E-commerce, a quale prezzo?

Il prezzo che le singole persone pagano, lavorando per Amazon e altre multinazionali è davvero enorme. Non solo sfruttamento, ma anche repressione sociale e povertà.

Il fondatore e i problemi

Il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, sta affrontando un periodo molto complicato poiché ha lasciato la direzione di Amazon a luglio.

A questo fatto si aggiunge lo scandalo dei prodotti invenduti, distrutti anche se nuovi ed ancora intonsi. In seguito, ci sono stati e ci sono ancora tutt’ora problemi di abusi nei confronti delle persone, orari massacranti e turni senza fine.

Inoltre, un algoritmo, quello che gestisce retribuzioni congedi del gigante dell’e-commerce, non è così automatizzato come dovrebbe.

Secondo una ricerca del New York Times, infatti i lavoratori prendono permessi per malattia, infortuni, maternità, ma anche ferie, e poi scoprono che il sistema non ha ben compreso la richiesta e dunque si trovano in busta paga moltissimi tagli che si aggiungono a un salario che non è altissimo, anzi.

I casi più gravi emergono quando i dipendenti stessi vengono licenziati.

In buone mani ma…

Bezos ha deciso di affidare Amazon ad Andy Jassy nelle vesti di CEO.

I dati però, affermano che Amazon sia cresciuta troppo, infatti, secondo il Nyt, conta un milione e 300mila dipendenti.

È dunque un impero da gestire, da sfruttare al massimo possibile, ottenendo tutte le risorse possibili dal potenziale che ha.

Ci sono migliaia di dipendenti che sono stati licenziati dall’algoritmo ma che non riescono a reinserirsi nel sistema poiché traspare la debolezza e l’inefficienza di un ufficio risorse umane che sappia gestire al meglio questi problemi.

Pacchi in orario

La domanda che ci si può porre è perché quando si tratta di far arrivare i pacchi in orario, l’azienda mette in atto tutta la manodopera possibile, anche a costo di farla lavorare giorno e notte; ma quando i lavoratori stessi, protestano poiché vengono licenziati a loro insaputa, il reparto risorse umane non impiega le stesse energie.

Questo problema è diffuso già in 179 magazzini sparsi in tutti gli States.

Pandemia e Amazon

Durante i due anni appena trascorsi, in cui il mondo intero è stato sommerso dal virus. Le aziende di e-commerce come Amazon sono finite sotto inchiesta perché non hanno saputo e voluto rispettare le limitazioni lavorative per proteggere la salute degli addetti stessi.

Le norme per evitare la diffusione del virus, infatti, proponevano di ridurre gli orari lavorativi, ridimensionare gli organici, rispettare rigidi protocolli di distanziamento sociale.

Ovviamente questo avrebbe potuto portare a una diminuzione del fatturato e a un rallentamento delle pratiche, dunque l’azienda ha messo in pericolo le vite dei lavoratori.

Come ridurre lo sfruttamento

Purtroppo, non possiamo agire direttamente sullo sfruttamento dei lavoratori, ma possiamo comunque finanziare la piccola e media azienda che abbiamo sotto casa, come ad esempio un negozio di alimentari.

Infatti la crisi dell’e-commerce non si vede solo con Amazon, ma anche con i grandi centri commerciali che soppiantano i piccoli commercianti, già uccisi dalla crisi e dalla pandemia.

Negozi

I negozi, come ad esempio Primark o altre catene, sono responsabili dell’inquinamento della terra e dello sfruttamento.

Non possiamo nemmeno immaginare le condizioni lavorative in cui versano le persone, eppure quando compriamo un prodotto le domande da porsi dovrebbero essere tante.

Al consumatore medio piace avere tutto subito, senza ritardi, il prodotto deve essere “automatizzato” come il lavoratore stesso.

Cultura e commercio

La cultura del “fast” è stata ereditata anche dalle pubblicità, dalle serie televisive, dalle canzoni che possiamo ascoltare all’instante e anche dal campo della messaggistica.

I tempi cambiano e con essi la cultura, mentre prima il tempo e le mode erano più lente, oggi sono passeggere.

Con essi anche i prodotti poiché appena comprato uno, le mode impongono che sia ormai obsoleto. Magari può succedere che sia indossato una volta, ma non importa. Ciò che conta infatti, al mondo d’oggi, è stare al passo coi tempi e non con i sentimenti.

I nostri nonni li aggiustavano i propri beni, oggi invece si buttano inconsapevolmente.

Solamente cambiando mentalità, quindi, si può aiutare l’ambiente, noi stessi e l’economia interna del nostro paese, riducendo così lo sfruttamento e l’inquinamento di cui tutti siamo responsabili.


Fonti

huffingtonpost.it

globalproject.it

Crediti

copertina

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