Il diritto d′autore: dalla tutela alla libertà

Cos’è il diritto d’autore?

Il concetto di “diritto d’autore” appartiene agli ultimi secoli della storia; nato con l’invenzione della stampa a partire dal XV secolo, prima di allora non aveva mai conosciuto una propria definizione.

Ogni opera nasce da un’idea, dalla creatività dell’autore: ogni opera musicale, letteraria, teatrale, cinematografica, lirica e delle arti visive si trova tutto il suo impegno, che merita di essere tutelato.

“È il diritto che consente all’autore di poter disporre in modo esclusivo delle sue opere, di rivendicarne la paternità, di decidere se e quando pubblicarle, di opporsi ad ogni loro modificazione, di autorizzarne ogni tipo di utilizzazione e di ricevere i relativi compensi, retribuzione dovuta a chi ha creato un’opera”.

Una breve storia

La tutela nell’antica Roma

Attraverso la actio iniuriarium aestimatoria, il diritto romano introduce una prima tutela dell’autore; tuttavia, essa non riconosceva il diritto patrimoniale agli stessi autori, ma solamente ai librai che possedevano materialmente il manoscritto. Era solamente riconosciuto il diritto di non rendere pubblica l’opera e il diritto di tutelare la personalità dell’autore. L’actio, oggi conosciuta come diritto morale d’autore, prevedeva che, una volta pubblicata l’opera, tutti i diritti venissero riconosciuto ai librai e agli editori.

Nel Medioevo

Con la caduta dell’Impero Romano e l’avvento del Medioevo, la cultura si rifugia nei monasteri. Con la nascita delle prime scuole e delle Università, aumenta la domanda di testi letterari e di conseguenza il mercato librario. A tale esigenza diedero risposta i stationarii, bottegai che producevano libri per scopi commerciali, spesso in collegamento con le università e a servizio delle richieste di maestri e studenti.

L’invenzione della stampa

Le prime forme di diritto d’autore o, possiamo anche dire per utilizzare una terminologia più moderna, di copyright, nascono ufficialmente nel XIV secolo. L’autore, però, non riveste un ruolo di rilevo verso la propria opera.

Con l’invenzione delle prime stamperie a Venezia, si arriva finalmente alla formulazione delle prime legislazioni sul diritto d’autore; nel 1603 venne riconosciuto il “diritto di stampa” esclusivo dell’autore per il quale egli avrebbe potuto usufruire della vendita della propria opera per un periodo pari a 20 anni.

Lo Statuto di Anna

Le moderne legislazioni sul diritto d’autore furono redatte sul finire del XVIII secolo: con lo Statuto della Regina Anna d’Inghilterra, il Copyright Act del 1709, venne introdotto in Inghilterra il diritto d’autore, che garantiva allo stampatore una protezione legale e il privilegio di stampa dell’opera per 14 anni, alla fine dei quali, l’opera ritornava nelle mani dell’autore che poteva goderne a sua volta per 14 anni. Trascorsi i 28 anni, il tutto sarebbe stato ceduto al dominio pubblico.

Allo Statuto di Anna si ispirarono successivamente le leggi del resto dell’Europa che, nell’era dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese, approfondiranno il concetto del diritto morale dell’autore, creando una dicotomia tra i sistemi di copyright all’inglese, basata sulle regole naturali del commercio, e i sistemi del resto dell’Europa basata sui diritti della persona.

La Convenzione di Berna

Dal XX secolo, il diritto d’autore è regolato da trattati di stampo internazionale, atti a garantire diritti ugualmente riconosciuti in ogni singolo paese. Con la Convenzione di Berna si prevede una durata dei diritti pari alla vita dell’autore e altri 50 anni di tutela ai discendenti diretti. La collaborazione internazionale per la stesura e l′applicazione della Convenzione di Berna rappresenta una sorta di anticipazione del modus operandi dell′UE; stipulata per la prima volta nel 1886, dopo che gli stati del continente si erano resi conto che limitare la tutela del diritto d′autore a un singolo paese permetteva ancora di commettere abusi al di fuori del territorio in questione: per questo si giunse alla prima legge internazionale di questo tipo.

L’era digitale

Con l’avvento dell’era digitale, gli stati internazionali hanno sentito l’esigenza di una evoluzione del diritto d’autore, messo in pericolo oggi dallo sviluppo dei sistemi di comunicazione e dei mezzi che facilitano la riproduzione delle opere artistiche. La Word Trade Organization, nel 1998, ha stipulato il DMCA (Digital Millennium Copyright Act), che vede allungare la validità dei diritti alla vita dell’autore e 70 anni dalla morte.

