Fenomeni illiberali e fascismo storico

Intolleranza, repressione, violenza fisica e verbale, prepotenza e censura sono elementi da sempre presenti in qualsiasi epoca della storia umana. Da questo punto di vista il fascismo è stato solo uno dei tanti fenomeni prodotti da questi ingredienti. Spesso, però, si sente usare la parola “fascismo” come sinonimo di tutto ciò che è intollerante o, genericamente “illiberale“. Questo perché il fascismo rappresenta ancora un evento storicamente prossimo a noi, con effetti tutt’oggi visibili sulla nostra attualità. Oltre ad essere stato l’ultima forma di governo veramente repressiva e autoritaria nel mondo occidentale. È tuttavia necessario fare una distinzione tra il “fascismo storico” propriamente detto ed i fenomeni illiberali “eterni” che si possono analizzare in una prospettiva a-storica. Le caratteristiche proprie del fascismo storico vanno infatti ben oltre l’illiberalità, che è un mezzo, mentre è importante analizzarne anche i fini.

Illiberalità nella storia

Se per “illiberale” intendiamo tutto ciò che è contrario alla prassi liberale in senso strettamente politico- istituzionale (escludendo le pratiche economiche neoliberiste che spesso sono esse stesse “illiberali”) allora possiamo affermare che quasi tutta la storia umana fino al XVIII è stata illiberale. I concetti di separazione dei poteri, di tolleranza, di rispetto incondizionato dell’opinione altrui e di diritti umani sono figli dell’età dei lumi e delle rivoluzioni borghesi del Settecento. Prima di allora sarebbero state idee totalmente inconcepibili. Anche la democrazia delle polèis greche ha davvero poco o nulla a che fare con ciò che oggi consideriamo valori democratici. In generale, in ogni epoca e in ogni luogo gli avversari politici sono sempre stati visti come nemici da eliminare, anche fisicamente. Galileo ha affrontato la censura per le proprie idee scientifiche, Dante Alighieri l’esilio per quelle politiche, persino Gesù Cristo ha provato sulla propria pelle l’intolleranza della sua epoca.

L’eccezionalità del nostro presente

Tutto questo dovrebbe farci capire lo status straordinario del mondo nel quale viviamo. La nostra democrazia liberale (e sociale) non è, storicamente, la normalità, bensì il prodotto di una congiunzione favorevole di prosperità, pace, sviluppo e stabilità; unita al frutto delle idee di alcuni pensatori illuminati. Normalmente, le società umane spaventate da fame, povertà, violenza e morte tendono ad essere intolleranti; ad eliminare i nemici interni per proiettare all’esterno le proprie paure. Le nostre straordinarie conquiste sono tanto belle quanto fragili e vanno difese strenuamente. Per fare ciò, è necessario agire sia sul piano delle idee e dei principi, sia sul piano materiale, creando le condizioni affinché queste conquiste si consolidino.

Il fascismo storico: come quando e perché

Analizzare scientificamente il fascismo e definirne con certezza le cause e le finalità è un’impresa titanica. Gli storici vi si cimentano da decenni con varie e articolate posizioni. Tuttavia, su alcuni elementi il consenso è generale. Il regime si instaurò in un paese profondamente in crisi. La Prima Guerra mondiale aveva lasciato ferite profondissime nel tessuto economico e sociale. Milioni di reduci dalla trincee tornavano a casa delusi dalle promesse di gloria della classe dirigente e impregnati di violenza. Operai e contadini cercavano con decisione di ribaltare i rapporti di forza esistenti fomentati dal successo della Rivoluzione russa. Il Re e la classe politica liberale apparivano sempre più deboli e spaventati.

Dalla terza posizione alla difesa della borghesia

È in questo contesto che l’acume politico di Mussolini e la sua personalità carismatica riuscirono ad infilarsi all’interno del conflitto tra capitale e lavoro. Inizialmente l’ex dirigente socialista cercò di creare una terza posizione di sintesi tra gli interessi dei lavoratori e quelli dell’imprenditoria in chiave nazionalista. Successivamente, però, resosi conto dei rapporti di forza reali tra queste due classi (allora nettamente) contrapposte, iniziò ad accreditarsi come il braccio armato della borghesia contro lo spauracchio comunista. Gli anni fra il 1920 e il 1925 furono caratterizzati da un violentissimo conflitto politico tra fascisti e socialisti. Lo Stato liberale ebbe il ruolo di arbitro molto favorevole alle squadracce nere. L’assoluto immobilismo del Re e delle forze dell’ordine in occasione della marcia su Roma e dell’omicidio Matteotti sono esemplari in questo senso.

La responsabilità dei ceti dirigenti

La scommessa delle classi dirigenti liberali era quella di adoperare la “clava” del fascismo contro la minaccia socialista. Giolitti ed altri importanti politici dell’epoca erano infatti convinti che, una volta esaurita la propria funzione anticomunista ed inseriti nei gangli del potere parlamentare, i fascisti si sarebbero potuti “addomesticare”. Come ben sappiamo la scommessa si rivelò perduta. Una volta preso il potere, Mussolini impose una ventennale dittatura estromettendo e perseguitando anche gli esponenti liberali e moderati. È tuttavia importante riconoscere come quelle classi sociali (la borghesia e i ceti produttivi) che sono state alla base della nascita della democrazia e dei principi politici liberali nei due secoli precedenti, abbiano permesso e talvolta appoggiato lo sviluppo dei regimi più illiberali del ventesimo secolo quando minacciate dallo spauracchio bolscevico.

Una similitudine si può tracciare anche con la nascita di un altro regime, ascrivibile anch’esso alla tipologia del fascismo storico, ossia quello cileno di Pinochet. Anche in quel caso alla base della nascita del fascismo vi furono delle classi dirigenti liberali (quelle americane) terrorizzate dall’ascesa del leader socialista (democraticamente eletto) Allende.

Conclusioni

Fenomeni illiberali e intolleranza hanno costellato la storia dell’umanità fin dai suoi albori. Il fascismo non è che uno dei tanti casi di illiberalità avente però delle caratteristiche e delle cause del tutto particolari. Le classi sociali che hanno plasmato i moderni principi liberaldemocratici sono state anche le stesse che hanno alimentato il fascismo quando minacciate da movimenti rivoluzionari. Questo ci può suggerire che per combattere il fascismo, oltre a condannare le idee illiberali, serva agire sui rapporti materiali della società per fare in modo che nessun gruppo economico o classe sociale abbia troppo potere o influenza a discapito della maggioranza. Altrimenti, in situazioni di emergenza, l’influenza può trasformarsi rapidamente in dominio violento.

 


Fonti:

journals.openedition.org

www.anpi.it

www.treccani.it

www.treccani.it/vocabolario

it.wikipedia.org

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