Clubhouse: come funziona e prospettive di un social uditivo

Clubhouse, che a chi come me viene dalla generazione Hamtaro ricorda proprio una sala giochi, è il nuovo social più chiacchierato del momento, in cui si comunica solo con la voce. Ci sono entrata poco più di una settimana fa e ora vi racconto come funziona e perché potrebbe avere ottime potenzialità, se sfruttato nel giusto modo.

Clubhouse: origini e caratteristiche del nuovo social che sta spopolando

Come scrivevo, il social è basato interamente sulla voce: si comunica solo attraverso messaggi audio e rigorosamente in tempo reale. Ma partiamo dall’inizio: innanzitutto, per poter accedere a Clubhouse bisogna disporre di un iPhone o un iPad, poiché il social è ancora in fase beta (ossia di test) e quindi implementato solo per il sistema iOS, in attesa di diventare pubblico. Dopo aver scaricato l’applicazione, c’è un ulteriore passo da compiere: bisogna essere invitati! Infatti, probabilmente sempre per lo stesso motivo, non tutti possono accedervi, bensì si potrà creare il proprio profilo solamente se si è ricevuto un invito ad accedere alla piattaforma.

La "bio" in Clubhouse
La “bio” su Clubhouse

Bene: una volta posseduti i requisiti necessari, siamo pronti per farci strada nel nuovo, ennesimo sistema di networking. Appena effettuato il primo accesso si potrà impostare una bio, ovvero una breve descrizione di chi siamo, e la tradizionale foto profilo. Verranno inoltre proposti degli argomenti/temi da scegliere per migliorare la propria esperienza e incontrare profili e stanze affini. Ed è proprio tutto qui: gli utenti si connettono tra loro semplicemente parlando in stanze virtuali e in tempo reale. Le stanze possono essere tematiche o nascere spontaneamente nei momenti di pausa caffè.

La mia esperienza finora

I primi giorni sul social sono carichi di aspettative e novità, poiché gli italiani su Clubhouse al momento non sono ancora moltissimi (ho sentito dire che eravamo circa 50 mila in totale già registrati, ma ora il numero è in crescita), e bisogna capire come questo social funzioni, avendo un format totalmente nuovo. Io, appena entrata, mi sentivo quasi una privilegiata: ero parte dei pochi eletti che erano riusciti a ottenere un invito! Ma ben presto ho capito che Clubhouse ha anche dei lati oscuri.

Ho iniziato subito a entrare nelle varie room create da italiani, per i primi giorni senza parlare e solo in qualità di ascoltatrice, poiché non mi sentivo pronta. Sono infatti tre i ruoli previsti dalla piattaforma all’interno di ogni stanza: moderatore, ossia colui che dirige e tiene sotto controllo la conversazione, dando la parola agli altri; speaker, cioè tutti quelli che stanno sul palco insieme al moderatore e partecipano attivamente alla conversazione; e, infine, gli ascoltatori, coloro che non intervengono ma prestano attenzione. La particolarità di tutto ciò è che quello che viene detto in ciascuna stanza non può essere registrato né riascoltato, perciò bisogna essere lì tutti insieme nello stesso momento per capire di cosa si tratta. Proprio come se si entrasse in una lezione universitaria nel bel mezzo di un discorso. O, se volete, proprio come una radio social, dove però potenzialmente tutti gli ascoltatori possono interagire.

Clubhouse ha molte potenzialità, ma…

Finalmente poi, dopo qualche momento di titubanza e ansia da prestazione, sono riuscita anch’io a entrare vivamente in qualche conversazione. La prima stanza dove sono riuscita a intervenire era una room dedicata a imparare le funzionalità e le regole di Clubhouse stesso. La moderatrice era molto brava a condurre il gioco, facendo sentire tutti a proprio agio e riprendendo spesso il filo conduttore del discorso, per quelli che man mano si univano alla conversazione e non avevano potuto ascoltare quanto detto prima. Iniziare a parlare è stato imbarazzante e scomodo, ma probabilmente è solo questione di carattere.

Il ruolo dei moderatori

Al di là di ciò, quello che ho notato partecipando a stanze di svago, tematiche (per esempio sulla tecnologia o sul blogging), con tanti partecipanti o con pochi, è che molto dipende dalla bravura del moderatore e, se vogliamo, degli speaker. Difatti, molto spesso vedo che quando non c’è un moderatore capace, per l’appunto, di moderare, la discussione tende a perdersi, a cadere nel banale, o spessissimo nel caos.

