Buon sangue non dice verità: la mistica fasulla del sangue.

“Sangue chiama sangue”-Proverbio

Molta della narrativa riguardo ai gruppi umani, alle discendenze, le stirpi e le famiglie si basa su un modo particolarmente “magico” e “mistico” di usare la parola “sangue”.

“Buon sangue non mente”, “il sangue non è acqua”, “sangue del proprio sangue” sono espressioni di uso comune e relativamente pedestri che, tuttavia, disvelano come il concetto di “sangue” sia particolarmente denso di significati, nella cultura occidentale.
In particolare, si utilizza “sangue” per evidenziare una comunanza, un’omogeneità che si presuppone esista tra un particolare gruppo di persone; solitamente si tratta di una famiglia, dove “consanguineità” indica, anche letteralmente, un rapporto di discendenza parentale.
Ma… i figli non hanno lo stesso sangue dei genitori. Cosa vorrebbe dire, poi, “avere lo stesso sangue”? Si tratta forse di gemelli siamesi?
Sembra stupido, in effetti, osservare da un punto di vista letterale questo tipo di espressioni, ma questo tipo di analisi dischiude una pretesa assolutamente irrealistica, per quanto taciuta, dei rapporti di parentela nella concezione occidentale.
Essere “dello stesso sangue”, infatti, non significa semplicemente essere geneticamente o “biologicamente” discendenti di un particolare parente; al tempo della nascita di questo modo di esprimersi, non si sapeva nemmeno cosa fosse una “genetica” o una “biologia”. No, dire “dello stesso sangue” è un modo per evidenziare che ci si aspetta, da una particolare persona, una comunità di intenti, di carattere, di obiettivi con un gruppi di “antenati” identificati come “discendenza, o stirpe”. In parole povere, attraverso l’idea di “sangue”, si cerca di creare e standardizzare un’omogeneità che viene imposta come “naturale” perchè “biologica”.

L’illusione che si arriva a creare è che il sangue, la discendenza quindi la somiglianza estetica tra persone affini, veicoli anche la “cultura”, i “costumi” e i modelli comportamentali tipici di un particolare gruppo sociale. La mistica del sangue consiste infatti in un camuffamento del processo di socializzazione dell’individuo: l’individuo non appare più educato secondo un particolare tipo di società a presentarsi in una certa maniera, ma esso si comporta così per “sangue”, per “natura”.
La problematica di questo modo di pensare è che, esteso ad ampie categorie di persone, il sangue-come-cultura è il concetto base di ogni tipo di razzismo. La “purezza del sangue” è dopotutto l’ossessione del razzista, il “meticcio” il suo spauracchio più temuto; insomma, parlare di sangue deve significare parlare con attenzione.

 

Kinship and Gender; L. Stone

Articolo di Vox

 

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