Regno Unito : dalla morte della regina al nuovo primo ministro

La morte della regina del Regno Unito

Il mese di settembre, nel Regno Unito, è iniziato con una notizia a dir poco sconcertante: la regina Elisabetta d’Inghilterra è venuta a mancare. I suoi sono stati ben 70 anni di regno, festeggiati proprio nel 2022. Era riuscita anche a stabilire il record come regnante inglese maggiormente longeva. Alla sua morte, Elisabetta aveva 96 anni, pur mostrandosi (fino agli ultimi giorni) sempre molto attiva nella vita pubblica. L’anno scorso, tuttavia, aveva dovuto assistere alla morte di suo marito, Filippo, che era al suo fianco dal lontano 1947.

regno unito

La nuova era della Corona nel Regno Unito

Senza ombra di dubbio, con la morte di Elisabetta è terminata un’era. Staremo a vedere cosa ci riserverà il futuro, sotto la reggenza di Re Carlo III, figlio primogenito della regina. La sua è una figura nettamente controversa, a causa del chiacchieratissimo matrimonio, finito in tragedia, con Diana Spencer. Le pagine dei tabloid e l’opinione pubblica internazionale hanno analizzato al dettaglio la vita sentimentale di Carlo, che attualmente è sposato con Camilla, sua regina consorte. Eppure, per tutti è una novità vederlo nella veste di re.

Liz Truss è la nuova premier inglese

Il nuovo regno di Carlo Terzo non è l’unica novità nell’assetto politico dell’Inghilterra, che ha dovuto assistere anche all’insediamento di un nuovo primo ministro, Liz Truss, che ha iniziato il suo mandato il 6 settembre 2022. Negli anni scorsi ha fatto esperienza come Capo Segretario del Tesoro, ma anche come Ministro per il Commercio internazionale e Ministro degli esteri. Si tratta della terza donna a ricoprire questo ruolo, dopo Margareth Thatcher (dal 1979 al 1990) e Theresa May (dal 2016 al 2019). Liz Truss appartiene, come il suo predecessore, al Partito Conservatore. Ma come la pensa riguardo ai diritti civili?

Com’è la situazione dei diritti civili nel Regno Unito?

In passato, Liz Truss ha chiarito diverse sue posizioni riguardo ai diritti civili, pur dovendo sottolineare come, nel corso del tempo, la sua posizione politica generale abbia subito molti cambiamenti. Basti pensare che, durante il referendum del 2016, proprio la Truss si schierava contro la Brexit, mentre ora è un’aperta sostenitrice di questa decisione politica.

Ebbene, il nuovo primo ministro inglese ha dichiarato, recentemente, di “rigettare la mancanza di liberalismo della cancel culture odierna“, sottolineando come sia importante che l’Inghilterra abbracci la propria storia imperiale, nel bene e nel male, poiché l’ha resa “la maggiore nazione al mondo”. Inoltre, ha sottolineato anche la sua avversione riguardo al linguaggio inclusivo.

Liz Truss e i diritti LGBTQ+

Per quanto riguarda i diritti della comunità LGBTQ+, Liz Truss (in passato) non si è mostrata contraria ai matrimoni gay, evitando di schierarsi apertamente contro questo tipo di tematiche. Tuttavia, ha mostrato una posizione maggiormente decisa per quanto riguarda le persone transessuali. Durante un comizio molto recente, infatti, ha dichiarato che, secondo lei, le donne transgender non sono vere donne, poiché “bisognerebbe essere chiari nel linguaggio e non confondersi”.

Gender Recognition Act del 2004

Nel Regno Unito è attualmente in vigore il “Gender Recognition Act“, datato 2004, con cui si permette alle persone che non si riconoscono nel proprio sesso di nascita, di cambiare legalmente il proprio genere di appartenenza. Per ottenere il cambiamento legale, tuttavia, bisogna mostrare un certificato medico o una netta dimostrazione dell’incongruenza di genere. Una dimostrazione di essa è, ad esempio, il percorso di transizione tramite interventi chirurgici.

Tuttavia, la burocrazia per il riconoscimento del genere è molto lenta e, spesso, le persone transgender si trovano a dover aspettare anni per poter finalmente essere riconosciute come dovrebbero.

Gender Recognition Reform Bill

Il “Gender Recognition Reform Bill“, invece, vuole ribaltare questa legge, facilitando largamente il cambio legale di genere. Si andrebbe a eliminare il requisito del certificato medico. Basterebbe semplicemente identificarsi come persone transgender. Tutto ciò, tuttavia, ha scatenato enormi polemiche, specialmente da parte di chi sottolinea la pericolosità di tale leggerezza nell’autoidentificazione.

Liz Truss si è, a proposito, schierata nettamente proprio contro l’autoidentificazione di genere, sottolineando come sia necessario “proteggere i minori di 18 anni dall’essere incanalati in decisioni irreversibili sul loro futuro”. Girano diverse voci che affermano che il primo ministro stia facendo di tutto pur di ostacolare questa legge.

Eppure, durante il suo incarico da Ministro per le donne e le pari opportunità, era stata proprio Liz Truss a dichiarare: “Presto presenteremo un piano per vietare le terapie di conversione, poiché si tratta di pratiche ripugnanti”. Ma cosa sono queste terapie di conversione, e soprattutto: sono state abolite?

Le terapie di conversione

Si tratta di una pratica che sembra appartenere a epoche medievali, ma che in realtà è ancora in circolazione. Tramite una “conversione” forzata si cerca di far cambiare l’orientamento sessuale di una persona omosessuale. Ovviamente, in molti si sono schierati contro questa pratica, ritenuta ripugnante, come anche appunto Liz Truss. Eppure, solamente alcuni paesi al mondo hanno legalmente vietato la terapia di conversione, tra cui il Brasile, l’Argentina, la Cina, Malta, l’Uruguay.

Al contrario, il Regno Unito non lo ha ancora vietato ufficialmente. Chi lo sa se si tratta di una misura presente nell’agenda politica del nuovo ministro! Staremo a vedere.

Il caso dei richiedenti asilo espulsi in Ruanda

Abbiamo analizzato la situazione dei diritti LGBTQ+ nel Regno Unito. Eppure, c’è un’altra questione molto spinosa. Nell’aprile del 2021, infatti, il Regno Unito aveva espulso dal proprio territorio 31 rifugiati ruandesi. Ciò allo scopo di scoraggiare gli sbarchi nel paese. L’idea era quella di sostenere economicamente i richiedenti asilo, pur facendoli restare nel proprio paese d’origine.

Tuttavia, le associazioni umanitarie e la stessa Corte Europea hanno giudicato “una violazione dei diritti umani” proprio la decisione del Regno Unito di espellere i rifugiati ruandesi, fermando l’operazione. Secondo quest’idea, infatti, una volta deportati nuovamente in Ruanda, i migranti sarebbero comunque in pericolo.

La necessità di scoraggiare gli sbarchi, d’altra parte, è un caposaldo della posizione politica dei Conservatori, che sottolineano come la situazione migranti sia una vera e propria emergenza. Secondo i dati, infatti, sarebbero già 26mila i migranti che sono sbarcati quest’anno nel paese britannico, attraversando la Manica. Gli sbarchi sono, indubbiamente, pericolosi ed illegali. Tuttavia, questo continuo rimbalzo dei rifugiati da una parte all’altra non è sicuramente la soluzione. Al contrario, non fa che aumentare la pericolosità a cui sono esposti.

 


Fonti: 

tg24.sky.it

independent.co.uk

video.corriere.it

feministpost.it

it.wikipedia.org

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