L’effetto Lady Macbeth: l’ossessione per la pulizia morale

«L’oceano intero di Nettuno potrà lavare il sangue dalle mie mani, o saranno esse a mutare il verde degli oceani in una sola immensa macchia scarlatta?»

William Shakespeare

Chi non ha mai ricontrollato più volte di aver chiuso la porta di casa, la manopola del gas o la portiera della macchina? Gesti apparentemente normali della vita di tutti i giorni che nascondono una tendenza alla compulsione ed un’origine morale.

Gli studiosi parlano di effetto Lady Macbeth, per spiegare cosa si nasconde dietro al Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC). La regina shakespeariana aiuta il marito a compiere un omicidio e in seguito al misfatto, si lava le mani per cancellarne le tracce. Inizialmente non prova alcun senso di colpa, ma a partire dall’atto III i suoi gesti mostrano i segni del rimorso. La pulizia delle mani diventa compulsiva e inutile.  Si tratta evidentemente dell’ossessione per una pulizia diversa, interiore e morale.

Il DSM fa un’ulteriore distinzione tra ossessione e compulsione. La prima si basa su idee e immagini ricorrenti, di cui è difficile liberarsi. La seconda è la risposta a un’ossessione, tramite comportamenti rituali e ripetitivi. Alcuni studiosi come Paul Salkovskis e Francesco Mancini hanno parlato di “responsabilità gonfiata” di chi soffre di questo disturbo. Questo perchè all’origine di ogni  comportamento ossessivo vi è “l’atroce dubbio morale di essere insensibili al male di persone e cose amate o persino (e ciò è ancora più terribile) di agire desiderando quel male”.

Come eliminare quindi la possilità di scegliere il male? Annientando ogni libertà di scelta. Ripetendo costantemente gli stessi gesti, come azioni espiatorie.  James Frazer  definisce il rito “la credenza – tipica dei popoli cosiddetti “selvaggi” o “primitivi” – nell’efficacia di pratiche, gesti e parole specifici nella funzione di controllare la natura delle forze fisiche, soprattutto nel loro versante minaccioso e terribile”.

Con la ripetizione, c’è autocontrollo e con esso l’obbedienza. Cosi si salva chi non sceglie. Chi segue la regola e agisce sempre in modo conforme alle aspettative altrui. Chi non devia dalle regole del gruppo, per non essere consierato “anormale”. Ma a volte è l’anormaità ad essere virtuosa e il conformista ad essere immorale.

Così Marcello Clerici, protagonista de Il conformista di Moravia, che per tutta la vita ricerca la normalità. Si macchia anche lui di omicidio, pur di seguire la regola e non soccombere all’ossessione della diverstità. Alla fine del romanzo si rende conto di essere entrato in un circolo vizioso da cui cerca di liberarsi. E le sue parole sono un monito per tutti coloro che la società ha reso “normali” ma allo stesso tempo ossessivi e compulsivi.

«Si era costretto volontariamente, ostinatamente, stupidamente, dentro legami indegni e in impegni ancora più indegni; e tutto questo per il miraggio di una normalità che non esisteva; adesso questi legami erano spezzati, questi impegni dissolti, e lui tornava libero e avrebbe saputo fare uso della libertà».

Fonti:

SHAKESPEARE W., Macbeth, Milano, Mondadori, 1998

MORAVIA A., Il conformista, Milano, Bompiani, 1980.

OCD Italia

Nicola Ghezzani

Fonti immagini:

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