Green Pass Olocausto

Inutile negarlo, l’arrivo del green pass ha sconvolto, e diviso, l’Italia. Tra decreti, indiscrezioni e discorsi popolari, è davvero molto difficile, al più della gente, comprendere quali siano i confini del green pass, quali i suoi limiti e quale il suo reale livello di utilità.

Il dato di fatto è che molti italiani, vaccinati e non, si stanno ribellando a questa nuova misura, considerandola oltremodo lesiva della libertà individuale; in particolare, risalta la retorica della “dittatura sanitaria”, accompagnata dal discorso secondo cui lo stesso green pass sarebbe paragonabile al famigerato Scudo di David, utilizzato dal governo nazifascista, assieme ad altri simboli, per rendere distinguibili gli individui di origine ebraica o rispondenti ad altre categorie verso le quali erano adoperate discriminazioni.

La verità si potrebbe trovare nel mezzo: ora come ora, è chiaramente eccessivo parlare di “olocausto”, ma ciò non significa che sia sicuro abbassare la guardia; sono molte, infatti, le situazioni in cui il politico può abusare del controllo che è in grado di imporre sulla propria cittadinanza, in particolare quando quest’ultima nutre una cieca fiducia nei suoi confronti, e vi si rivolge al fine di uscire da una situazione disperata (come una crisi economica o, per rimanere in tema, una pandemia). Di seguito, verranno esposti quattro elementi dell’attuale situazione politica-sanitaria potenzialmente rischiosi per la democrazia.

Instaurazione di una tecnocrazia

Ormai questa frase si sente ogni giorno, da chiunque: “io mi fido della scienza”. Quella che noi chiamiamo “scienza” è la più alta fonte di autorità al mondo, che pochi si permetterebbero di contraddire. Chi parla “scientificamente”, detiene il potere di gestire la società: tutti fanno quello che la scienza prescrive, tutti ripetono ciò che la scienza dice. Ma cos’è la scienza? Non potrebbe essere solo una maschera che il potere usa per svincolarsi dai propri oppositori?

Pfizer

In effetti, quando qualcuno dice di fidarsi della scienza, nell’attuale contesto, sottintende che la fiducia sia riposta in case farmaceutiche, come Pfizer. Eppure, nel 1996 la multinazionale si rese protagonista di una serie di sperimentazioni umane non autorizzate nella città di Kano, in Nigeria, somministrando illegalmente trovafloxacina a una gran quantità di bambini, conducendoli alla morte o, nei migliori dei casi, a una serie di lesioni permanenti. Possibile che la scienza abbia sbagliato? E non erano scientifiche le ricerche che si erano opposte alla somministrazione (cfr. Paris et al., 1995)?

AstraZeneca

E AstraZeneca, altro top di gamma delle vaccinazioni, costretta a pagare 520 milioni di dollari di multa per la commercializzazione del farmaco Seroquel, non approvato dalla Food and Drugs Administration, è scienza? Sull’asse temporale, il discorso non cambia: al tempo del nazismo, era scientificamente provato che la razza negra fosse biologicamente inferiore a quella bianca, o che l’omosessualità fosse una condizione psichiatrica.

Certezze di ieri, certezze di oggi

Quelle erano le certezze dell’epoca, queste sono le certezze di oggi; ma le certezze di oggi potrebbero non essere quelle di domani. Pertanto, se consideriamo la scienza infallibile, dobbiamo ammettere che i negri sono inferiori e che i gay sono malati; ma se la consideriamo fallibile, ciò che affermiamo oggi, dovremmo affermarlo con un po’ più di cautela. Ciò che permette a una ricerca di affermarsi ed essere socialmente accettata non è la “scientificità”, bensì una serie di contesti culturali, economici e politici che la favoriscono. Ciò che noi chiamiamo “scienza”, è in realtà “egemonia”, e ogni epoca ha la propria. Fino a dicembre scorso, l’egemonia affermava che sarebbe stato possibile riaprire tutte le attività in sicurezza, mentre ora afferma che non è possibile senza un vaccino. Esempio di evidenza scientifica, o piuttosto, di interesse? Pertanto, ecco il primo pericolo: la fede cieca in questioni di potere che si proclamano indebitamente “scienza”.

