Donne e lavoro

Donne e lavoro nella nuova direttiva dell’Unione Europea

Accostare le parole “donne” e “lavoro” nella stessa frase non è ancora, purtroppo, esente da polemiche. Tuttavia, c’è una recente notizia molto positiva. Finalmente l’Unione Europea ha raggiunto un accordo molto importante riguardo a un tema delicato come la parità di genere sul lavoro. Nei fatti, almeno il 40 per cento degli incarichi direttivi, per quanto riguarda le società quotate in borsa, dovranno essere ricoperti da donne. La prima proposta a riguardo è stata presentata nel lontano 2012. Dopo dieci anni, finalmente, si è giunti a un accordo.

Una decisione del genere, di grande importanza, è stata presa per cercare di colmare il grande divario che ancora persiste nei contesti aziendali. Le donne a capo di grandi aziende sono ancora troppo poche. Ci siamo quindi chiesti: cosa è stato fatto, ma soprattutto cosa bisogna ancora fare, per cercare di arginare questo problema? Com’è la situazione al di fuori dei confini europei? E in Italia, invece, siamo andati avanti o stiamo tornando indietro?

L’inferno delle donne indiane nelle piantagioni di zucchero

Partiamo da un esempio drammatico e sconcertante. Ci troviamo in India, uno dei paesi maggiori produttori di zucchero al mondo. Questo prodotto si ricava tramite la coltivazione di canna da zucchero, raccolta da manodopera a basso. Tra i lavoratori si contano moltissime donne, a cui è richiesto uno sforzo immane per quanto riguarda la produttività. Fattori quali eventuali gravidanze, il ciclo mestruale e altre “prerogative” femminili sono visti come ostacoli. Per risolvere il problema, si ricorre quindi a una decisione tragica, a dir poco scioccante: l’asportazione dell’utero.

Si trasformano le donne in autentiche macchine, che ogni giorno devono garantire, semplicemente, il massimo ricavo. La loro umanità viene cancellata completamente. Inutile sottolineare come le condizioni di lavoro siano disumane, non rispettando nessun tipo di diritto umano. Le donne sono spinte a pagare di propria tasca l’operazione di asportazione dell’utero, poiché si fanno convincere che ciò gioverà alla propria salute. Ovviamente, è tutto il contrario.

Donne e lavoro nelle parole di Elisabetta Franchi

Spostiamoci ora in Italia, dove fortunatamente le condizioni di lavoro sono tenute a rispettare i diritti fondamentali. Tuttavia, anche nel nostro paese ci sono delle zone d’ombra. Ci riferiamo a una delle polemiche maggiormente accese dell’ultimo periodo, che (incredibilmente) ha a che vedere, seppur meno tragicamente, con la storia delle donne indiane.

Ci troviamo nel contesto di un incontro, dedicato proprio alla parità di genere nell’industria della moda. A intervenire è Elisabetta Franchi, punta di diamante della moda italiana. La dimostrazione vivente che i sacrifici, alla lunga ripagano. Parliamo, infatti, di una donna di umili origini, che si è fatta strada in un settore competitivo e maschilista come quello della moda.

Pur essendo una donna affermata, a capo di un’azienda di successo, Elisabetta non ha mai nascosto le difficoltà che ha incontrato lungo il suo percorso. Soprattutto considerati gli ostacoli che, ancora oggi, moltissime donne devono affrontare per riuscire a costruire una carriera di successo. Elisabetta Franchi è stata quindi chiamata a quell’incontro come testimonianza vivente, ma il suo intervento è stato tutt’altro che incoraggiante e motivante.

Le parole che hanno scatenato il putiferio

Hanno fatto, infatti, molto discutere le sue dichiarazioni riguardo al modo di scegliere i suoi collaboratori. Di fronte a un pubblico nutrito, armata di microfono, la stilista ha affermato di prediligere l’assunzione di uomini, o al massimo di donne che hanno superato i 40 anni.

“Quando assume una donna in una carica importante, l’imprenditore non può permettersi di non vederla arrivare per due anni, perché quella posizione è scoperta. Un imprenditore investe tempo, energia e denaro e se gli viene a mancare è un problema. Io spesso ho puntato sugli uomini per questo motivo.”

La maternità è quindi vista dalla stilista e imprenditrice come un ostacolo, una perdita di soldi e di tempo per l’azienda. Una donna che, dopo essersi realizzata sul mondo del lavoro, sceglie di mettere su famiglia potrebbe trovarsi senza lavoro al suo ritorno. Queste purtroppo non sono solo parole o ragionamenti sconnessi, ma rispecchiano la realtà odierna. Molte donne sono costrette a scegliere se realizzarsi sul lavoro o nella sfera personale, come se le due cose non possano coesistere.

Questa dura realtà potrà iniziare a cambiare solamente quando lo stato e le aziende capiranno l’importanza di implementare politiche e agevolazioni per i genitori in carriera.

La Spagna approva il congedo per la dismenorrea

Per concludere questa carrellata di esempi, è giusto dare peso a una notizia molto positiva, che viene da un paese non troppo lontano dal nostro. Stiamo parlando della Spagna, che recentemente ha approvato un progetto di legge molto interessante. Le donne che soffrono di dismenorrea (i dolori dovuti alle mestruazioni), munite di certificato medico, potranno richiedere un congedo dal lavoro.

Si tratta del primo paese europeo ad approvare una legge del genere, anche se in Italia è già partita una petizione affinché anche il nostro paese si attivi su questo fronte. Insomma, vedremo come si evolverà la questione. Le decisioni da prendere, i diritti da rispettare e i divari da colmare sono ancora tanti, troppi. Il lavoro non deve essere, in alcun modo, uno strumento di divisione e di discriminazione. Purtroppo, però, la strada è ancora lunga.


Fonti: 

open.online

agi.it

rainews.it

vanityfair.it

Credits: 

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