Cosa dice l’ultimo rapporto sulla criminalità

Premessa

A fine anno il Ministero degli Interni pubblica il rapporto sulla criminalità del nostro Paese.

Il documento relativo all’anno 2021 prevede una suddivisione e catalogazione di numerosi e vari reati che vanno, per esempio, dalla rapina alla violenza sulle donne, dagli omicidi alla criminalità organizzata. Come scritto nella premessa del rapporto, la sfera della criminalità ricopre una serie di numerose aree. Parliamo, infatti, di criminalità economica, criminalità comune o criminalità probatoria. Per ogni settore vi sono delle relative sottosezioni specifiche nelle quali si inseriscono spazi appositi che indicano il numero di vittime per reato e gli autori del reato stesso.

I dati che vengono riportati nella ricerca sono di lungo periodo: viene, infatti, preso in considerazione l’arco temporale che va dal 1968 al 2006. Questo è stato necessario, a differenza di statistiche come l’abbandono scolastico o ricerche demografiche, perché tale materia necessità di un ampio spazio di osservazione per individuare quelle che effettivamente sono le tendenze al riguardo. Detto semplicemente: è errato calcolare l’andamento della criminalità riferendosi solamente a un breve periodo, perché questo impedirebbe di avere una ricerca completa.

Nel dettaglio

Omicidi

Entriamo nel dettaglio della ricerca. Il primo dato significativo riguarda gli omicidi (consumati e tentati). Il quadro richiama una loro crescita alla fine degli anni Sessanta (che coincide con l’inizio dei famosi anni di piombo) e all’inizio degli anni Novanta per poi raggiungere il numero più basso nel 2006. Grazie a un grafico, si nota come la spinta maggiore legata ai numeri più alti di omicidi commessi è stata data dalla criminalità organizzata. Per fornire un numero, nel 1991 su 1918 omicidi avvenuti ben più di 700 sono stati opera della malavita.

Violenza sulle donne

Successivamente il rapporto si concentra sulle violenze sulle donne. Come giustamente sottolinea il documento, si tratta di una questione molto delicata non solo per la natura del crimine in sé, ma per il fatto che purtroppo, molto spesso, il numero dei reati al riguardo è da considerare relativamente poiché tanti di questi reati non vengono denunciati e quindi registrati. C’è quindi la preoccupazione che il numero possa essere di molto maggiore rispetto a quello che i dati propongono.

Un dato impressionante è il seguente: 6.743.000 donne tra i 16 e i 70 anni hanno subito una violenza, fisica o sessuale, nel corso della vita. La preoccupazione di cui sopra è riscontrabile grazie al fatto che un terzo delle vittime non parla del reato subito. Per quanto riguarda la violenza domestica, per esempio, solo il 4.9% delle vittime ha denunciato il fatto alle forze dell’ordine o agli organi di magistratura.

Da precisare che le ricerche in merito alle violenze contro le donne sono state eseguite attraverso l’ISTAT, tra il 1997 e il 2002, e nel 2006 è stata elaborata una nuova analisi del fenomeno.

Rapine

Per quanto riguarda le rapine notiamo un andamento inequivocabilmente crescente. Aumento che però presenta delle differenze dal punto di vista geografico. Il tasso delle rapine al Sud e nelle isole è aumentato in maniera costante toccando tassi molto alti nel 1991, nel 2004 e nel 2006. L’andamento del Centro-Nord invece è stato più altalenante, ma comunque quasi sempre crescente.

La Campania risulta essere la regione con il maggior numero di rapine. Il suo picco più alto è stato nel 2004, con una media di 275,3 rapine denunciate ogni 100 mila abitanti. Umbria, Emilia-Romagna e Toscana sono quelle del Centro-Nord che hanno un incremento più elevato di questo tipo di reato. Le regioni che hanno i tassi minori di rapine sono Trentino-Alto Adige, Molise, Valle d’Aosta e Basilicata (6,7 denunce ogni 100 mila abitanti).

Stupefacenti

Il documento si sposta poi sul tema stupefacenti e precisamente sulle azioni antidroga effettuate sul territorio italiano. Si osserva senza il costante aumento di queste ultime: più di 20.000 operazioni annue dal 1991. Il picco per ora si è riscontrato nel 1992 con 24.523 operazioni avvenute.

All’interno del report è riportata una tabella molto interessante relativa alla quantità di stupefacenti sequestrati in Italia dal 1971 al 2006, differenziando tra i vari prodotti presenti sul mercato delle droghe. I picchi più alti raggiunti sono stati, per esempio: 500.131 pasticche di ecstasy sequestrate nel 2000; 2.593 kg di eroina sequestrati nel 2002; 6.635 kg di cocaina nel 1994; 46.831 kg di hashish nel 1999. Il numero di persone minorenni invece denunciate alle autorità giudiziarie ha toccato il punto più alto nel 1999 con 1753 segnalazioni.

Come viene riportato, lo sviluppo e la crescita del mercato internazionale degli stupefacenti ha fatto sì che il narcotraffico, spesso di connotazione mafiosa, abbia trovato terreno di caccia anche nel nostro Paese, dove ‘Ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra fanno da padroni, oltre a diverse organizzazioni criminali non “tipiche” del territorio italiano come quelle albanesi, colombiane o turche.

Strategie di prevenzione

Viste gli importanti di numeri appena riportati e le centinaia che troviamo direttamente sul rapporto, è inevitabile che si siano sviluppate diverse strategie di prevenzione in merito.

Gli interventi che negli anni si sono susseguiti, sviluppati e creati sono diversi e collegati tra di loro e hanno come obiettivo generale quello della sicurezza. Dal ricorso a sistemi di video-sorveglianza più moderni ed efficienti a piani di interventi mirati e tempestivi da parte delle forze dell’ordine, fino ai progetti della cosiddetta Polizia di Prossimità.

 


Fonti:

interno.gov.it

Credits:

Copertina

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