Baldur’s Gate III è finalmente realtà

Baldur’s Gate!? Cos’è?

Attenzione! Attenzione! Qualcuno ricorda Baldur’s Gate, per gli amici BG? Dice niente a nessuno? Molti effettivamente non l’avranno mai sentito nominare, per altri invece il solo sentire questo nome porta alla luce infiniti ricordi: memorie di pomeriggi persi davanti al computer, di battaglie epiche e conversazioni nelle locande, di incontri magici e armi leggendarie.

Assoluta pietra miliare per il mondo videoludico e in particolare per i GDR (giochi di ruolo) Baldur’s Gate, sviluppato da BioWare ha visto i suoi natali nel lontano 1998. Interfaccia isometrica in 2D, fine e valida caratterizzazione dei personaggi unita al ricchissimo e meraviglioso universo dei Forgotten Realms (vastissimo mondo di fantasia nato in primis dalla mente di Ed Greenwood), narrazione perfettamente calibrata di un soggetto e una sceneggiatura da antologia. Tutt’oggi BG II – Shadows of Amn è riconosciuto come uno dei giochi migliori al mondo.

L’annuncio

Ecco che nella prima settimana di giugno, in concomitanza con la conferenza di Google Stadia (piattaforma per il cloud gaming della compagnia americana di Mountain View che permette di fruire dei videogiochi come in uno streaming, circa alla maniera di Netflix), Larian Studios, nota casa di sviluppo belga, ha annunciato che sta lavorando niente popò di meno che a Baldur’s Gate III, terzo capitolo della saga che i fan aspettavano da decenni.

Dopo Baldur’s Gate I, con l’espansione Tales of the Sword Coast, e Baldur’s Gate II – Shadows of Amn, corredata dalla non brillantissima espansione Throne of Bhaal, la saga non era più progredita, anche coerentemente all’andamento della narrazione, che era giunta ad un punto fermo anzi fermissimo nel finale di Throne of Bhaal: la storia sanguinosa della progenie del dio Bhaal si concludeva col protagonista che poteva decidere se assurgere al trono divino del padre come nuovo Signore dell’Omicidio o proseguire la propria vita lungo la Costa della Spada come un mortale, attorniato dagli affetti terreni. Non c’era una ragionevole possibilità di sviluppare eventi ulteriori a partire da qui.

Un’eco dal passato

A ridare nuova linfa alla saga ci aveva provato prima l’Enhanced Edition, proposta per entrambi i capitoli, rispettivamente nel 2012 e nel 2013, che andava a migliorare e aggiornare alcuni aspetti degli originali aggiungendo giusto qualche particolare. Dopo di questa era uscita nel 2016 un’ulteriore espansione proprio per l’Enhanced Edition, dal titolo Siege of Dragonspear. Nessuna di queste iniziative però, seppure apprezzate dai fan, hanno riscosso grandissimo successo (da citare: in Dragonspear ha fatto la sua comparsa il personaggio di una donna transgender con grande scandalo da parte di alcuni utenti; c’è bigottismo anche in questo mondo).

Nel segno di Baldur’s Gate

Erano piuttosto emersi altri titoli che avevano un’impronta analoga, si pensi a Pillars of Eternity e Divinity: Original Sin, accomunati principalmente dall’interfaccia isometrica e dal tipo d’ambientazione fantasy; non per ultimo, sono stati entrambi finanziati grazie all’utilizzo della piattaforma di crowdfunding Kickstarter. Per quanto riguarda Pillars of Eternity, il richiamo alla saga di casa Bioware (Baldur’s Gate) era esplicito, ed è evidente a partire dalle atmosfere che si respirano nel gameplay e dalla modalità di combattimento: questo infatti non è organizzato per turni, ma in tempo reale (come invece è in Divinity: Original Sin) ed è profondamente incentrato sulla pausa tattica. L’unica sostanziale differenza risiede nel fatto che il sistema di BG è interamente basato sulle regole delle edizioni di AD&D (Advanced Dungeons & Dragons), mentre Pillars of Eternity fa, si può dire, a modo suo.

Divinity: Original Sin invece – dicevamo – si differenzia maggiormente da Baldur’s Gate: il combattimento è sì tattico, ma turn-based (non in tempo reale) e le atmosfere sono molto più scanzonate, a tratti comiche. A prescindere da questo confronto, D:OS è stato sicuramente innovativo nel mondo dei GDR isometrici e ha portato nel suo contesto una ventata d’aria fresca. Importante valutarne differenze e peculiarità poiché la casa che l’ha sviluppato è la stessa Larian Studios che ha annunciato BG III.

Innovazione e tradizione

Ci si può porre una domanda: sarà Larian a fare un passo indietro rispetto alle idee che ha portato avanti finora per meglio iscriversi nello stile dello storico gioco o saranno le tipicità di Baldur’s Gate ad “asservirsi” alle idee e all’animo dei suoi nuovi sviluppatori? Larian ha confermato in una successiva intervista che il tentativo sarà quello di fare una sintesi di queste due tendenze. Si ritroverà perciò un prodotto da una parte in linea con la tradizione creativa dello studio belga e dall’altra rispettoso della tradizione (saranno per esempio rispettate le regole di AD&D). Innovazione e tradizione.

