Pillole di parità: genere e socializzazione

La parità di genere, ossia il raggiungimento di diritti equi per la totalità delle persone, rappresenta solamente l’inizio di un processo di evoluzione.

La luce lontana in fondo al tunnel

La Commissione europea, nel Piano strategico 2020-2050, afferma che ancora nessuno Stato europeo ha raggiunto il traguardo della parità di genere.

Infatti, gli obiettivi da realizzare sono ancora moltissimi e i divari da colmare ancora di più. Quelli maggiormente evidenti riguardano il campo del lavoro e le varie occupazioni manageriali, la conciliazione del lavoro, la partecipazione alla vita politica e la comprensione stessa del genere femminile.

Questo programma è stato inserito all’interno dei diciassette punti di Sviluppo sostenibile che gli Stati si sono autoimposti di raggiungere.

I divari nascono durante l’infanzia

La società si pone delle domande: perché il genere femminile è maggiormente discriminato?

La risposta è nell’educazione, quella che si riceve all’interno della famiglia e della società stessa. Tutti sono colpevoli, nessun adulto escluso.

La disparità, sembrerà strano agli occhi dei più grandi, si fomenta anche con i giochi, fin da bambini, con la creazione di stereotipi. Questi, rimangono impressi nella memoria dei piccoli e diventa difficile sradicarli.

I bambini giocano spesso con le spade, devono essere forti e potenti. Invece, le bambine tengono in braccio la bambola, segno di maternità e attività domestica, da svolgersi dentro le mura.

Sembrerà utopico, ma questi ruoli assegnati dalla società rischiano di creare un circolo vizioso. La cultura dell’attribuzione di un ruolo prestabilito è alla base della violenza di genere.

Povertà  e violenza di genere

Negli ultimi anni sta crescendo sempre di più il problema sociale in cui le donne fanno da protagonista.

In situazioni di povertà e di marginalizzazione culturale, la violenza di genere (stupri, violenza domestica e verbale) cresce esponenzialmente. Quello che viene oppresso non è solo il diritto di esprimersi liberamente, non è solo il corpo martoriato dalla figura che prevale (generalmente quella maschile), ma soprattutto lo spirito, l’anima.

In numeri

Secondo l’ISTAT, le vittime di violenza fisica in Italia sono state 30.249 dal 2013 al 2019. Quelle di violenza sessuale 2558, sempre nello stesso periodo. Sembra sempre che la violenza, vista esternamente, sia in qualche modo ricercata. I giudici tendono spesso a diminuire la pena degli imputati, fomentando le violenze.

Lei se l’è cercata

Questa frase risuona soprattutto nelle orecchie di tutte quelle donne che hanno subito dei soprusi e la società ha la tendenza a giustificare questi comportamenti utilizzando frasi prive di contenuto e fuorvianti.

Il meccanismo che innesca la violenza è formato da tre fasi. La prima riguarda la crescita della tensione, in cui il partner caratterialmente predominante nella coppia, diventa spesso irascibile ed esigente. In genere la donna tende a tollerare questi atteggiamenti, per mancanza di voce. Infatti sono poche le ragazze o madri che si confidano con qualcuno, per paura di essere criticate.

La seconda fase viene denominata maltrattamento o esplosione della violenza. Questo è il momento in cui la figura violenta (può essere il partner, ma anche un parente) perde il controllo totale delle proprie azioni. L’evoluzione della violenza potrebbe evolversi in abuso sessuale o dimostrazione di forza, attraverso le minacce con oggetti contundenti.

La terza fase, non ultima per importanza, è la luna di miele, durante la quale il soggetto vittima di abuso tende ad addossare su di sé la colpa degli atteggiamenti violenti subiti, ritenendosi colpevole degli stessi.

Sostegno alla violenza di genere

In Italia e nel mondo, sono sempre più le violenze di genere. Questi fenomeni sono frequenti anche nelle tratte migratorie verso coloro che non hanno nessun diritto e lottano per sopravvivere e raggiungere un luogo che sappia dargli un futuro.

L’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) è un’agenzia dell’ONU che si occupa, tra le altre cose, di accogliere e proteggere coloro che sono sfuggiti alle violenze durante le traversate migratorie.

I suoi obiettivi principali sono: ridurre il rischio di violenza e garantire a tutte le vittime un adeguato accesso ai servizi, secondo le proprie necessità.

Qualunque essere umano, nel momento in cui travalica la propria libertà per distruggere quella altrui, fa perdere all’umanità stessa il significato del suo essere.

È fondamentale, dunque, ricordarsi che i problemi non vengono risolti con la violenza, bensì con la ragione, un mezzo che più o meno tutti hanno e al quale si deve ambire in modo costante.

Solo così saranno eliminate le discriminazioni e il rispetto potrà essere la base della società.

 

Fonti:

Temi.camera.it

Nostrofiglio.it

Vasodipandora.org

Unhcr.org


Credits:

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