Pensiero unico

La seconda questione è forse quella che comporta maggior rischio, pur essendo la meno evidente, la meno dibattuta e non strettamente attinente all’emergenza sanitaria. Tutti i partiti italiani (meno Fratelli d’Italia di Meloni) hanno dimostrato di essere pronti a qualsiasi compromesso pur di occupare i seggi al governo, anche di accettare le alleanze più strampalate e riguardo alle quali si era ampiamente spergiurato (ricordiamo i famigerati “Mai coi Cinque Stelle” lungamente pronunciati dalla Lega e dal PD, salvo poi comportarsi in maniera opposta).

Ora che praticamente tutti i partiti sono al governo, l’opposizione della solitaria Meloni (in ogni caso, non particolarmente rassicurante) perde ogni serietà. Il fatto che partiti da sempre rivali come democratici con Sinistra Italiana, e Salvini con Forza Italia abbiano accettato la condivisione del potere è, a mio avviso, molto preoccupante: nessuno, in questo momento, potrebbe avere l’interesse di tornare alle elezioni, e se così fosse, nessuno potrebbe contestare questa scelta. Ecco il secondo pericolo: la mancanza di un’opposizione è uno degli elementi fondamentali che soggiacciono all’instaurazione di una dittatura.

Violazione spudorata della legge

Un altro aspetto preoccupante è l’aperta violazione di princìpi costituzionali da parte del governo senza una seria contestazione da parte della popolazione, per consenso, o peggio, per ignoranza. Citiamo alcuni casi, tratti dalla  Risoluzione Europea 2631/2021 sulla campagna vaccinale. Al punto 7.3, la detta Risoluzione afferma che lo Stato è tenuto a “garantire che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno è politicamente, socialmente o altrimenti sotto pressione per vaccinarsi, se non lo desidera da solo”; mentre lo Stato italiano sta evidentemente agendo in maniera diametralmente opposta.

Sulla legittimità del Green Pass, il punto 7.5.2 afferma che gli Stati saranno tenuti a “utilizzare certificati di vaccinazione solo per lo scopo designato di monitorare l’efficacia del vaccino, i potenziali effetti collaterali e gli eventi avversi”. Non c’è dubbio: il Green Pass è una chiara violazione della Risoluzione.  Altrettanto allarmante è la sospensione di alcuni lavoratori in nome dell’articolo 2087 del Codice Civile;  quest’ultimo afferma che ogni impresa dovrebbe assumere le misure “necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”. Se, però, tra queste misure annoveriamo i vaccini, allora prima dell’inizio della campagna, ogni imprenditore avrebbe avuto il dovere di sospendere lo stipendio a tutti i propri dipendenti, con il sostegno dei tribunali. Nel momento in cui i diritti non sono più garantiti dalla sola Costituzione e il lavoro non è più regolato dal solo contratto, anche per la migliore delle ragioni, qualsiasi forma di violazione è potenzialmente legittimata.

Dunque, ecco, il terzo pericolo: nel nome dell’emergenza sanitaria, il governo si autolegittima nell’infrangere leggi e non rispettare i diritti dei lavoratori; è difficile prevedere fino a che punto questa tendenza si possa spingere.

