Il carnevale e il mito di Dioniso

“Semel in anno licet insanire”
(“Una volta all’anno si può impazzire”)

Locuzione latina (già di Seneca e Orazio), divenuta proverbiale nel Medioevo, legata al carnevale

A cavallo tra febbraio e marzo, ogni anno, giunge il tempo delle goliardiche parate del carnevale, in cui adulti e bambini scendono per le strade, travestiti con maschere di ogni tipo, e si divertono a fare spiritosaggini, perché, come si suol dire, “a carnevale ogni scherzo vale”.
Si tratta di una celebrazione cattolica, che ha il suo culmine e la sua conclusione nel giorno del Martedì Grasso, ovvero nell’ultimo dì prima della Quaresima. Proprio da ciò potrebbe venire il suo nome: “carnem levare”, infatti, vuol dire in latino letteralmente “togliere di mezzo la carne”, ed è l’espressione che indicava i dissoluti festeggiamenti che precedevano il Mercoledì delle Ceneri e che compensavano , con abbuffate non certo vegetariane, il successivo austero periodo di repressione e digiuno pasquale.
E’ indubbio però che la Chiesa abbia adottato e adattato con il carnevale una tradizione pagana molto antica, che affonda le sue radici nei Saturnalia romani e nelle Antesterie greche, quest’ultime in particolare legate all’affascinante mito di Dioniso.

I primi ricorrevano a Roma nella metà di dicembre e celebravano l’inizio di un nuovo ciclo astrale, ovvero di un nuovo anno. Per questo i festeggiamenti erano dedicati a Saturno, dio della rigenerazione e delle attività agricole, in onore del quale si faceva un sacrificio nel tempio del Foro, ma anche a Giano, dio di ogni inizio (da cui il nome del primo mese dell’anno).
Durante i Saturnalia l’ordine sociale veniva sovvertito e si dava libero sfogo a ogni capriccio delle passioni: si tenevano enormi banchetti, in cui gli schiavi sedevano al fianco dei padroni o addirittura erano da questi serviti, potendo persino permettersi commenti negativi riguardo alle prestazioni dei loro proprietari senza temere punizioni; erano sospese le operazioni militari e chiusi i tribunali e le scuole; erano tollerati il gioco d’azzardo e ogni tipo di comportamento solitamente considerato licenzioso.

Rappresentazione dei Saturnalia

Le arcaiche Antesterie greche erano invece in onore di Dioniso, dio del vino e dell’abbondanza, e celebravano, tra febbraio e marzo, la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera, stagione della fertilità.
Come nella controparte romana, anche qui si tenevano poderosi banchetti, accompagnati con il vino nuovo, prodotto nell’ultima vendemmia e aperto per la prima volta rigorosamente in questa occasione. Persino donne e bambini, diversamente dal solito, dovevano berlo, per imitare l’ebbrezza del dio, a cui si dedicavano inoltre numerosi sacrifici.
Tuttavia, vi erano altri elementi delle Antesterie, che le rendevano molto più vicine all’attuale carnevale, rispetto ai Saturnalia. Oltre alla data di ricorrenza, fra tali caratteristiche va ricordata l’usanza del carro di Dioniso: quest’ultimo girava per le strade portando un cittadino mascherato, impersonificazione della divinità festeggiata, accompagnato da danze e musica. Le parate e le maschere, fra le quali quella di Dioniso era particolarmente diffusa anche in teatro, si sono mantenute nella tradizione fino ad oggi.
L’idolatria della divinità del vino non era affatto casuale nella circostanza del sopraggiungere della primavera: Dioniso rappresentava la rinascita e il rifiorire della vita dalla morte. Ciò risulta evidente dalla storia stessa del suo mito, secondo il quale il dio risorse ben due volte.

La prima avvenne subito dopo la nascita. Questa fu il frutto di una delle tante “scappatelle” di Zeus con donne mortali.
Il re dell’Olimpo si invaghì di Semele, giovane figlia del re tebano Cadmo, la sedusse e la ingravidò assumendo le false sembianze di un bellissimo spasimante. A quel punto l’incontrollabile gelosia di Hera, moglie di Zeus, la portò a manifestarsi a Semele sotto le sembianze della sua vecchia nutrice e a indurre nella ragazza il sospetto che il suo corteggiatore fosse un impostore. Semele, ormai convinta di essere vittima di un tranello, costrinse quindi Zeus a esporre la sua vera identità, sotto la minaccia di lasciarlo, ma l’intollerabile vista della folgore olimpica l’incenerì. Il dio delle saette fece in tempo a salvare il figlio, prelevandolo dal grembo della sventurata e cucendoselo in una coscia.
Quando Dioniso nacque dalla gamba di Zeus (e in questo singolare “parto” si intravede già l’elemento della ri-nascita), secondo il mito, appena in fasce egli fu rapito, dilaniato, cotto e divorato dai Titani, sempre per ordine della gelosissima Hera.
La nonna Rea riuscì tuttavia a mettere in salvo il cuore del nipote e a ricomporre da esso il suo corpo, permettendogli di tornare in vita.

 

Una statua di Dioniso

La seconda resurrezione avvenne in età adulta. Dioniso, dopo essere stato cresciuto dalle Nife del monte Nisa, dalle quali apprese l’arte della viticoltura, dopo aver girato tutto l’oriente, dall’Egitto fino all’India, per insegnare quest’arte agli uomini, e dopo aver combattuto guerre in Tracia e a Tebe, giunse infine al termine del suo peregrinare presso Argo.
Qui il re Perseo, che voleva ostacolarne le conquiste, fu punito duramente: Dioniso fece impazzire con un sortilegio le donne argive, che presero a mangiare i propri figli.
Perseo, per placare l’ira del dio, gli eresse un tempio, ma poi decise di sfidarlo in un duello, in cui rimasero entrambi uccisi.
Dioniso, giunto nell’Ade, fu chiamato dal padre a riunirsi con le altre divinità dell’Olimpo, e così tre giorni dopo la morte risorse, ma prima di tornare fra i vivi e salire sul monte decise di prelevare forzatamente la madre Semele e di portarla con sé.

L’elemento della rinascita non connette il dio del vino solo con il ritorno della primavera dopo l’inverno, ma anche sicuramente con il ritorno di Cristo dalla tomba, anch’esso sopraggiunto dopo tre giorni, festeggiato dai cattolici proprio a Pasqua, dopo il carnevale. Ecco un’altra connessione fra questa festa moderna e gli antichi riti pagani dionisiaci, ma che potrebbe in realtà indicare un più profondo legame fra la storia di Gesù nella tradizione cristiana e il mito qui raccontato.

Fonti:                                   Immagini:
1) I fiori del male                   Copertina
2) La cooltura                         Sopra (1)
3) Silvia Ronchey,                   Sopra (2)
“Il sacrificio di Dioniso”

 

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