Sardine: il futuro dell’Italia nelle loro…pinne!

Cosa accomuna dei dolci gattini e delle sardine con il maggiore esponente della Lega, Matteo Salvini? Per non saperlo, molto probabilmente non avete Facebook (e forse è un bene, credeteci). In questi ultimi giorni sul popolare social network non si parla d’altro.

In tanti ricorderanno quando, neanche troppi anni fa, i felini erano il nemico numero uno dell’ex premier Salvini. Il motivo? Centinaia di utenti decisero di invadere i suoi principali canali di comunicazione attraverso l’uso di immagini ritraenti proprio i gatti. Oggi però la situazione si è capovolta: adesso Matteo cambia idea e decide di tenersi vicini i suoi (ex) nemici. La ragione è presto evidente: fronte comune contro le sardine! Ma chi sono?

Partiamo dal principio: Bologna 14 novembre 2019

Siamo a Bologna, dove quattro giovani ragazzi, ex coinquilini, inaspettatamente decidono di dare il via a questo “movimento”. Di fatti, quello delle Sardine non è un vero movimento, ma una realtà che non vuole sottostare al populismo che ormai dilaga nella politica. Una realtà perché oltre Andrea, Roberto, Mattia e Giulia altre 15.000 sardine hanno deciso di aggregarsi ai ragazzi e recarsi in piazza Maggiore a Bologna per protestare e dimostrare che c’è anche un altro lato di Bologna, che non vota Lega. Un lato che i ragazzi ci tengono a precisare viene espresso senza colori e simboli politici. Le sardine accorse erano dunque molte più delle 6000 sperate! Perchè 6000? L’obiettivo era superare i 5570 posti disponibili al PalaDozza, impianto sportivo dove si è tenuto l’incontro tra Matteo Salvini e la candidata alla presidenza della regione Emilia Romagna, la senatrice Lucia Borgonzoni.

Perché Sardine?

Mattia Santori, il ragazzo che ha dato il via a tutto questo, ha avuto l’idea quasi per caso. “La gente aveva bisogno di tornare in strada. Molta gente non lo faceva da anni, c’era voglia di dare un segnale” ha raccontato al giornale simbolo di Bologna «Il Resto del Carlino».

Giovedì 14 novembre Salvini torna a Bologna e questa volta fa sul serio: vuole l’Emilia Romagna, vuole noi. Ma questa volta non può barare sui numeri. Già. Perché il PalaDozza ha una capienza massima di 5570 persone. Non puoi andare oltre, per problemi di sicurezza e soprattutto di spazio. Ecco allora che vogliamo lanciare un flash-mob: abbiamo misurato che sul crescentone di piazza Maggiore ci stanno fino a 6000 persone. Belle strette, si intende, ma di questi tempi è meglio stringersi che perdersi.

È ciò che si legge sulla pagina Facebook dell’evento organizzato dai ragazzi.

Il termine “sardine” fa riferimento proprio a questo, essere così tanti da stare stretti come sardine. Stretti in senso letterale sì, ma anche in senso figurato!

Crea la tua sardina e partecipa alla prima rivoluzione ittica della storia. Se non hai tempo per crearti la sardina vieni lo stesso, ne forniremo un migliaio per non lasciare nessuno fuori dal “banco”.

È proprio questo senso di unità e voglia di cambiare le cose che ha spinto migliaia (sì, migliaia! Le sardine a Bologna sono state poco più di 15.000) di persone a unirsi in questa iniziativa.

La polemica di Salvini

Il 19 novembre, giorno in cui si ufficializza il movimento, su Facebook si assiste a qualcosa di inaspettato. Sul profilo personale dell’ex-premier compare l’immagine di un gattino… per quanto questa foto possa far trasparire innocenza a primo impatto, non è esattamente così.

Un gatto che mangia una sardina. Il riferimento al neonato movimento è abbastanza chiaro. Salvini non è tuttavia l’unico a creare polemiche contro le sardine. Diversi hanno ipotizzato il tutto come un evento organizzato da qualche esponente politico di sinistra, ma le sardine rispondono su Facebook

Siamo partiti dal basso che più basso non si può. E per questo siamo vulnerabili. I nostri avversari lo sanno e hanno già attivato la macchina del fango.

Macchina del fango che, come è noto, è da sempre il mezzo preferito per screditare gli avversari.

Pagina oscurata: 24 novembre

In seguito al post di Matteo Salvini e del caos mediatico venutosi a creare, la pagina delle sardine viene oscurata da Facebook. Il blocco andrà avanti tutta la notte, fino alle sei di mattina quando già diversi utenti inizieranno a chiedere spiegazioni. Il fatto non è passato inosservato e in molti hanno lamentato critiche anche verso Facebook stesso che in questo caso ha tappato, seppur per poche ore, la voce di tantissimi ragazzi in seguito a diverse segnalazioni basate su termini volgari e offensivi. Termini che ovviamente non sono mai stati utilizzati nei social delle sardine.

Non solo Bologna

Questo ovviamente non è bastato a fermarle, ecco che le sardine sono ovunque e si espandono a macchia d’olio. Bologna, Rimini, Modena, Sorrento, Bergamo e Palermo. Il messaggio si è diffuso ben oltre i confini dell’Emilia, dove tutto è iniziato. Si è arrivati anche oltreoceano! A New York, domenica 24 novembre si è tenuto un incontro delle sardine che ha portato una ventata di cambiamento anche nella comunità italiana all’estero. Le sardine infatti ribadiscono più volte anche nel loro manifesto: no a insulti e a violenza e sì all’unione, che in un periodo socio-politico come questo non è mai stata così necessaria.

Non importa se sei rosso, giallo, bianco o nero. Dobbiamo smetterla con la politica della divisione” dice Stefano Ferrari a Reuters. “Vi capiamo, capiamo la vostra delusione, cerchiamo una soluzione insieme” dice ancora Martina, ragazza che si trova a New York per studiare.

A Roma e Milano le Sardine arriveranno rispettivamente il 4 e il 1 dicembre, ma siamo solo all’inizio. Sono previsti tantissimi incontri ufficiali in tutta Italia fino al 15 dicembre.

In un periodo storico come questo, dove sembra che molti abbiano perso lo spirito di lottare per i propri diritti, dove non ci si sente più rappresentati né dalla destra né dalla sinistra, il movimento delle sardine è stata solo la miccia che potrebbe far scoppiare il cambiamento. Solo unendoci e lottando per i nostri diritti e per ciò in cui crediamo possiamo realmente cambiare le cose.

Tutte le forme di protesta fanno paura. Soprattutto se partono dal basso sfruttando mezzi che la retorica populista non conosce.


FONTI:

Facebook.com

Ilrestodelcarlino.it

Reuters.com

Ansa.it

Lavocedinewyork.com

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