Da Netflix agli Amanti di Teruel: non solo Romeo e Giulietta

Franz Boas, antropologo attivo nel XX secolo, sosteneva che non è possibile comprendere una cultura senza l’accesso diretto alla sua lingua, per via del loro intimo legame. Ogni idioma, infatti, ha un proprio modo di costruire un vocabolario, seziona il mondo e crea categorie di esperienza. Ma qual è l’esperienza più universale di tutte, che attraversa confini linguistici e culturali, se non l’amore?

Oggi l’inglese è certamente la lingua franca per eccellenza a livello mondiale e questo, tenendo in considerazione le dichiarazioni di Boas, l’ha privilegiata rispetto alle altre per la possibilità di veicolare la cultura cui si allaccia, le sue percezioni del mondo e le sue metafore. Queste ultime, in particolare, sono indizi in grado di farci comprendere secondo quali schemi concettuali una cultura intende il mondo. Per esempio, quante volte non ci è capitato di comparare (o di sentire gli altri farlo) un amore impossibile, ostacolato e struggente a quello degli immortali Romeo e Giulietta, figli dell’ossequiata penna di William Shakespeare? Grazie alla popolarità dell’inglese e, di conseguenza, della sua cultura (in questo caso letteraria) è certamente successo che un italiano si sia servito di questo paragone, piuttosto che ricorrere a quello di Renzo e Lucia, o che lo abbia scelto un francese, anziché riferirsi a Tristano e Isotta.

The Reconciliation of the Montagues and Capulets over the Dead Bodies of Romeo and Juliet Frederick Leighton 1855
The Reconciliation of the Montagues and Capulets over the Dead Bodies of Romeo and Juliet Frederick Leighton 1855

 

A volte, però, succede anche il contrario, e cioè che le metafore con cui ci esprimiamo tengano in considerazione modelli nazionali, piuttosto che quelli adottati da una cultura “altra”. Succede anche che una serie non inglese raggiunga apici di popolarità mondiale su Netflix, la celebre piattaforma streaming.

Questo è il caso della Casa de Papel, prodotto tutto spagnolo con protagonista una banda di ladri che riesce a irrompere nella zecca di Madrid, stampare due miliardi e quattrocento milioni di euro, e fuggire con il consistente bottino. Il regista Álex Pina, però, non ha voluto censurare l’aspetto umano dei suoi rapinatori, imprigionandoli nel banale ruolo dei cattivi. Sono ladri capaci di provare compassione e rimorsi, di aderire a dei valori profondi e, soprattutto, di innamorarsi, come succede a Denver.

Proprio lui, infatti, durante il sequestro, intesse una relazione sentimentale con un ostaggio, la segretaria del direttore della zecca. Si tratta di una storia appassionante, proprio perché tormentata. Certamente non è semplice fare i conti con se stesse, ammettere di essersi invaghite di un rapinatore (che nel frattempo prova a rifuggire dalle proprie passioni, temendo di non essere corrisposto e di avere a che fare con un semplice caso di sindrome di Stoccolma) per poi decidere di smantellare la propria esistenza e unirsi a una banda di ladri. E tutto questo per non doversi separare dall‘unico che l’abbia fatta sentire amata. Insomma, un’Odissea amorosa in piena regola, che potrebbe rientrare di tutto merito nella sfera di quelle che abitualmente accostiamo alle disavventure amorose dei due rampolli veronesi, archetipo dell’amore perfetto ma avversato dalle circostanze.

Denver e Monica in “La casa de Papel”

Eppure Denver, rivolgendosi a Monica in uno dei momenti più controversi e critici della serie, non si propone come un novello Romeo, né paragona l’innamorata a Giulietta. La polizia è riuscita a entrare nella zecca e i nostri (Monica inclusa), tra una sparatoria e l’altra, devono riuscire ad abbandonare l’edificio attraverso un tunnel sotterraneo, che hanno appositamente scavato. Riuscirci, per Denver e Monica rappresenta l’unico modo per restare insieme. Proprio quando la tensione fra la vita e la morte è al culmine, Denver disegna un parallelo metaforico fra lui e l’ex-segretaria da una parte, e gli Amanti di Teruel dall‘altra. Alle parole del ladro, molti si saranno chiesti chi siano gli Amanti di Teruel, altri avranno sorvolato sulla citazione, non cogliendone il senso metaforico, perché sicuramente meno popolari dei discendenti di Montecchi e Capuleti.

Teruel è una cittadina spagnola, situata nella comunità autonoma di Aragona. Qui, nel Mausoleo degli Amanti, annesso alla chiesa di San Pietro, si possono visitare i feretri di due giovani, impreziositi dalle loro statue che fungono da coperchio, opera di Juan de Ávalos, scultore spagnolo del XX secolo. La marmorea serenità dipinta sui visi degli amanti, le cui mani non arrivano a toccarsi, è simbolo di un amore che travalica le circostanze terrene, molto popolare nella penisola iberica.

Esattamente come il delicato monumento di Giulietta attira ancora oggi i visitatori a Verona, anche quello di Isabel de Segura e Juan de Marcilla rappresenta una meta sognata dai più romantici. Ma qual è l’identità di questi misteriosi innamorati? I loro resti furono scoperti nel 1555, interrati nella cappella dei santi Cosma e Damiano: vicino ad essi, comparve un antico documento che ne raccontava le vicende. Proprio come i versi di Shakespeare si fecero custodi delle pene dei due italiani, così molti artisti spagnoli vollero conservare e trasmettere ai posteri la toccante storia degli Amanti di Teruel. A parte scultori come Juan de Ávalos, anche autori come Tirso de Molina o pittori come Antonio Muñoz Degrain (il cui quadro “Los Amantes de Teruel” è oggi esposto al Museo del Prado) sentirono il bisogno di raccontarci di quest’amore impossibile. Fra questi, Juan Eugenio Hartzenbusch, drammaturgo dell’Ottocento spagnolo, si adoperò perché anche i paladini dell’amore iberici avessero la loro pièce de théâtre.

Juan García Martínez, “Los Amantes de Teruel”, 1857.

Nel dramma, si narra che Isabel, figlia di un ricco mercante che visse a Teruel nel lontano 1200, e Diego, un giovane povero ma onorato, si fossero innamorati. Il ragazzo, sapendo che il padre di lei non avrebbe acconsentito alle nozze per via delle condizioni economiche in cui versava, chiese alla fidanzata di aspettarlo per cinque anni, tempo durante il quale sarebbe partito alla conquista di denaro e ricchezze, per rendersi degno del matrimonio.

Così Diego prese parte alla battaglia della Riconquista spagnola contro i Mori, durante la quale guadagnò centomila soldi. Nel frattempo, Isabel cercava di impedire che suo padre la desse in moglie, sostenendo di aver fatto un voto di verginità da rispettare fino ai vent‘anni. Allo scadere del quinto anno, però, quando la ragazza raggiunse quell’età, il padre le organizzò un matrimonio con un ricco pretendente e Isabel accettò, visto che Diego non era tornato e lo credeva ormai morto.

Ma proprio durante la prima notte di nozze, Diego (che nel frattempo era stato vittima di innumerevoli contrattempi), riuscì a fare ritorno a Teruel e a insinuarsi nella camera degli sposi. Svegliò Isabel e le chiese di baciarlo, perché altrimenti sarebbe morto. La ragazza, per paura di disonorare il sigillo nuziale che portava al dito da poche ore, si rifiutò di farlo e Diego, improvvisamente, cadde privo di vita.

Svegliatosi il marito, Isabel gli raccontò dell’accaduto e decisero di comune accordo di trasportarlo senza essere visti nella casa del padre di lei, per paura che si sospettasse un omicidio dettato dalla gelosia. Così fecero e lì stabilirono insieme di interrarlo il giorno seguente. Quando Isabel andrò a porgere l’ultimo saluto a Diego nella chiesa di San Pedro, dilaniata dai sensi di colpa per aver negato un bacio all‘innamorato causandogli la morte, decise che gli avrebbe reso quel simbolico gesto per lo meno in quella circostanza. Però, non appena le sue labbra toccarono quelle fredde di Diego, morì di colpo per quel dolore che il suo cuore non fu in grado di sopportare. Una volta scoperti gli antefatti, si decise che i due innamorati sarebbero stati sepolti vicini, e così riposano ancora.

Come ci dimostra questa storia (e i milioni di altre simili che potremmo raccontare), l’amore e le pene che infligge sono sperimentati a livello globale, per quanto raccontate attraverso lingue diverse. E per quanto i protagonisti appartengano a culture differenti e le loro storie siano raccontate da una mano che lavora uno scalpello, dalla piuma di un drammaturgo, dagli acquerelli di un pittore o da un rapinatore protagonista di una serie su Netflix, la forza con cui amano è universale.


FONTI:

Stateofmind

Elretohistorico

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