Assorbenti come i diamanti: un lusso?

Assorbenti e pannolini sono tassati in Italia tanto quanto il nuovo smartphone ultra sofisticato appena uscito, rientrando quindi nella cosiddetta fascia dei “beni di lusso”, ovvero quei beni di cui si può fare a meno.

Non ci sono dubbi che avere l’ultimo modello di cellulare (o l’acquisto di sigarette, vini e merendine) sia superfluo, e sicuramente ne possiamo fare a meno, ma vale la stessa cosa quando parliamo di assorbenti e prodotti igienici?

Una proposta recente

A marzo il Partito Democratico ha proposto una riduzione della percentuale applicata sugli assorbenti dal 22% al 5%. La camera non è stata favorevole (253 i voti contro, solo 189 i favorevoli).

Sarebbe potuto essere un grande passo verso altri paesi europei, dove la tassa è già stata abbassata. Alcuni esempi: Olanda, Portogallo e Belgio hanno una tassa sugli assorbenti del 6% e in Irlanda (così come in Canada) i beni per l’igiene femminile NON sono tassati. L’Italia non ha saputo sfruttare questa possibilità per poter abbattere il paradosso per cui bisogna pagare per un bene che è una risposta ad una necessità fisiologica, tassato invece come bene di lusso (così riporta Wired).

Quando sono nati gli assorbenti?

Vedono la loro apparizione nell’Antico Egitto, molto basilari rispetto ai moderni tamponi, fatti in fibra di papiro e lino. Non erano gli unici, venivano utilizzati anche tamponi di stoffa, spugna e muschio.

Bisognerà arrivare fino alla fine dell’Ottocento, quando Johnson&Johnson inizierà a commercializzare i primi assorbenti, i lister’s towels. Fu un flop perché le donne provavano vergogna a comprarli.

Cosa successe quindi? Siamo nel pieno del Prima Guerra Mondiale e le infermiere si accorsero ben presto di come la cellulosa usata per le bende fosse in grado di assorbire parecchio rispetto al cotone che veniva utilizzato. Kimberly-Clark, ad oggi leader mondiale per i prodotti in carta, tra cui Huggies e Kleenex, iniziò a produrre assorbenti in cellulosa. Per evitare il disagio alle casse vennero venduti esclusivamente self-service.

È lotta alla Tampon Tax

  • Onde Rosa

Diverse sono state le iniziative poste da più associazioni per poter smuovere qualcosa in Parlamento in merito alla tassa: sulla popolare piattaforma Change.org è stata creata una petizione promossa da Onde Rosa, una piccola associazione che è stata in grado di collezionare in poco tempo 256.034 firme. Tra i commenti si può leggere “questa tassa non dovrebbe esistere in primis” e ancora “perché il ciclo non è una scelta”.

Gaia Romani, 22 anni, nata a Milano e tra le fondatrici di Onde Rosa, dice che l’associazione si è formata a partire da un gruppo di amiche che si sono trovate a parlare delle discriminazioni che ogni donna deve affrontare nella sua vita. L’associazione non ha quindi solo questo come obiettivo, ma si batte quotidianamente per tutte le discriminazioni ai danni delle donne. Dichiara ancora a Io Donna che il ciclo mestruale non è una scelta e non è un lusso, bensì una discriminazione della quale non ci accorgiamo neanche: basti pensare che gli assorbenti sono tassati come beni di lusso. I tartufi no. È bene ricordare come invece le lamette da barba (i classici rasoi per uomini) siano tassati solo 4%.

Oltre a Gaia, le altre fondatrici sono Agnese ZappalàBeatrice PallottaChiara VannucciCarlotta Scozia, Carolina Faccini, Erica Boiano, Laura Fracaro, Martina GammellaSilvia De DeaVittoria Loffi.

Queste ragazze sono state in grado di creare un vero e proprio movimento contro la tassa. È una petizione che nasce da ragazze tutte tra i 30 e i 20 anni, capace di coinvolgere tutte le fasce d’età, perché queste discriminazioni colpiscono tutte le donne, mamme, nonne, sorelle.

  • Le Nostre Cose

Oltre a questo gruppo nato a Milano, è nato anche Le Nostre Cose, collettivo di Roma che ha realizzato in alcune tra le più conosciute università di Roma delle installazioni provocative contro la tassa sugli assorbenti.

Il gruppo è formato da cinque giovani studentesse di Comunicazione a Roma: Alice, Chiara, Martina, Federica e Alice. Anche loro hanno lanciato una petizione su Change.org.

Si definiscono “una piccola associazione che profuma di solidarietà femminile”. Le loro installazioni hanno subito avuto una grande diffusione e in pochi giorni i maggiori social come Instagram e Facebook hanno visto decine e decine di foto con borse in tela per contenere gli assorbenti nelle università, il tutto senza prezzo e basato solo sulla solidarietà tra donne. Molte anche le repliche in diverse parti di Italia a cura di giovani colpite dal progetto e pronte a battersi per sostenere la causa.

Il Tampon Book

In Germania è stato recentemente diffuso il Tampon Book, libro-protesta contro la tassa sugli assorbenti in Germania, dove la tassazione è del 17%, Qual è la proposta di The Female Company, associazione creatrice del progetto? Un libro che contiene 15 assorbenti al suo interno e alcune pagine riguardanti la storia degli assorbenti e delle mestruazioni e anche diverse illustrazioni a cura di Alica Läuger e Ana Curbelo, per poter eludere la tassazione (la tassa sui libri è solo del 7%). Il progetto negli ultimi giorni sta impazzando sul web, dove migliaia di donne mostrano fiere il proprio acquisto. Il libro è letteralmente andato a ruba. I personaggi presenti nel libro sono donne forti e indipendenti, proprio come quelle che oggi chiedono di abbassare la tassa.

Tassa che in Germania è entrata in vigore nel 1963, dove solo 36 donne su 535 membri votanti hanno potuto esprimere il proprio parere. Ai principali politici tedeschi sono giunte 100 copie del libro per cercare di far riflettere ulteriormente sulla questione.

Possiamo solo sperare che le proposte in Italia continuino e che anche i nostri politici, così come quelli degli altri paesi europei, possano agire il prima possibile sulla questione.

Potete trovare le petizioni a cura di Onde Rosa e Le Nostre Cose a questi link: petizione Onde Rosa; petizione Le Nostre Cose.


FONTI

Wired

The Guardian

Io Donna

Today

CREDITS

Copertina

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