Topi dello stesso sesso hanno figli vivi: una nuova idea di famiglia?

“Datemi genitori migliori e vi darò un mondo migliore”

Aldous Huxley

Ne hanno parlato giornali di tutto il mondo: un’equipe di scienziati cinesi ha modificato geneticamente alcuni topi dello stesso sesso per renderli capaci di concepire e partorire cuccioli propri. L’esperimento, che nelle coppie composte da due topoline sembra riuscito, apre importanti interrogativi etici e scientifici.

È innegabile: nel 2018 lo stigma verso le famiglie omogenitoriali risulta ancora fortissimo in quasi tutto il mondo. In Paesi come l’Italia il sogno di diventare genitori deve poi spesso scontrarsi anche con una durissima realta: dimenticate dal Governo italiano durante la Conferenza nazionale sulla famiglia di settembre 2017, ostacolate da leggi restrittive, le coppie dello stesso sesso sono escluse da adozioni internazionali e nazionali e devono rivolgersi a cliniche estere per poter usufruire di tecniche riproduttive come la gestazione per altri e procreazione assistita. 

Ma cosa succederebbe se venissero eliminate le impossibilità biologiche che non permettono a coppie dello stesso sesso (in cui non ci sia in partner transgender) di procreare? Forse in un prossimo futuro questo interrogativo potrebbe trovare risposta.

Usando ingegneria genetica e cellule staminali, un team di ricercatori cinesi ha permesso ad alcune coppie di topi dello stesso sesso di portare in grembo e partorire dei cuccioli. Non si tratta di una novità assoluta per quanto riguarda gli esemplari di sesso femminile, sottoposti con successo allo stesso esperimento nel 2004, ma lo è relativamente agli esemplari maschi, che per la prima volta sono riusciti a portare a termine la gravidanza.

Anche se gli scienziati non lo escludono in in prossimo futuro, questa tecnologia è però ben lontana dal potersi applicare agli esseri umani: i topolini nati da due madri sono risultati perfettamente sani, tanto da riprodursi a loro volta in seguito, mentre quelli delle coppie maschili sono morti poco dopo la nascita. Su dodici cuccioli, solo due sono infatti riusciti a superare le 48 ore.

Non mancano dunque criticità: “Quando si fa gene targeting si possono avere effetti collaterali. Si possono alterare altre sequenze che non si intendeva alterare” spiega il biologo dell’Università di Cambridge Azim Surani. Queste alterazioni nel genoma possono essere tramandate alla generazione successive, insieme ai possibili effetti indesiderati.

L’esperimento si scontra inoltre con diversi altri problemi: nei mammiferi placentati, che comprendono umani e roditori, risulta fondamentale il processo dell’imprinting genomico, una modulazione dell’espressione del materiale genetico che può riguardare l’uno o l’altro dei due corredi parentali e che interessa geni coinvolti nel differenziamento e nello sviluppo.

L’imprinting genomico non modifica la sequenza del DNA, ma ne altera l’espressione: in base al sesso del genitore che lo trasmette, un cromosoma può essere escluso dall’attivazione. L'”impronta” indicata nel nome è infatti riferita alla differente metilazione di un determinato locus genico, che impone l’espressione di uno solo dei due alleli di esso, ovvero quello della madre o quello del padre.

Inoltre, riferisce Surani, anche se i piccoli nati da due madri sembrano al momento perfettamente in salute occorre una più approfondita analisi del loro stato dato che potrebbero in seguito manifestare disturbi nello sviluppo non diagnosticati.

Rimangono misteriose le cause di una morte tanto rapida nei cuccioli delle coppie di sesso maschile: tra le ipotesi più accreditate quella di un’eccessiva manipolazione genetica degli embrioni.

 

 

 

 

 

 

Fonti:                   Credits immagini:

Articolo                 Copertina

Geni                      Immagine 1

GPA,                      Immagine 2

PMA

Conferenza

Adozioni

Imprinting

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *