Allevamenti intensivi: la situazione in Italia

Negli allevamenti intensivi, stipati in celle minuscole e sporche, asfissiati dall’odore pungente delle loro feci macerate, e con il costante ronzio di una luce artificiale, gli animali attendono il patibolo. È così che la loro vita viene ridotta a un fugace sguardo impaurito, a un acre respiro pesante, a uno straziato lamento di morte.

Questa è la cruda realtà del settore zootecnico, che consuma il maggior numero di animali. Animali, , come può esserlo qualsiasi gatto, qualsiasi cane domestico. La sola differenza è che vengono trattati come se fossero unicamente cibo, pura merce inanimata, senza che un minimo di rispetto spetti loro. La situazione degli allevamenti intensivi è drammatica: il sovraffollamento e tutto ciò che ne comporta sta avendo effetti non indifferenti anche per quanto riguarda l’inquinamento.

Situazione in Italia

In Italia l’allevamento intensivo è molto praticato. Secondo i dati raccolti dalla Banca Dati Nazionale dell’Anagrafe Zootecnica, la maggior parte di allevamenti intesivi sono concentrati nel Nord Italia. La concentrazione maggiore è tra Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte.

L’Italia è uno dei maggiori produttori di carne, latte e uova in Europa, con più di 300 prodotti DOP, IGP, STG. Ogni anno vengono marchiati 8,9 milioni di Prosciutti di Parma e 3,75 milioni di forme di Parmigiano Reggiano.

Allevamento suini

La Lombardia, per quanto riguarda il numero di suini allevati, è la prima in classifica, rispetto al resto di Italia. In questa regione vivono circa 4,4 milioni di suini, ossia il 50% della produzione nazionale, ma sono solo il 9% gli allevamenti sul territorio. Questa è una chiara prova del carattere fortemente intensivo del settore zootecnico lombardo. La media stimata di suini presenti in ogni allevamento è di 1629. Al secondo posto si posiziona il Piemonte con 1,3 milioni di capi di suino, seguito dall’Emilia-Romagna con 1,1 milioni e, infine, dal Veneto con 686 mila capi.

Allevamento bovini

Negli ultimi dieci anni il consumo di carne bovina è diminuito del 26%, ma in Italia gli allevamenti di bovini sono ancora circa 140 mila, con oltre 6 milioni di capi su tutto il territorio nazionale. Anche in questo settore la Lombardia si posiziona prima in classifica con quasi 1,5 milioni di capi, circa il 27% del totale. Al secondo posto si posiziona il Piemonte, con 815 mila capi, subito dopo, al terzo posto, troviamo il Veneto con 753 mila capi. Infine, al quarto posto, troviamo l’Emilia-Romagna, con 572 mila capi.

Allevamento avicoli

Se il consumo di carne bovina ha subito una progressiva e lieve diminuzione, quello della carne di pollo ha visto un notevole incremento, precisamente, del 6%. Sono circa 9 mila gli allevamenti avicoli attualmente attivi in Italia e 137 milioni i capi (polli, tacchini, galline) presenti sul nostro territorio. Nel 2019 sono stati circa 551 milioni i polli macellati.

Il report “Dieci anni di zootecnica in Italia” stima che il 99,8% dei polli italiani vengono allevati in allevamenti intensivi con una capienza media di 31.700 capi. Solo il restante 0,2% proviene da allevamenti con capienza media minore di 5 mila capi.

È il Veneto, con il 33% del totale, a registrare la maggior concentrazione di capi avicoli in Italia. A seguire la Lombardia con il 17%, l’Emilia-Romagna con il 15% e al quarto posto il Piemonte, con il 6%.

Il problema ambientale

Come già accennato, gli allevamenti intensivi hanno oltretutto un forte impatto ambientale. In Europa l’emissione di gas serra degli allevamenti intensivi rappresenta 17% delle emissioni totali. L’analisi “Foraggiare la crisi – in che modo la zootecnica europea alimenta l’emergenza climatica”, effettuata da Greenpeace, evidenzia un aumento del 6%, tra il 2007 e il 2008, delle emissioni annuali degli allevamenti intesivi.

In Europa, solo gli allevamenti intensivi, producono 502 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno. Se poi si considerano le emissioni indirette del settore zootecnico (produzione di mangimi, deforestazione, sfruttamento nell’uso del suolo e così vis), le emissioni salgono ulteriormente, fino ad arrivare alla “modica” cifra di 704 milioni di tonnellate di CO2.

Quali soluzioni?

Se non verrà effettuata una decisa diminuzione del numero di animali allevati, a lungo andare l’Unione Europea non sarà più in grado di raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima. Infatti, l’Unione Europea sta lavorando a delle leggi sul clima e aggiornando gli obiettivi climatici, con l’intento di migliorare le emissioni sia dal punto di vista delle normative di sicurezza, sia diminuendo il numero di animali reclusi negli allevamenti intensivi.

 


Fonti:

essereanimali.org

lav.it

grennpeace.org

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