La nascita nel 1967 a Stoccolma della World Intellectual Property Organization (WIPO) sancisce così il riconoscimento pressoché mondiale del copyright e promuovendo attraverso la cooperazione internazionale la creazione, disseminazione, uso e protezione dei prodotti della mente umana per il progresso economico, culturale e sociale di tutta l’umanità.

 Il copyright nell’era dei Millennials

La legge distingue due tipi di diritti: diritto morale e diritto economico. I diritti morali rimangono di proprietà dell’autore fin dall’antichità romana, con la già citata actio iniuriarum, e hanno lo scopo di proteggere la personalità dell’autore. I diritti economici, invece, possono essere ceduti ad altri soggetti e la durata è limitata a 70 anni dopo la morte dell’autore, terminati i quali l’opera può essere sfruttata liberamente da chiunque senza consenso di compenso.

Con l’avvento di Internet e la conseguente diffusione di informazioni senza nessun costo di materiale e di distribuzione, ha implicato il sorgere di nuovi approcci alla questione. Si sente la necessità di “aggiornare” e “modernizzare” le leggi ormai desuete, volte a garantire i diritti d’autore anche in quell’immenso mondo che è la rete.

Le possibilità di distribuzione e scambio dei contenuti attraverso i nuovi canali digitali sollevano problematiche inerenti alla capacità di controllo della diffusione dei contenuti sulle reti e alla tutela del diritto d’autore e delle libertà fondamentali. Grazie alla possibilità di digitalizzare ogni contenuto tradizionale (dai contenuti audiovisivi a quelli editoriali, etc.), la rete internet rappresenta un mezzo di straordinaria rilevanza per la promozione di un mercato unico dei contenuti ma pone, altresì, problematiche relative al governo della diffusione legale dei contenuti stessi che debbono trovare un’adeguata risposta.

Fenomeni di pirateria

Al fenomeno della pirateria, come lo streaming, il peer-to-peer e il download, rispondono effetti per i produttori e i distributori dei contenuti. La difficoltà nel limitare la diffusione e la semplicità di condivisione della rete, pongono nuove sfide nella tutela del diritto d’autore. La possibilità più economica per l’utente, in termini di tempo e semplicità, è quella del download dei contenuti protetti dal diritto d’autore, resi disponibile nel web; collegandosi al server, l’utente può trasferire i files di proprio interesse. Il peer-to-peer consente, invece, di usufruire di servizi file-sharing con i quali gli utenti scambiano tra loro i files. I meccanismi di streaming offrono la possibilità di fruire di contenuti audiovisivi offerti attraverso la trasmissione dati. Ciò che accomuna tutte queste tecnologie è il loro utilizzo gratuito e in violazione delle norme del diritto d’autore.

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni

In Italia, un ruolo centrale nella tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica è garantito dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM). Essa ha sviluppato un approccio di intervento bilanciato tra l’esigenza di promozione dell’offerta legale e la repressione delle violazioni del diritto d’autore.

L’evoluzione del copyright: il copyleft.

Il modello storico di “copyright” ormai non è più in grado di tutelare la necessità degli autori. Oggi non si parla più di copyright, bensì di copyleft, un fenomeno che permette di riutilizzare o riprodurre l’opera riconoscendo i diritti morali dell’autore originario.

La figura più importante per la nascita del concetto di copyleft fu Richard M. Stallman. Egli ideò un metodo che prendesse dal copyright le caratteristiche di tutela, ma concentrandosi sulla protezione della libertà di utilizzo, modifica e redistribuzione, e non sulla tutela di copia. Così si va a coniugare quella necessaria libertà, fondamento della rete, e la protezione dalla violazione dei diritti d’autore.

In breve, Stallman prese il concetto alla base del copyright, ma capovolgendo: non andava garantita l’esclusività, ma bensì la libertà di copia. Da qui il nome copyleft che gioca con il doppio significato dalla parola inglese left; da un lato traducibile con sinistra e quindi indicando un ribaltamento rispetto al right di copyright; dall’altro traducibile con lasciato, permesso, sottolineando così il carattere di apertura e accessibilità pressoché totale.

Quale è il futuro degli autori?

L′avvento di Internet e dell′informatica ha da una parte messo in discussione il concetto di diritto d′autore, e dall′altra ha dato la possibilità a chiunque, come mai prima d′ora nella storia dell′umanità, di avere accesso quasi liberamente alle idee e alle conoscenze, e di proporsi egli stesso come promotore del proprio talento.

Le libertà che la rete ci hanno regalato hanno rovesciato il rapporto con qualsiasi forma d’arte, da quella letteraria a quella artistica. Oggi tutti noi abbiamo in mano l’arma della libertà, ma che, con questi mezzi nuovi, dev′essere necessariamente regolata.


FONTI

Altalex

Labcd

Wikipedia

CREDITS

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