Eugenio Montale, tra poesia e antifascismo

Eugenio Montale, poeta genovese e pietra miliare della poesia novecentesca, con le sue parole, pregnanti di significato, ha espresso meglio di chiunque altro, la condizione esistenziale della sua contemporaneità. Un’epoca straziata dal secondo conflitto mondiale e, in Italia, dal regime fascista. Con i suoi versi ha messo in luce il decadimento della condizione umana, manchevole di speranze e illusioni, strabordante del suo tanto decantato mal di vivere e costretta a condurre la propria vita immersa in circostanze storiche aspramente favorevoli a questo decadimento esistenziale.

Spesso il mal di vivere ho incontrato:

era il rivo strozzato che gorgoglia,

era l’incartocciarsi della foglia

riarsa, era il cavallo stramazzato.

 

Bene non seppi, fuori del prodigio

che schiudeva la divina indifferenza:

era la statua nella sonnolenza

del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Ma il pessimismo di Montale era attivo. Un pessimismo che si poneva domande, che cercava di intravedere la verità. Un pessimismo che cercava di poter assaporare il piacere del tramonto della condizione umana, ricordando, con nostalgia, l’alba di quell’originaria serenità perduta. Concetto che si ritrova pure nella vita del poeta, che non aderì mai al fascismo e, con occhio esterno, vide il pesante fardello del totalitarismo pesare sulle spalle della sua contemporaneità.

Il giovane Montale

Eugenio Montale, ultimo di sei figli, nacque a Genova il 12 ottobre 1896, da Domenico Montale e Giuseppina Ricci, esponenti della medio-borghesia genovese. Il padre era un comproprietario della ditta di prodotti chimici G. G. Montale & C.

Montale iniziò i suoi studi all’istituto Vittorino de Feltre, per poi proseguirli all’istituto tecnico commerciale Vittorio Emanuele, iscrivendosi nel 1911. Nel 1915 si diplomò in ragioneria con buoni voti. Libero dalla scuola, il giovane poeta, ebbe quindi la possibilità di dedicarsi ai suoi veri interessi, quelli letterari. Iniziò così a frequentare le biblioteche cittadine e ad assistere alle lezioni private di filosofia, tenute dalla sorella, iscritta alla facoltà di Lettere e Filosofia. La sua formazione, dunque, fu da autodidatta. Molto importante per il suo percorso formativo, fu lo studio di Dante, Petrarca, Boccaccio e D’annunzio e le lingue straniere. Contemporaneamente ai suoi studi umanistici, Montale, coltivò pure la passione per il canto, studiando dal 1925 al 1923 con l’ex baritono Ernesto Sivori.

Nel 1917 si arruolò e partecipò alla Prima guerra mondiale, ottenendo la carica di sottotenente di fanteria. La sua carriera militare durò fino al 1920, quando venne congedato. Dopo la guerra iniziò la sua carriera letteraria, con la pubblicazione, nel 1925, della raccolta poetica Ossi di seppia.

Firma del Manifesto degli intellettuali antifascisti

Nel 1925 Montale firmò il Manifesto degli intellettuali antifascisti, per mezzo del quale prese ufficialmente le distanze dal partito fascista, sebbene prima lo fosse ufficiosamente. Il Manifesto venne redatto da Benedetto Croce in risposta al Manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile.

Il Manifesto di Croce venne pubblicato il primo maggio 1925 sui quotidiani «Il mondo» e «Il Popolo» e sancì definitivamente la rottura dei firmatari con il Partito Fascista.

Il periodo fiorentino

Montale, poi, si trasferisce a Firenze, città nella quale soggiornerà dal 1927 al 1948. Durante il periodo fiorentino egli divenne redattore per la casa editrice “R. Bemporad & figlio” e collaborò per la rivista «Solaria», oltre che dirigere il Gabinetto scientifico letterario G. P. Vieusseux. In questi anni si fecero pure sentire gli effetti della sua non adesione al Partito Fascista. Infatti, gli venne sospeso lo stipendio per diciotto mesi e venne sollevato dall’incarico di podestà fiorentino poiché non ancora iscritto al PNF.

Il periodo milanese

Nel 1948 si trasferisce a Milano, in cui vivrà fino alla morte: il 12 settembre 1981. In questo periodo diviene redattore del «Corriere della sera», occupandosi principalmente del Teatro alla Scala.  Il 23 luglio 1962 si sposa, tramite rito religioso, con Drusilla Tanzi.  Montale, poi, il 13 giugno 1967, per i suoi meriti in campo letterario, venne nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. La coronazione della sua carriera letteraria, però, fu nel 1975, anno in cui ricevette il premio Nobel per la letteratura.

Sempre a Milano usciranno le sue ultime pubblicazioni: La bufera nel 1956, Xenia nel 1966, dedicata alla defunta moglie, Satura nel 1971 e Diario del 71′ e ’72 nel 1973.

L’antifascismo di Montale, raccontato da Montale

Il poeta, ospite al programma “Verso la Repubblica”, dello scrittore Giorgio Magi, racconta il proprio impegno politico e spiega il suo antifascismo, da lui stesso definito, passivo.

Le parole di Montale:

Io sono impegnato non come poeta, ma come uomo. Per esempio, nella mia prima gioventù ero impegnato, nel senso che rifiutavo il fascismo. Naturalmente questo rifiuto, siccome io non sono un eroe, diciamo così, non è che abbia lanciato bombe contro i fascisti o che sia fuggito all’estero o che abbia congiurato o che abbia creato dei movimenti resistenziali, come avrebbe fatto il mio amico Gobetti. La mia resistenza era piuttosto passiva, si limitava a stare disparte, a non aderire alle manifestazioni fasciste; si è limitata a non prendere mai la tessera fascista, naturalmente subendone anche delle conseguenze abbastanza gravi, si è limitata a firmare nel 25 il manifesto croce.

Poi, dopo la liberazione, appartenni anch’io a un partito politico: il partito d’azione, uscendone, però, con altrettanta rapidità. Perché mi parve che in genere gli uomini che vi appartenevano avessero una specie di volontà di mettere a frutto questo periodo di digiuno politico che avevano trascorso. Volevano investirlo, diciamo, in una ulteriore carriera, sia pure politica, rispettabilissima, che volessero, insomma, dalla loro vita una specie di risarcimento, che poi si dovesse mutare in una carriera, in un aperto riconoscimento. Tutto questo naturalmente era contrario alle mie aspirazioni, ai miei sentimenti e quindi la mia vita, diciamo, politica finì subito, dopo un paio d’anni.

 


Fonti:

wikipedia.org

wikipedia.org

teche.rai.it

ilsommopoeta.it

Ossi di Seppia, Eugenio Montale, Mondadori, 2° edizione 24 Maggio 2016

Credits:

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