultimi dieci anni.  “Le nazioni europee avranno ben presto più sbarramenti ai loro confini di quanti non ce ne fossero durante la guerra fredda”, afferma il giornalista americano Tim Marshall. Mettere a fuoco il carattere degli Stati osservando le mappe geografiche – perché ogni muro è una barriera   racconta una storia e mette in luce aspetti rilevanti per guardare il futuro con occhi consapevoli.

Le azioni di solidarietà, in nome della giustizia globale, dettate dalla benevolenza sono state definite “azioni buoniste”,ricordando la parabola del buon samaritano: il passante che aiuta l’estraneo con ingiustificata benevolenza e tolleranza nei confronti dell’altro, probabilmente non meritevole del supporto offerto. Insomma un esempio paradigmatico del “cattivo” che non sa o finge di non capire che è discutibile stabilire che l’atto di solidarietà sia altro dal “dovere morale”, e che l’adempimento alla benevolenza non può essere rinforzato da sanzioni giuridiche.

 

Il criterio dell’accettabiltà reciproca

La giustizia globale, guidata dai principi di solidarietà e benevolenza, sostiene il bisogno essenziale di andare oltre la morale, riconoscendo nel mancato supporto, un danno che pone l’altro in condizioni peggiori di quelle in cui versa. Infatti, l’idea secondo cui la società degli individui è un sistema di cooperazione che accomuna l’approccio del comune vantaggio.  Così si rispetta la reciprocità d’intento, in una società paritaria, dove viene decisa e attuata l’equa cooperazione. Invece nelle società attuali il sistema non appare equo e gli individui vengono manipolati e messi sotto pressione. Tutto ciò è prevalentemente generato da posizioni politico- sociali ed economiche in continuo svantaggio tra loro.

La Psico-Politica di Byung-Chul Han

Di questo avviso è anche il docente di Filosofia e Studi Culturali all’Università di Berlino, Byung-Chul Han, il quale affronta il tema dello “sfruttamento della libertà” nel suo saggio: “Psico-Politica”.  Il filosofo, parla del neoliberalismo e delle nuove tecniche di potere nella società contemporanea.  Il concetto è espresso senza molte articolazioni e grandi spiegazioni, in un libro di circa cento pagine. Parla di libertà, spiegando cosa significa essere un “soggetto sottomesso”. La libertà è il frutto di una liberazione, di un passaggio da una prospettiva di vita ad un’altra meno coerente con la semplice realtà. La liberazione costringe in nuove dominazioni, che restituiscono un altro soggetto, un altro modo di essere.

Secondo il filosofo la società contemporanea è cambiata, non siamo soggetti sottomessi ma progetti liberi. Il neoliberalismo subentra e segna il nuovo capitalismo, che governa oltre ai corpi e le anime. Questo causa l’ulteriore manipolazione della libertà: «la libera scelta è annullata in favore di una libera selezione tra le possibilità offerte».

Fonti:                                                                                                     Immagini: Immagine(1) Immagine(2) Copertina

Principi egualitari – Rivista del Continente –

Il Manifesto –

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