Femminicidi ed emergenza Covid: non solo numeri

Il contesto storico attuale

Il 25 novembre di ogni anno si celebra la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Per la prima volta, il 25 novembre 2020 ha coinciso con un periodo storico segnato da una pandemia globaleLe due tematiche sono tutt’altro che lontane. Al contrario, sono strettamente collegate tra loro, poiché il periodo storico in cui ci troviamo a vivere non può far altro che aumentare ulteriormente i casi di femminicidi e di violenza domestica.  

Le motivazioni che portano alla violenza domestica, o peggio ai femminicidi

Nei primi mesi del 2020 è stato imposto, come tutti sappiamo, l’obbligo di quarantena nazionale. In Italia, ma anche nel resto del mondo, le persone hanno dovuto fare i conti con una situazione in cui era vietato uscire di casa se non per motivi strettamente necessari. Ciò ha portato a una sensazione generale di oppressione. Una fetta di popolazione si è trovata a vivere questa emergenza nella solitudine totale, potendo contare solo su contatti virtuali.  

Un’altra parte della popolazione, al contrario, ha dovuto fare i conti con una situazione di convivenza forzata. Coppie che hanno dovuto condividere 24 ore su 24 uno spazio comune, molto spesso abbastanza piccolo. Adolescenti, bambini e i rispettivi genitori che hanno dovuto far convergere le esigenze della didattica a distanza con il lavoro degli adulti, senza un attimo di respiro.  

A questi casi va aggiunto che molte persone sono state contagiate in prima persona dal virus, oppure hanno visto i propri cari ricoverati, o alla peggio venire a mancare, specialmente se consideriamo gli anziani che a causa delle norme restrittive non hanno neanche avuto la possibilità di ricevere un congedo e un funerale dignitoso. Inoltre, consideriamo anche la mancanza di lavoro che ha gravato sulla situazione economica e psicologica di tantissime persone.  

Queste problematiche hanno interessato la maggior parte della popolazione e, ovviamente, questo non comporta sistematicamente una separazione o un comportamento violento. Però bisogna considerare il fatto che questi problemi siano in qualche modo capaci di intralciare il normale sviluppo delle relazioni famigliari o tra partner.  

I divorzi 

Questa situazione, portata all’estremo, ha portato a diverse decisioni. Facciamo riferimento al grande numero di divorzi in corso, per esempio. Secondo alcune statistiche, la percentuale di richieste di divorzio è cresciuta di oltre il 60%. Ciò proprio a causa delle immense difficoltà che hanno accompagnato questa pandemia.  

Aumento dei femminicidi e della violenza domestica

femminicidio

Le percentuali che maggiormente devono preoccupare sono però altre. Infatti, i casi di violenza tra le mura domestiche sono cresciuti del 70%, mentre i femminicidi hanno visto salire la loro quota, ammontando al 20% in più 

Ciò che è importante sottolineare, è che le motivazioni che portano a una crisi matrimoniale, o nei peggiori casi a una violenza, non sono solo questi. La situazione di emergenza sanitaria non ha fatto altro che accentuare e rendere maggiormente evidenti le problematiche. Questo è un dato di fatto. Però, i problemi interni a una coppia o a una famiglia sono molto più profondi e seri.   

Inoltre, chi è colpevole di violenza psicologica o fisica non può essere frettolosamente giustificato da una situazione come questa. I femminicidi, i casi di violenza domestica, lo stalking e tutte le tipologie di violenza psicologica esistevano già in precedenza e sono sicuramente una delle piaghe della società italiana e internazionale, a prescindere dalla crisi sanitaria. 

Gli uomini potenzialmente capaci di commettere femminicidi, per esempio, mostrano spesso il proprio atteggiamento violento, che nel tempo sale di intensità. Ecco perché è fondamentale denunciare e fermare questo sviluppo pericoloso e mortale.

Le difficoltà a cui vanno incontro le vittime

In questi mesi, chi si è trovato in una situazione difficile tra le proprie mura di casa, ha dovuto affrontare diversi ostacoli. Infatti, l’istinto di denunciare il proprio compagno, colpevole di violenza domestica, ad esempio, è già di per sé debole. Le donne, specialmente se subiscono anche violenza psicologica, sono portate a credere di poter sopportare la situazione assurda in cui si trovano.  

Molto spesso l’amore che provano per la persona che sta abusando di loro, oppure semplicemente la vergogna, possono portare le donne ad essere restie alla denuncia. Inoltre, le madri hanno l’istinto di proteggere la serenità dei propri figli, non rendendosi conto però di poter proteggerli anche denunciando e fermando il meccanismo delle violenze.  

A tutto ciò, dobbiamo sommare indubbiamente il fatto che la limitazione degli spostamenti ha reso altamente difficoltoso per una donna poter andare a denunciare alle autorità. In una situazione di convivenza forzata, inoltre, è complicato anche solo rimanere in una stanza da sole per poter chiamare un numero di assistenza. Ciò porta ad una situazione drammatica, in cui le prede si trovano in mano agli stessi predatori, che le controllano costantemente.  

Nei casi maggiormente gravi, le donne non fanno in tempo a uscire da questa situazione drammatica, rendendosi conto della loro sofferenza solo quando ormai è troppo tardi e il carnefice si è ormai spinto in un punto senza ritorno.

Una mascherina contro la violenza 

Proprio per andare incontro a questa lampante difficoltà, è stata ideata un’iniziativa molto lodevole. Considerando il fatto che in quarantena si può uscire esclusivamente per una serie di necessità, una di esse è sicuramente l’acquisto delle mascherine che siamo chiamati a indossare costantemente, in modo da proteggere noi e gli altri.  

I centri che lottano contro la violenza domestica, insieme alle farmacie italiane, hanno portato avanti uno stratagemma molto intuitivo. Le donne che si trovano vittime di violenza domestica possono recarsi in farmacia, richiedendo una particolare tipologia di mascherina. Essa in realtà non esiste in commercio. In questo modo, il metodo funziona anche se la donna viene accompagnata in farmacia dall’uomo violento. L’uomo però deve essere ignaro di questa iniziativa. In questo modo i farmacisti possono cogliere il grido d’aiuto e allertare le autorità o chi di dovere.  

A ciò bisogna aggiungere l’enorme lavoro che stanno svolgendo i centri antiviolenza, attraverso call center e servizi di assistenza gratuita, reperibili 24 su 24 per qualsiasi tipo di supporto o di richiesta di aiuto.  

Fonti:

Tgcom24.mediaset.it

Huffingtonpost.it


Credits:

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