Quando parliamo di personalità disturbata?

Dalla “Follia” al “Disturbo di personalità”

Nel secolo scorso una persona dal comportamento “anormale” e fuori dal comune veniva automaticamente inserito sotto l’etichetta “Pazzo”. Si trattava, senza alcun tipo di ragionamento sensato, di “follia” e i pazzi avevano un unico e solo destino: il manicomio. Finalmente, nel 1978, con la Legge Basaglia, i manicomi sono stati chiusi, permettendo di restituire dignità e valore ai malati. Si iniziò così, nel tempo, a porre attenzione su quei comportamenti che caratterizzavano tali personalità “anormali”.

Oggi i “pazzi” non esistono più, ma solo individui la cui singolarità è data da aspetti biologici e fisiologici, psichici ed emotivi e, infine, sociali. Tali aspetti sono stati analizzati, al fine di garantire a tali personalità la possibilità di intraprendere un percorso terapeutico, che sottolinea la centralità della persona. Un percorso che permetta di restituire una nuova rispettabilità in un mondo che, ormai, sente la necessità di etichettare ogni comportamento che non rientri nella cosiddetta normalità.

Quando parliamo di Disturbo di personalità?

Si parla di “Disturbo di personalità”, quando vi è la presenza di un pattern costante di pensiero e comportamento che devia marcatamente delle aspettative imposte dalla cultura dell’individuo. La personalità si costruisce nel tempo, nella fase adolescenziale è ancora in costruzione. Nel momento in cui il disturbo sorge, spesso a causa di gravi abusi o mancanze durante l’infanzia, si tratta di un disturbo definito “egosintonico”; la persona non si rende conto di agire in modo disturbato, non problematizza la propria sofferenza e non è consapevole di avere un disturbo. Di conseguenza, è scarsamente motivata ad attuare cambiamenti nei propri comportamenti e nella propria personalità.  E cambiare la propria personalità significa accettare di agire in modo non funzionale. Secondo le analisi, i pazienti giungono in terapia perché soffrono, ma allo stesso tempo non riescono a diventare “agens” della stessa sofferenza.

Dopo una lunga analisi, dal punto di vista scientifico e psicologico, hanno individuato e classificato i disturbi di personalità al fine di elaborare, una volta definita la diagnosi e i diversi tratti che li caratterizzano, un percorso terapeutico incentrato sul benessere e sulla stabilità dell’individuo.

La classificazione dei disturbi

Senza rientrare in vane definizioni la cui comprensione è possibile se si è in possesso di competenze specialistiche, l’articolo in questione vuole dare un panorama generale di tali disturbi. Lo scopo è quello di allontanare i pregiudizi che ancora oggi individuano il paziente dello psicologo come “pazzo” o, nel caso di comportamento inconsueto, come “folle”, senza pensare che, dietro ad una personalità “disturbata” vi sia una motivazione sensibile e che il pazzo sia in realtà una persona che porta con sé un mondo interiore drammatico e intricato.

Paranoide, schizoide, schizo-affettivo, istrionico, narcisistico, borderline e antisociale, evitante dipendente e ossessivo compulsivo di personalità. Queste sono le tante etichette che possono definire il folle e che dovrebbero far capire che non si tratta di un unico grande contenitore in cui entrano tali individui, ma che la singolarità e l’originalità di ognuno di loro è data da caratteristiche specifiche. Queste, in realtà, fanno parte del mondo comune di oggi e , in queste persone, hanno subito solamente un maggior peso e drammaticità, fino a sfociare in quel che ora possiamo finalmente chiamare “Disturbo di personalità”.


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