Le stanze e la loro struttura
Le stanze e la loro struttura

D’altro canto, i moderatori presenti nella room non devono monopolizzare la conversazione. Essi devono comportarsi come un conduttore di un talk show: commentare, suggerire e mantenere in ordine le parti. Altrimenti si rischia di incappare nel classico monologo teatrale. Ma non è questo lo scopo di Clubhouse, a parer mio. Clubhouse, non dimentichiamocelo, è un social media, e in quanto tale serve a socializzare, mantenendo tutti sullo stesso livello. Non a seguire pedissequamente VIP di turno che parlano mentre tutti gli altri ascoltano intontiti. Ed è questa l’altra tendenza che ho notato: tralasciando l’apparizione sulla piattaforma di big mondiali come Elon Mask o Mark Zuckerberg, dove per forza di cose era molto difficile che tutti potessero intervenire, molti moderatori creano stanze solamente per farsi pubblicità e monopolizzare le conversazioni.

La corsa alla monetizzazione e il ruolo degli influencer sui social

Facebook, Instagram, YouTube e tutti i social ormai già noti e affermati hanno puntato tutto sulla monetizzazione, introducendo senza pudore contenuti di tipo pubblicitario. Questo ha fatto sì che gli utenti si trovassero sempre più davanti a vetrine, il cui contenuto visual è fondamentale per stimolarne l’acquisto. Il ruolo degli influencers è così cresciuto a dismisura, ma non solo per i famosi. Si è creato un vero e proprio ecosistema incentrato sulla sponsorizzazione dei prodotti da parte di moltissimi utenti, i quali hanno potuto incrementare la loro notorietà sui social e lavorare sulla loro persona.

Luoghi patinati ma finti

Il risultato per gli utenti comuni non è più essere interconnessi tra loro o comunicare con gli amici, bensì visionare cataloghi senza averlo però chiesto. Da qui si sviluppa anche una certa ossessione per la perfezione: il video su YouTube deve essere montato a regola d’arte, la foto di Instagram editata alla perfezione. Ed è così che i social sono diventati una gara continua in cui mostrare quanto si è bravi o quanto si è felici, perché tutto è perfetto. Dacché lo scopo era mostrare le proprie emozioni e sentirsi più uniti, si è piombati in luoghi di patinata finzione, dove la vita vera spesso non esce neanche per sbaglio.

Clubhouse è diverso?

Clubhouse è ancora in fase di crescita, essendo a numero chiuso, e per il momento l’ossessiva ricerca della perfezione non è subentrata tra le dinamiche. Tuttavia, spesso gli influencers affermati sugli altri social e che sono già su questa nuova piattaforma tendono a rilanciare la loro figura con i mezzi a disposizione. Si sta avviando una corsa alla creazione di stanze: praticamente l’unico modo per interagire e farsi conoscere. Altro mezzo utile agli influencers è la bio, che su questo social permette meglio di descriversi, avendo un numero maggiore di caratteri a disposizione.

Ma il terreno è ancora difficile su Clubhouse, poiché non esistono i contenuti sponsorizzati: per il momento l’unica cosa che conta sono solo le persone. L’unica e importante regola è interagire parlando, portare gente che faccia altrettanto, mantenendo cordialità e pacatezza. Le linee guida parlano chiaro:

Le regole di Clubhouse
Le regole di Clubhouse
  • Bisogna essere rispettosi, essere se stessi e inclusivi;
  • Fondamentali sono l’empatia e la comprensione reciproca;
  • Bisogna promuovere connessioni genuine e significative.

Un luogo per connettersi in modo genuino

Spontaneità e genuinità sembrano essere le chiavi per un corretto utilizzo di Clubhouse. Quello che ho notato e che mi è piaciuto di più, infatti, è la possibilità di poter conoscere persone con interessi affini tramite stanze dedicate, e che molto spesso nelle interazioni si mantiene un certo standard di cortesia e pazienza. Anche se il mediatore può fare la differenza, non è tutto. Partecipare a una conversazione su Clubhouse può diventare stimolante per accrescere le proprie conoscenze, ma anche un’occasione di svago in stanze non tematiche.

Tutto sta nel cercare profili simili ai propri interessi e provare a interagire: tramite la voce è difficile ingannare! Soprattutto se si pensa che Clubhouse è solamente live. Per questo, secondo la mia esperienza finora, Clubhouse ha del potenziale: se una persona ha davvero qualcosa da dire, saprà farsi notare e catalizzare l’attenzione. Non è un’immagine ritoccata che premia, ma la capacità di argomentare e, appunto, socializzare.

In conclusione

Clubhouse al momento è un social esclusivo in fase di crescita, dove ognuno può davvero contribuire esprimendo i propri pensieri o idee con un pizzico di iniziativa. Le insidie sono, però, già presenti e aumenteranno: dal rischio di monopolizzazione del discorso da parte dei cosiddetti influencers, all’estremo opposto, ovvero il caos. Ma, come per qualsiasi invenzione, anche Clubhouse non può essere definito con un solo attributo: tutto dipende dall’uso che se ne fa.

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Fonti:

Open.online

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