Stigmatizzazione sociale

Ed eccoci giunti all’ultimo punto, quello che riguarda più strettamente ognuno di noi nella quotidianità: i non vaccinati sono come gli ebrei durante il nazismo? Il green pass è veramente uno Scudo di David? Chi non si è vaccinato verrà deportato in un campo di concentramento? Nessuno può conoscere la risposta: né chi denuncia a gran voce la dittatura sanitaria, né tantomeno chi smentisce il tutto con estrema sufficienza. Semplicemente, in questo contesto, come in altri, si stanno presentando i presupposti perché sia così, e in particolare, il largo consenso popolare si potrebbe dimostrare estremamente pericoloso. Il primo passo verso la stigmatizzazione di una minoranza sociale è l’accorpamento: chi non si vaccina, di principio, viene etichettato come “no vax”, e spesso, per estensione, come “negazionista”. Già, di per sé, stiamo entrando nel campo del pregiudizio. Ma non è tutto: circolando sui social, oppure ascoltando le chiacchiere popolari, si sentirà spesso dire che chi non ha fatto il vaccino “crede che la Terra sia piatta”, “crede che ci controllino attraverso il 5G”, “appartiene a Casapound”, “vuole a tutti i costi il Crocefisso nelle aule di scuola”, “cura il cancro con il bicarbonato di sodio”.

Il non vaccinato

Il non vaccinato, in questo modo, oltre a essere ricoperto integralmente di pregiudizi, viene presentato come essenzialmente ignorante, se non addirittura criminale, e in questo modo si chiude ogni possibilità di affrontare le reali motivazioni che soggiacciono a questa scelta. Il secondo passo è la legittimazione della violenza, verbale prima che fisica. I non vaccinati sono “ignoranti, balordi, teste di cazzo, merde”: la chiusura al dialogo è estrema, un non vaccinato non è una persona con cui confrontarsi per trarre una qualsiasi conclusione, è semplicemente una persona sbagliata, sicuramente nell’errore, che va convinta a vaccinarsi oppure insultata e disprezzata, non c’è altra scelta. Perfino personaggi come Roberto Burioni, che dovrebbero rappresentare una certa autorità, e che detengono una certa influenza sulla popolazione, hanno cominciato a utilizzare termini quali “sorci”.

Il terzo passo è il conflitto, ed è la fase attuale. La nostra società sta procedendo con inedita rapidità a una polarizzazione radicale che ha come risultato la generazione di due micro-schieramenti, opposti e incompatibili, di cui uno di minoranza, e uno di maggioranza che desidera annientare il primo. Di questa fase fanno parte anche tutte le conseguenze dell’introduzione di strumenti come il green pass, che viene inopportunamente paragonata a quella rosa, e cioè alla patente di guida (la quale, a fronte di uno sforzo minimo, è utile ad accedere a un servizio avanzato; e non a diritti di base a fronte di uno sforzo gravoso).

Per una buona causa

Tutto questo, ovviamente, per una buona causa, per salvaguardare la sicurezza dei cittadini. Ed ecco, bisogna iniettersi anche una buona dose di ingenuità per credere che l’Olocausto, così come molti altri esempi di segregazione, non sia cominciato in questo modo. Ciò che permise di deportare ogni singolo ebreo, omosessuale, o comunista che fosse, ad Auschwitz, non fu una stellina a sei punte, una legge razziale o la mira edonistica di un folle dittatore: fu il pregiudizio della gente comune. Fu il disprezzo, il disdegno che una semplice persona provava nei confronti di un ebreo che vedeva camminare per strada, furono i “balordo, testa di cazzo, merda” che un borghese tedesco poteva rivolgere a un comunista, senza che nessuno intervenisse in sua difesa.

L’Olocausto non è mai finito, esso è sempre presente, sempre pronto a saltare fuori, in agguato come una tigre. I momenti in cui è più pericoloso, ossia in cui rischia di realizzarsi nella sua piena potenza, sono quei momenti in cui esso è giustificato dalle buone cause. Ci vuole ben altrettanta ingenuità a immaginare che l’antisemitismo si sia presentato come una legge razzista: le segregazioni furono giustificate proprio da ragioni di sicurezza della popolazione, con grande consenso da parte di quest’ultima.

Quali conseguenze?

Quindi, i non vaccinati verranno deportati in campi di sterminio? Probabilmente  no. Ma è comunque utile ricordare che la “dittatura” è sempre in agguato, e il suo principale pericolo è proprio la sua capacità di sapersi ripresentare periodicamente sotto diverse forme, in modo da essere irriconoscibile, quando la gente dimentica.

Alessio Bellini

Combattente d’armi di Elzevirus


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