Cosa sappiamo di Baldur’s Gate III? E a chi interessa?

Lo sviluppo della trama muoverà da un tempo di molto successivo alla narrazione di Throne of Bhaal (circa cent’anni dopo) e quindi non troveremo una storyline direttamente collegata a quel capitolo (come già accennato), sebbene gli sviluppatori di Larian abbiano detto che citazioni e rimandi agli originari capitoli degli anni ’90 – primi 2000 saranno presenti. Inoltre saranno contemplate dagli sviluppatori anche le edizioni cartacee del gioco Dungeons & Dragons edite da Wizard of the Coast, editore che si occupa per l’appunto delle pubblicazioni di D&D e col quale gli sviluppatori di Larian stanno lavorando a stretto contatto per la miglior resa possibile del gioco.

D’altronde un progetto che si propone di riesumare un titolo così datato si rivolge in prima istanza ad un pubblico altrettanto datato, che possa aver apprezzato questi giochi al tempo della loro uscita o poco più tardi. Quello che più brama questo ipotetico fruitore del gioco è emozionarsi nel notare in un’ambientazione o nel racconto di un bardo un rimando al Baldur’s Gate di vent’anni fa, che tanto l’aveva affascinato.

Il nome di un personaggio, di un NPC, di una città o di un nemico leggendario lo riporterebbero ad allora e non ci sarà da stupirsi se a qualcuno scenderà pure una lacrimuccia. Si tratta pur sempre di un ricordo e i ricordi portano sempre con sé un’emozione nostalgica ancorandosi a un’esperienza, ancorché videoludica. Non è poi detto che una narrazione videoludica non possa competere con quella di un romanzo. Se può emozionare un’opera narrativa stampata può farlo forse anche un’opera narrativa d’altro genere.

Il tempo passa in quel di Baldur’s Gate

Questa osservazione a proposito dei possibili fruitori rende di rimando esplicito una volta di più (come se ce ne fosse bisogno) che il mondo dei videogiochi non è qualcosa ad appannaggio dei bambini né solamente “per ragazzi”, anzi tutt’altro.

Il titolo è d’altro canto poco appetibile alle nuove generazioni (e neanche solo a queste, infatti la saga di Baldur’s Gate non rientra nei radar di molti videogiocatori anche più in là con gli anni) oramai abituate a giochi si può dire “più moderni”. È soprattutto la visuale isometrica e il 2D dei primi BG a far storcere il naso, apparendo vecchia e per alcuni noiosa.

Innegabile è che l’intera saga dimostra, oggigiorno, tutti i suoi ventuno anni di vita e sembra proprio venire dal passato, un passato polveroso ed enormemente lontano dalle grafiche 3D straordinarie d’oggi, dai gameplay interattivi dei giochi di più nuova generazione e dai ritmi più frenetici di altri GDR (che però peccano in profondità e tecnicismi).

Si parla di ventun’anni, che se è tanto per qualunque millennial è un tempo abnorme per questo mondo videoludico, dove tutto corre velocissimo. Per farsi un’idea, nel ’98 la PlayStation era ancora praticamente una novità.

La speranza è che proprio uno studio innovativo come Larian possa ridare nuova linfa alla saga senza però snaturarla.

“I serve the Flaming Fist”

Il trailer racconta poco. Visione dall’alto di una Baldur’s Gate (la città più grande e famosa della Costa della Spada che dà il nome al titolo) silenziosa, con torri di fumo che si alzano qua e là; sui bastioni non ci sono guardie. Addentrandosi nella città fa la sua comparsa un soldato del Pugno Fiammante (lo si riconosce dall’armatura) che arranca. Terrorizzato come se seguito da qualcuno, si rende presto conto che il male non lo minaccia da fuori, ma da dentro. Un’orrenda mutazione gli fa completamente perdere le fattezze umane e lo tramuta in un essere che nell’universo di D&D e dei Forgotten Realms è conosciuto come “illithid” o “mind flayer”.

Gli illithid sono creature dotate di grandissima intelligenza che si nutrono di cervelli e lontani dalla luce del sole tramano per la conquista del mondo. Possono inoltre impiantare nelle loro vittime delle larve le quali poi causano la suddetta mutazione.

La città è stata quindi oggetto di una mutazione generalizzata (si vedono infatti nel cielo numerose figure fluttuanti, riconducibili ad altri mind flayer)?

Tra le nuvole nel cielo tempestoso grigio e apocalittico si intravedono anche dei tentacoli enormi che da una parte sembrano ricordare lo Chtulhu lovecraftiano, dall’altra i più avvezzi a Dungeons & Dragons potrebbero riconoscere le propaggini viscide di un Elder Brain, enorme cervello che guida con impulsi elettrici intere colonie di illithid.

Baldur’s Gate, Larian Studios, atmosfera cupa, mutazioni, regole di AD&D e collaborazione con Wizard of the Coast: gli ingredienti per un gioco incredibile ci sono tutti.


FONTI

Multiplayer.it

GameSpot – Trailer

 

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