Scientisti, scienziati e scemenze

La scienza e il metodo scientifico hanno costituito una rivoluzione concettuale di fondamentale importanza per l’affermarsi della modernità e di tutti i benefici che questa ha comportato per l’umanità intera. Come però spesso accade per le idee umane, si sono sviluppate interpretazioni e declinazioni fuorvianti, come lo scientismo. Queste interpretazioni hanno comportato conseguenze nocive, fino ad arrivare a vere e proprie mostruosità compiute nominalmente a favore della scienza.

La nascita dello scientismo

La rivoluzione scientifica si sviluppò tra XVI e XVII secolo ponendo le condizioni per l’avvento di quella economica capitalistica-industriale e di quella politica liberale. Quando Charles Darwin pubblicò nel 1859 la sua più famosa opera “L’origine delle specie” si trovava in un mondo che, almeno nei suoi ambienti più elitari, era già profondamente permeato dalla cultura scientifica; dalla fede, spesso cieca, nel progresso e dalla convinzione che ogni questione si potesse risolvere applicando i dettami del metodo scientifico.

Il metodo scientifico è, però, per antonomasia nemico di qualsiasi tipo di “fede”, anche di quella riposta nei confronti della scienza stessa. In tutte le sue declinazioni, da quella galileiana al falsificazionismo teorizzato da Popper, il punto fermo del pensiero scientifico vero e del relativo metodo è sempre stato la coltivazione del dubbio, la necessità di verificare continuamente i risultati e di mettere alla prova le nostre certezze in modo critico. Rincorrendo la chimera di una certezza assoluta, infatti, la scienza muta nella sua paradossale esaltazione acritica, ossia lo scientismo.

Il Darwinismo sociale

È in questo clima culturale intriso parimenti da pensiero scientifico e scientismo, che le ricerche di Darwin sull’evoluzionismo hanno subito un processo interpretativo fuorviante portando a teorie pseudoscientifiche catastrofiche per il secolo a venire. Le teorie Darwiniane si basavano sul concetto di selezione naturale e di sopravvivenza della specie più adatta in un dato ambiente. Alcuni intellettuali dell’epoca iniziarono ad elaborare un pensiero per cui questi concetti andassero trasposti parimenti nei rapporti sociali ed economici tra gli individui. Alla base di ciò vi è un sillogismo per cui se una certa dinamica è valida in un contesto (quello biologico) allora lo sarà ugualmente anche in un altro (quello sociale). Questo ragionamento è fallace perché non considera strutture e implicazioni totalmente diverse di questi due ambiti.

Secondo i sostenitori del darwinismo sociale, infatti, è giusto lasciare indietro gli individui e le classi sociali più deboli per non “rallentare” il progresso della società al fine di garantire sempre più efficienza. Lo Stato e le comunità umane, quindi, non dovrebbero mai intraprendere misure solidaristiche nei confronti dei più deboli per non alterare il meccanismo di selezione naturale. Tale ideologia si innestò in un contesto economico nel quale classi dominanti della borghesia industriale propugnavano la dottrina del non interventismo statale nell’economia. Vi era la diffusa convinzione che il mercato si autoregolasse autonomamente. Le classi subalterne, guidate dagli ideali socialisti, iniziavano intanto a richiedere misure redistributive o addirittura di sovvertimento dei rapporti di potere. Il Darwinismo sociale serviva quindi anche come strumento di legittimazione dello sfruttamento e delle diseguaglianze economiche.

Le tragedie del ‘900

Il Novecento portò l’incrudirsi dei nazionalismi, la Prima guerra mondiale e i progressi della genetica.  Le tesi pseudo-scientifiche vennero estese dal piano interno della società a quello esterno della lotta tra nazioni e tra razze. Il Darwinismo sociale iniziò infatti a fondersi con un’altra pseudo scienza che in quegli anni stava prendendo piede, il c.d “razzismo scientifico”. Secondo questa teoria l’umanità sarebbe divisibile in razze nettamente distinte, ciascuna con le proprie caratteristiche fisiche, mentali e morali. Aggiungendo a questa idea il principio di sopravvivenza del più adatto otteniamo la giustificazione dei regimi nazifascisti per perpetrare gli orrori di cui si sono macchiati. Dalle pulizie etniche dell’Italia Fascista in Africa e nei Balcani fino alla Shoah. Uno degli esempi di questo meccanismo è il tristemente celebre “Manifesto degli scienziati razzisti” del 1938 base pseudoscientifica del regime fascista per le leggi razziali.

Inoltre, col suddetto sviluppo pionieristico della genetica e lo studio delle malattie ereditarie, iniziarono a circolare teorie eugenetiche. L’eugenetica sostiene che si possano “migliorare” i caratteri della razza umana attraverso processi di selezione simili a quelli che avvengono per animali e piante in cattività. Nei casi peggiori queste teorie hanno portato a tragiche politiche di sterminio di individui considerati geneticamente imperfetti come la terribile Aktion T4 perpetrata dalla Germania Nazista per assassinare i portatori di handicap, o gli esperimenti di Mengele sui bambini nei campi di sterminio.

Scienza e scientismo oggi

Oggi, la presenza di una comunità scientifica pluralista, oltre alla democratizzazione delle istituzioni, fanno sì che le idee scientiste si siano generalmente dissipate. Tuttavia, degli elementi di pensiero scientista permangono spesso nelle scienze sociali come economia e sociologia, le quali hanno un margine di incertezza maggiore e si prestano molto di più ad essere politicizzate rispetto alle scienze “dure”. Per cui, molto spesso, assistiamo alla propaganda di teorie economiche o sociali spacciate come verità assiomatiche per scopi squisitamente politici. Esemplare è ad esempio quanto avvenuto a partire dagli anni ’80 con le teorie economiche neoliberiste. Idee come la c.d “Curva di Laffer” propugnate come verità inconfutabili da ambienti accademici vicini a politici conservatori per legittimare scelte mosse da interessi settoriali.

A volte, invece, vi è la tendenza, da parte di alcuni ambienti accademici, a voler “quantitivizzare” e misurare matematicamente ogni aspetto delle questioni umane. Molti ricercatori vogliono inserire ogni cosa in un meccanismo di calcolo meccanico e determinato. Ciò porta talvolta a forzature concettuale e interpretazioni fuorvianti che possono essere fatte rientrare nel paradigma scientista.

Va inoltre fatta menzione del recente fenomeno, sviluppatosi specialmente durante la pandemia, degli “scienziati-influencer”. Sempre più professionisti autorevoli, pur divulgando tesi giuste contrapposte a teorie complottistiche e antiscientifiche, parlano talvolta con arroganza e un modo di porsi da santoni inattaccabili richiamando caratteri dello scientismo.

Conclusioni

In conclusione, possiamo dire che lo scientismo non è altro che una degenerazione dei postulati filosofici alla base del pensiero scientifico. Bisogna quindi tracciare un confine tra scienza e scientismo, ricordando che il dubbio e l’autocritica sono elementi imprescindibili per una scienza davvero coerente con sé stessa. Si rende quindi necessaria un’istruzione scientifica che non trascuri gli apporti delle discipline umanistiche su cui i postulati della scienza si basano.

 


Fonti:

it.m.wikipedia.org

treccani.it

Credits:

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