Body Shaming al tempo dei social: se non sei una 38 non puoi fare l′Influencer?

Deridere qualcuno per il suo aspetto fisico: questa è la definizione che potete trovare facilmente online, ma il body shaming è molto di più. Colpisce chiunque, da giovani star e cantanti a comuni ragazze.

Negli ultimi giorni si è nuovamente sentito parlare di body shaming: al centro della questione Valentina Ferragni, accusata di essere troppo in carne per essere una Influencer.

Influencer come Barbie; se non hai il “vitino da vespa” non sei nessuno

“Vestito da evitare se non si ha un punto vita definito” o “Non si può chiamare icona una corta e chiatta” sono solo due fra i centinaia di commenti rilasciati sotto una foto postata su Instagram di Chiara Ferragni, sorella più conosciuta e famosa di Valentina, presente nella foto e contro cui si sono scagliate le critiche.

Questo piccolo caso non è, purtroppo, il solo riguardante il Body shaming nel web.

#WeAreAllAngels, una petizione a supporto del “body positive”

La topmodel Robyn Lawley ha lanciato la petizione sul sito Change.org con un tweet “Aiutiamo a cambiare Victorias Secret per essere più diversificati e comprensivi di forme e dimensioni del corpo sulle loro piste! Victoria Secret ha dominato lo spazio per quasi 30 anni dicendo alle donne che esiste un solo tipo di corpo bello”.

Il colosso di lingerie americano è noto per essere spesso criticato per essere poco inclusivo nella scelta non solo delle modelle che annualmente sfilano per il brand, ma anche per la poca offerta riguardante i modelli di intimo proposti, escludendo molte taglie considerate “forti”.

Il brand infatti sta mostrando negli ultimi anni dei cali nelle vendite che diminuite del 5% nel 2017 arrivano a 7.4 miliardi di dollari, contro i 7,8 dell’anno precedente.

Lawley vuole spingere le donne a ribellarsi contro questa “industria del corpo perfetto”, i cosiddetti angeli, attraverso un’unione tra le donne incitandole a sentirsi belle e ad apprezzarsi per quel che si è anche contro i canoni imposti della società.

Anche la Mattel non ci sta!

Barbie si sa, è da sempre al centro delle polemiche per quanto riguarda il body shaming. La bambola bionda e perfetta è da anni ormai con gli occhi puntati addosso: troppo magra, troppo alta, ma soprattutto… è solo questo! Non esistevano infatti agli inizi della carriera di Barbie altre tipologie rappresentanti le diverse etnie (sì, il body shaming non riguarda solo l’essere magri o grassi, alti o bassi) e le diverse tipologie di fisico. Ecco che quindi la Mattel ha deciso di cambiare rotta: ad oggi è possibile trovare sul mercato bambole di ogni tipo a sostegno dell’inclusione e per distruggere lo stereotipo di donna perfetta.

Barbie diventa Social

Barbie si è quindi presa le sue rivincite dopo anni di proteste, ma non solo tramite il suo canale di distribuzione ufficiale, la Mattel, ma anche attraverso la mano di diverse persone che hanno deciso di lanciare un proprio personale grido di protesta per mostrare che ci sono anche altre categorie che cercano sostegno.

Tra le più conosciute c’è la Barbie con l’Hijab, Hijarbie. Nata dalla mente di

Haneefah Adam, scienziata nigeriana che, un po’ per gioco, ha iniziato a cucire abiti per le sue bambole che da subito hanno riscosso un grande successo sull’account Instagram di Hijarbie (ad oggi conta 74.000 followers!).

 

C’è poi la Barbie Drag Queen, creata da Mark Jonathan, giovane designer che sin da piccolo si divertiva a fare un restyling totale alle sue bambole fino ad arrivare ad oggi a creare delle vere e proprie piccole opere d’arte per abbattere i tabù.

Ultimo esempio che vi portiamo è la Barbie con la vitiligine, VitiligoBarbie che ha fatto la sua comparsa un paio di

anni fa, quando la modella Winnie Harlow ha iniziato ad abbattere il muro del body shaming prendendo parte allo show di Victoria Secret che, come già spiegato, è fortemente criticato per il tipo di bellezza perfetta e spesso non inclusiva che mostra.

Calvin Klein e la sua campagna pubblicitaria che promuove la bellezza

Altro colosso nel campo dell’industria fashion è Calvin Klein, che si è distinto agli inizi dell’anno per la sua campagna pubblicitaria diversa dal solito. Nelle foto promozionali si potevano notare ragazze di tutti i tipi e questo è stato profondamente apprezzato da diverse donne che hanno ringraziato pubblicamente il brand su Facebook. Altri utenti non sono stati dello stesso parere, probabilmente invidiosi della bellezza delle ragazze mostrate, e hanno posto lamentele nei commenti che sono stati  ben presto cancellati dall’account di Zalando (rivenditore di Calvin Klein) che ha replicato “Ci piace rappresentare e rispettare la bellezza autentica e la diversità delle persone […] non accettiamo che la nostra pagina diventi un luogo per diffondere messaggi di odio, offesa o disprezzo.

Chi colpisce il body shaming?

In poche parole? Chiunque. Il body shaming è un concetto che non si pone limiti: puoi essere una ragazza o un ragazzo, avere 18 anni così come 40, a soffrirne di più sono le giovanissime. L’autostima è il fattore che più ne risente. Nel 2019 ancora oggi siamo purtroppo schiavi di questa “piaga” che affligge i social network, in particolare Instagram e Facebook.

Negli ultimi anni il fenomeno sta coinvolgendo sempre più persone dello spettacolo che quotidianamente cercano di mandare messaggi di body positive (amare il nostro corpo incondizionatamente), nato come movimento per sostenere le ragazze curvy e che ad oggi ha inglobato tutte le donne che non rientrano nei canoni sociali di bellezza. Star del movimento e promotrice di prima linea è Ashley Graham, modella plus-size (o curvy).

Il bodyshaming è un atto di bullismo che può portare nei casi più gravi anche depressione e disturbi alimentari! Non deve essere sottovalutato.

Ashley Graham ritiene che nella nostra società servano più donne che dicano ′Sì, ho la cellulite. Sì, anche sulle braccia, non solo sulle gambe. Il mio sedere ha una forma bizzarra, ma, sai che c’è, in ogni caso lo ostenterò′.

Una proposta tutta italiana

Il 3 Marzo scorso a Milano si è tenuta la “Body Positive Catwalk”. Mai sentita nominare? È un evento proposto dalla modella curvy italiana Laura Brioschi che è stato proposto per la prima volta a Milano il 25 febbraio 2018.

Spogliamoci dai pregiudizi è il motto di Laura e dell’omonima associazione, Body Positive Catwalk, gestita dalla Brioschi e dal compagno Paolo Patria. L’associazione ha come obiettivo promuovere eventi che rafforzino lautostima e creino una community forte e sana, in modo tale da combattere attivamente bullismo sia online che non.

Le ragazze che hanno partecipato alla sfilata lo hanno fatto tutte in intimo, mostrando tutte ciò che ci accomuna e che con i vestiti viene nascosto: la nostra pelle.


FONTI:

Treccani

HuffingtonPost

Forbes

Corriere

Elle

Ninja Marketing

HuffingtonPost

LuxGallery

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