Fra genio e follia. Il disturbo ossessivo-compulsivo di Tesla

“Se si vogliono scoprire i segreti dell’universo, bisogna pensarli in termini di energia, frequenze e vibrazioni”
Nikola Tesla

Per quanto i disturbi psichici causino spesso tremende sofferenze ai malcapitati che li subiscono in prima persona, portando non di rado persino al suicidio, e per quanto quindi sarebbe semplicemente assurdo augurare a chicchessia di dover sopportare qualcosa del genere, una certa fascinazione intorno ai suddetti disturbi continua imperterrita a caratterizzare la cultura occidentale. Quest’attrattiva trova il suo fondamento soprattutto nel mito romantico del genio sregolato, il quale vive da “outcast” ,  con mille idiosincrasie, risultando spesso agli occhi della società come poco più che un folle. Tale mito fu poi accentuato ed esasperato da alcuni artisti decadentisti (si pensi a Baudelaire e a Oscar Wilde). Avere un disagio psicologico sarebbe, in quest’ottica, il segnale del distacco dalla norma, ergo il segnale inequivocabile del genio. Si tratta, ovviamente, di una sciocchezza. Una qualche verità di fondo però ci potrebbe essere. Seppur la maggior parte di coloro che hanno a loro carico la diagnosi di un disturbo non sembrano essere geni, moltissimi geni della storia ebbero tuttavia in vita comportamenti che spesso descrivono perfettamente i sintomi di sindromi varie. Beethoven esperiva episodi di forte depressione, alternati a picchi di megalomania (tipici del disturbo bipolare). Van Gogh invece era probabilmente schizofrenico.

Qui si vuole parlare, proprio a tal proposito, del grande fisico e inventore Nikola Tesla, famoso soprattutto per i contributi da lui dati all’ideazione della corrente alternata, ma che ottenne in totale più di 700 brevetti, gettando le fondamenta nel campo della comunicazione senza fili, dei laser, dei radar, dell’illuminazione, delle energie rinnovabili. Questa mente strepitosa era purtroppo, infatti, quasi certamente turbata da un disturbo ossessivo compulsivo.

Nikola Tesla

Tesla nacque nel 1856 a Smiljan, nell’attuale Croazia, da genitori serbi. Dopo aver ricevuto un’educazione ingegneristica e aver lavorato in patria nel campo della telefonia e dell’elettronica, emigrò nel 1884 negli Stati Uniti, di cui divenne cittadino naturalizzato.
Qui collaborò prima con Thomas Edison, che divenne più tardi suo acerrimo rivale, e poi con l’inventore George Westinghouse, insieme al quale diede vita nel 1895 alla prima centrale idroelettrica, presso le cascate del Niagara.
Nei primi anni del ‘900, Tesla si occupò dell’edificazione di un laboratorio nel Long Island, chiamato Wardenclyffe. In esso, grazie al finanziamento del banchiere J. P. Morgan, condusse alcuni dei suoi esperimenti più avanzati e straordinari. In particolare egli ivi costruì una torre alta 57 metri, detta “Torre Tesla”, con la quale mirava a diffondere a grande distanza non solo comunicazioni e informazioni, ma anche energia senza fili. Tuttavia, prima che potesse tentare davvero l’impresa, Tesla andò in rovina per i debiti e fu costretto a chiudere il sito, distrutto successivamente nel 1917 per il timore che le spie tedesche potessero sfruttare la torre a loro favore durante la prima guerra mondiale.
Tesla morì povero, solo e denigrato, nel 1943. E’ speculato che l’interruzione dei finanziamenti a suo carico, che lo portò alla disfatta, fu dovuta alla sua troppa attenzione rivolta alle energie rinnovabili, campo non rientrante allora negli interessi della grande finanza ma in cui egli, spinto più da spirito umanitario che da avidità, continuò a indagare.

La Torre Tesla

La diagnosi del DOC si deduce da ciò che di lui riportarono amici e assistenti.
Pare che, come è d’altronde tipico del disturbo ossessivo compulsivo, l’inventore geniale fosse assolutamente terrorizzato dall’idea dei germi, e che quindi si lavasse le mani in continuazione e bollisse qualsiasi cibo che dovesse ingerire (e anche l’acqua) prima di consumarlo. Per lo stesso motivo stringeva la mano altrui solo se munito di guanti.
Prima di mangiare pesava e stimava con grande precisione il volume degli alimenti in questione, in modo da sapere – così lui sosteneva – quanti movimenti masticatori avrebbe dovuto effettuare.
Il ritmo della sua vita era scandito da una routine estenuante: si alzava ogni mattina prestissimo e, dopo una “passeggiata” di 15 chilometri circa, cominciava alle 9 il lavoro, che non interrompeva fino alle 18. Dopo aver cenato sempre alle 20:10 in punto, ricominciava gli esperimenti fino a notte fonda, con grande disappunto dei suoi vicini. Solo alle 3 andava a dormire.
A partire dal 1917, Tesla sviluppò anche una stramba ossessione proprio per il numero 3, intorno al quale costruì rituali. Quando nuotava in una piscina, infatti, faceva sempre 33 vasche. Prima di entrare in un edificio, ci girava attorno 3 volte. Al momento della cena, piegava sempre 18 tovaglioli (18 è divisibile per 3) e quando si recava in un hotel pretendeva una stanza il cui numero fosse ugualmente divisibile per 3.
Anche il suo isolamento e il suo celibato potevano essere conseguenza del suddetto disagio psichico.
Lo scienziato, infine, diceva di ricevere spesso ispirazione da forti allucinazioni. Che forse il suo supposto stato mentale lo abbia persino aiutato a raggiungere i suoi risultati? Sarebbe troppo azzardato cercare di rispondere con univoca certezza.

Fonti:                                    Immagini:
1) National Geographic      Copertina
2) OCD-UK                             Sopra (1)
3) The Vintage News            Sopra (2)

 

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