L’Unione Europea è davvero unita?

Bella domanda.

Sì e no. Più no che sì per certi versi, più sì che no per altri. Si raggiungerà mai l’unità? “Ai posteri l’ardua sentenza”, mi verrebbe da dire. Anche perché, vedendo la direzione che sta prendendo l’Europa, non considerata come insieme di istituzioni, ma come insieme di singoli cittadini, sembra che ci voglia ancora molto, molto tempo prima di una vera unità. Si veda per esempio l’uscita ufficiale e definitiva della Gran Bretagna il 31 gennaio 2020.

Ci sono momenti e azioni che mostrano la volontà e la capacità di questa Europa di crescere e raggiungere il suo obiettivo. Altri, invece, fanno ripiombare il sistema Europa in un vortice di sfiducia e criticità che fanno diminuire le possibilità di un’unità imminente. E, soprattutto nel nostro Paese, questo sali e scendi è molto percettibile anche a occhio nudo.

Pensando a oggi e a questi anni, possiamo elencare una serie di svolte o di arresti dell’UE.

Cooperazione

Il caso più simbolico e positivo è arrivato grazie alla pandemia. Ingenti somme di denaro sono state stanziate per i Paesi dell’Unione. Si è verificato il solito tira e molla politico prima dell’ufficialità, ma alla fine ha prevalso una linea comune di aiuto per contrastare la crisi pandemica. È stato stanziato, per esempio, il Next Generation UE da 750 miliardi di euro; dopodiché, si è concordato un bilancio a lungo termine per gli anni dal 2021 al 2027 per un totale di 1074.3 miliardi di euro. In aggiunta, una serie di altri prestiti, fondi nuovi e altri già presenti, che verranno erogati direttamente nelle casse degli Stati aderenti. Insomma, le cifre sono alte e in questa situazione è fortunatamente prevalsa la linea di cooperazione e aiuto reciproco.

Inoltre, indipendentemente dalla pandemia, ogni anno il nostro Paese, insieme agli altri membri, percepisce una somma non indifferente direttamente dall’Europa. Dati del 2018 parlano di un totale che si aggira intorno ai 10.300 miliardi. Somma che ovviamente varia in base alle voci di bilancio e anno per anno.

In Italia

La notizia che riguardava l’ufficialità delle cifre stanziate per il nostro Paese ha portato un’ondata di effetti positivi nella maggior parte dei casi. Non avevamo mai assistito a un intervento europeo così forte e ammirabile e l’iniziativa è stata presa come se fosse una vera e propria vittoria. Soprattutto per coloro che credono fermamente nel sogno di un’Europa federale. Per altri invece, dai politici rozzi e sovranisti ai cittadini che letteralmente odiano l’UE (senza avere ragioni precise nel farlo) è stata al contrario una specie di sconfitta e hanno descritto gli interventi attuati come una sorta di raggiro, che a parer loro, ci porterà a ricevere pochissimi soldi e a restituirne più del dovuto.

Disaccordi

Come vi sono momenti di collaborazione e cooperazione tra gli Stati membri, si presentano alle volte situazioni di disaccordo e stallo. Da anni è al centro di critiche, per esempio, la politica immigratoria comune. La posizione dell’UE su questo tema non è forte e precisa. Ci sono ancora delle divergenze e scarichi di responsabilità al riguardo, che non sembrano attenuarsi. Questo tema è molto sentito all’interno dei nostri confini perché ci riguarda da vicino e per questo l’UE viene alle volte messa alla gogna per il suo presunto assenteismo in tale campo o per la scarsa efficacia delle politiche adottate.

Un tema largamente discusso ai giorni nostri, e anch’esso criticato, riguarda la gestione contrattuale dei vaccini. Ovvero quando le aziende incaricate della distribuzione hanno bucato le promesse di consegna e fornitura che avevano stipulato e le stesse non hanno subito sanzioni visti i relativi vuoti contrattuali da parte dell’UE. Questo sembrerebbe che stia portando gli Stati ad agire singolarmente contro le case farmaceutiche non adempienti e non utilizzando una linea comune.

È da questi due problemi che, per esempio, partono e sono partite accuse contro le istituzioni europee, incolpate di tralasciare questioni fondamentali e di trascurare quelli che sono i Paesi economicamente e socialmente più deboli del gruppo.

Paese che vai, credibilità che trovi

Insomma, a seconda dei casi e dei momenti, l’UE viene vista come un’opportunità oppure no. È popolare e all’apparenza coesa nel momento in cui l’economia funziona e produce i suoi frutti. Al contrario è accusata e criticata quando problemi sociali ed economici non riescono a essere risolti.

Dal punto di vista istituzionale, però, si è assistito a un incremento dei poteri e della coesione all’interno del Parlamento europeo. Al suo interno si è realizzato un vero e proprio sistema di partito transnazionale diviso sull’asse destra-sinistra. Allo stesso tempo l’UE, in determinati campi e attività, lascia spazio di iniziativa agli Stati membri, mentre, in altri, ha competenze esclusive, soprattutto per regolare questioni di politica economica e monetaria.

Conclusioni

È importante sottolineare come la visione dell’UE e di quello che la circonda cambia sia all’interno di un unico Stato, sia ovviamente tra i vari Stati membri. È quasi superfluo e banale appuntare che i Paesi scandinavi o altri come Belgio, Olanda, Germania presentano una fiducia maggiore e più forte nelle istituzioni europee rispetto, per esempio, a Paesi come il nostro, seguito da Grecia o Spagna.

Sostanzialmente, dove vi è relativamente uno stato di benessere e dove i cittadini sono prima di tutto soddisfatti dell’andamento delle loro istituzioni statali, troviamo una fiducia e un supporto maggiore. Al contrario, se già il contesto politico nazionale è contaminato da una certa sfiducia, il trend è quello di non sentirsi soddisfatti e protetti dall’UE, ma anzi di vederla più come una palla al piede che come uno strumento formidabile.

La storica esclamazioneFatta l’Italia, bisogna fare gli italiani” può essere utilizzata anche nel caso europeo: “Fatta l’Europa (più o meno), bisogna fare gli europei”. Quindi, per il quadro generale appena descritto, l’UE si potrà affermare unita nel momento in cui sarà l’opinione pubblica in sé a considerarla tale, cioè se i cittadini prima di tutto si batteranno per un’Europa unita, fedele e concreta. Se non vi è l’appoggio completo dei cittadini, cioè del motore della macchina europea, nessun obiettivo di unità potrà essere raggiunto. E come anticipato, questo obiettivo non avrà innanzitutto luogo in breve tempo e non sarà purtroppo privo di ostacoli.

Fonti:

Censis.it

Conglioeuropeo.eu


Credits:

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