Libertà di stampa in Europa verso un nuovo declino

150.348, 3.003, 319… Stiamo dando i numeri? Sì, o meglio, cifre che rispettivamente rappresentano personalità di spicco destituite in Turchia, edifici accademici chiusi con decreto del governo di Ankara e giornalisti arrestati dal giorno del tentato colpo di Stato. Questa situazione viene fotografata dal report annuale redatto dal Consiglio d’Europa – “Democracy at risk: threats and attacks against media freedom in Europe” – e presentato a Strasburgo nel 2019, dalla cui lettura emerge il declino della libertà di stampa in tutto il Vecchio Continente.

Il dato allarmante riguarda l’inclusione dell’Italia al fianco di Russia, Turchia e Ungheria: i quattro Paesi su cui il report si concentra, in virtù del brusco aumento di violazioni della libertà di stampa. In Italia le segnalazioni sarebbero aumentate dall’istituzione del nuovo governo di coalizione di Lega e Movimento 5 Stelle, ostile sui social media nei confronti dei giornalisti. Il report attribuisce inoltre le maggiori responsabilità delle violazioni a organizzazioni criminali e gruppi neofascisti. Basti ricordare l’esemplare caso del giornalista di “Nemo” Daniele Piervincenzi, dopo un’intervista sui rapporti di Spada con Casapound. Venne fisicamente attaccato a Ostia insieme al suo operatore da Roberto Spada, membro del clan contiguo a quello dei Casamonica. Molti giornalisti in Italia sono dunque costretti a vivere e lavorare sotto scorta.

Anche il Press Freedom Index, redatto dall’organizzazione non governativa Reporters Sans Frontières, rivela il continuo declino delle condizioni di sicurezza per quanto riguarda il lavoro dei giornalisti e dei professionisti dell’informazione in generale. Il 23 settembre 1985 la camorra uccideva Giancarlo Siani, corrispondente de “Il Mattino” di Napoli, per la sua inchiesta sulla commistione tra criminalità organizzata e politica locale. A questo

si aggiungevano, inoltre, le sue indagini sugli appalti pubblici per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto dell’Irpinia del 1980 nei dintorni del Vesuvio. A 34 anni dall’omicidio del giornalista italiano siamo tutt’oggi testimoni di attentati alla libertà di stampa attraverso l’omicidio di giornalisti e intellettuali in diverse zone d’Europa. In Slovacchia il 21 febbraio 2018 il giornalista Ján Kuciak è stato ritrovato morto insieme alla sua fidanzata; stava indagando su alcuni finanziamenti europei gestiti da cittadini italiani residenti in Slovacchia con presunti legami con la ‘ndrangheta.

Solo pochi mesi prima, Malta fu teatro dell’attentato che portò alla morte di Daphne Caruana Galizia, giornalista investigativa che indagava sul riciclaggio nell’Unione Europea e che aveva svelato il coinvolgimento del capo staff del Premier Muscat e del ministro dell’Energia e della Salute nei Panama Papers. Considerata da tempo in pericolo, il 16 ottobre 2017 la giornalista maltese morì saltando in aria all’interno della sua auto.

Un altro atto di stampo tipicamente mafioso che ricorda gli attentati con autobombe che in Italia

 

negli anni ’90 coinvolsero i magistrati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli agenti delle loro scorte.

Sul riciclaggio dei fondi dell’Unione Europea stava indagando un’altra giovane giornalista, Victoria Marinova, poi trovata morta nell’ottobre 2018 a Ruse, Bulgaria.

Appare evidente come il diritto ad esprimersi liberamente sia spesso intrinsecamente connesso al diritto alla vita. I casi riportati evidenziano come la mancanza di una tutela da parte dello Stato renda tali diritti pericolosamente pregiudicati.


FONTI:

ROMATODAY

tpi.it

rsf.org

wired.it

ilbolive.unipd.it

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