Detroit Become Human: L′erede di Asimov?

Sviluppata da Quantic Dream e pubblicata dalla Sony, “Detroit: Become Human” è un′avventura grafica per console uscita nel 2018 e ambientata trent′anni più in là rispetto alla nostra linea temporale. La trama ricorda fortemente racconti fantascientifici noti, come “Io, Robot” di Isaac Asimov o l′universo di “Blade Runner”. Cosa più importante, l′intera storia si districa attraverso le scelte del giocatore-spettatore, che avrà quindi modo di influenzarne completamente il finale.

Nella Detroit del 2038, gli androidi sono ormai diventati parte fondamentale della vita umana, con gli usi più disparati. La CyberLife produce macchine per le investigazioni poliziesche, l′uso domestico o semplicemente come forza lavoro, le quali vengono lentamente a soppiantare le loro controparti umane e aumentano la disoccupazione nei ceti più bassi.
Inoltre, la pace nazionale è minacciata da quelli che sono comunemente noti come “devianti”, androidi che presentano un malfunzionamento e si ribellano ai loro padroni umani, bypassando il proprio software ed esprimendo emozioni.
La storia di “Detroit: Become Human” si divide su tre personaggi principali, le cui storie si intrecciano.

Connor: è un prototipo avanzato, più forte e più veloce dei suoi simili, impiegato in polizia per risolvere situazioni con ostaggi complesse ed eliminare fisicamente i Devianti, su ordine della CyberLife. Le sue scelte possono portarlo a scontrarsi con la ribellione degli androidi e con i suoi leader o a diventare egli stesso un Deviante, cambiando per sempre il destino di Detroit.

Kara: un robot progettato come governante per un nucleo bifamiliare. Il padre, dopo la perdita del lavoro, diventa alcolista e violento, mettendo a rischio la vita della propria figlia. Kara può fare la scelta di non immischiarsi, seguendo la sua programmazione, o diventare una Deviante, per fuggire il più lontano possibile da quell′incubo, verso il Canada.

Markus: nato come assistente per gli infermi, si ritrova ben presto ad essere il leader dei Devianti per portarli in libertà. Può scegliere di protestare in maniera pacifica contro gli umani, ottenendo con il minimo rischio i diritti fondamentali degli androidi, o attaccare le autorità a testa bassa, scatenando una guerra civile di proporzioni catastrofiche.

L′elemento più interessante di questa trama articolata è che ognuno dei tre personaggi rappresenta la metafora di una realtà o un periodo storico preciso.
Connor rappresenta il soldato perfetto, che può eseguire gli ordini o violarli abbracciando la sua componente umana; la storia di Kara richiama fortemente quella degli ebrei mandati nei campi di sterminio, che cercavano la salvezza oltre il confine dei paesi occupati; infine Markus rappresenta la società afroamericana del 1800, durante la schiavitù e la ribellione per conquistare la libertà.
Si tratta di concetti sottili, che vengono a galla a mano a mano che si procede nella storia. Qualunque sia la scelta dei giocatori, ben presto ci si renderà conto che ogni decisione tende ad avere un prezzo. Ogni minima variazione della trama porterà su un binario diverso, influenzando quindi il finale o i finali, in maniera positiva o negativa.

Quantic Dream, già nota per titoli come “Heavy Rain” e “Beyond: Two Souls”, regala totale libertà allo spettatore, lasciandogli scegliere personalmente ogni aspetto della storia. In questo modo, la trama si adatta ad ogni esigenza, regalando emozioni uniche in base allo stile di gioco.

Ci sono infine numerosissimi momenti intensi e toccanti, in cui tutto lo spirito della storia prende vita e i personaggi scelgono o meno di cedere alle proprie emozioni, passando da semplici macchine a umani “più umani degli umani stessi”, mettendo gli esseri biologici in secondo piano. L′avventura, di circa quindici ore senza contare l′elevata rigiocabilità del titolo, è accompagnata da musiche new age toccanti o ricche di azione.

Qualsiasi finale si raggiunga, “Detroit: Become Human” è un capolavoro del suo genere. In un′epoca in cui la robotica prende sempre più il controllo delle nostre vite, ecco sorgere nuovamente la domanda esistenziale dell′uomo: le macchine possono sviluppare una coscienza?

FONTI

Wikipedia

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