L’analfabetismo emotivo di mass media, giornali e social

“Gli individui capaci di prestazioni superiori cercano attivamente il feedback: vogliono sapere come sono percepiti dagli altri, e si rendono conto che si tratta di informazioni preziose.“

                                                                                                                          Daniel-Goleman

E’ scattata la polemica sul titolo in prima pagina del  quotidiano Libero: “Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay”. 

Un giornale che riceve soldi pubblici che pubblica titoli razzisti, omofobi e sessisti, hanno riflettuto molti.  Vista la situazione, non si può dire che il linguaggio discriminatorio non sia utilizzato. Il problema è che lo utilizzano non solo le persone comuni, ma anche i giornalisti. Pensare che il testo sul Sessismo della lingua italiana è stato scritto nel 1987 da Alma Sabatini, famosa saggista, linguista, insegnante di italiano e attivista femminista impegnata in numerose battaglie per i diritti civili.

L’ analfabetismo emotivo si diffonde dunque sul web? Si, le emozioni che frequentemente traspaiono online su temi molto dibattuti sono di rabbia e frustrazione ma non è il sentimento in sé a preoccupare. Oltre all’emozione infatti c’è di più: una mancata regolazione emotiva, una tendenza all’azione, una totale insensibilità verso l’altro, non si comprende che dall’altra parte c’è una persona.

Ormai internet sembrerebbe divenuto un territorio anarchico dove poter dire di tutto senza preoccuparsi  troppo del linguaggio utilizzato. Indignarsi per frasi discriminatorie e fake news è giustissimo, ma bisogna tener presente anche che i Big Data (metodo informatico in grado di immagazzinare, gestire e analizzare grandi quantità di dati), funzionano proprio per click e commenti scritti sul web. Quindi più si commenta, più si fa un favore a chi vuole farsi pubblicità. Inoltre questo modo di reagire crea dei danni a tutti, perché i contenuti negativi inquinano anche la nostra mente creando un vortice di negatività difficile da abbandonare.

Le neuroscienze arricchiscono il dibattito giuridico di tutta una serie di domande.          Quando e perché il nostro pensiero ci inganna? Per darci una risposta quasi immediata si può dire che, è una lunga storia, di cui le neuroscienze cognitive ed evoluzionistiche danno conto in spiegazioni e dettagli.

Le neuroscienze spiegano che nella nostra mente esiste un “pensiero largo” e “un pensiero chiuso”

Cosa si intende per per “pensiero chiuso”?  Succede quando la mente è completamente concentrata sull’evento che ci ferisce o ci disturba. Questo modo di affrontare i problemi si riconosce nelle persone che continuano a porsi domande sul perché succeda quella determinata cosa, generando l’analfabetismo emotivo. Il “pensiero largo” invece, è la capacità della mente di liberarsi dal peso dell’evento che ci ha turbato per trovare delle soluzioni.  Perché è importante cercare di abbandonare il pensiero chiuso? Per riconoscere l’evento per quello che è nella realtà, cioè un’esperienza. Questo modo di pensare potrà sembrare cinico e privo di etica, ma in realtà è l’unico modo che si ha per aumentare le nostre capacità intellettuali e creative.

Norme giuridiche che tutelano

Nelle norme del codice civile, si trovano leggi significative, che difendono l’esigenza di apprestare la tutela adeguata a situazioni di vulnerabilità.  Si trovano in un piano che regola le norme che, anche prima che si diffondesse l’esigenza di tutela della persona in situazioni particolari, coinvolgono le scelte individuali. In questo, si può prendere in considerazione ad esempio, la funzione dell’art. 33 cod.  del consumo, che si preoccupa di assicurare una particolare protezione della persona, o di una intera categoria di persone, da atti contrari al proprio interesse”.

Fonti:                                                                                                                  Immagini:     Immagine 1 Immagine 2 

Copertina

http://www.comparazionedirittocivile.it zambrano_neuroscienze.pdf

Maura Gancitano. “I titoli di Libero e le Neuroscienze”

https://www.repubblica.it/politica/2019/01/23/news/gay_titolo_libero_crimi_blocco_fondi-217249366/

 

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