Il lato oscuro del K-pop

Tragica la morte della cantante K-pop (genere musicale sudcoreano) Goo Haraa all’età di soli 28 anni, il 24 novembre scorso causa suicidio. Già lo scorso maggio, la giovanissima star fu trovata priva di sensi in casa sua, dopo aver pubblicato la parola “arrivederci” sul suo account Instagram. Da tempo aveva reso pubblico di soffrire di depressione e di patire molto la pressione sia da parte dei fan che degli haters. Il mese prima, un’altra cantante K-Pop, amica di Goo, Sulli, è stata trovata morta nella sua casa di Seoul. Ricordiamo anche come l’artista Kim Jong-hyun si tolse la vita nel 2017.

Ai nostri occhi il nuovo mondo della musica coreana sembra essere idilliaco. Questi artisti, invece, vanno incontro a ben altro. Diversi musicisti denunciano un ambiente tossico. Nel 2009, l’attrice Jang Ja-yeon si suicidò lasciando un biglietto che denunciava d’essere stata abusata sessualmente da figure importanti dell’industria cinematografica. La notizia della morte di Haraa ha scatenato un nuovo oltraggio tra i fan per le precedenti accuse di aggressione sessuale contro l’ex fidanzato Choi Jong-bum, contro il quale Haraa intentò una causa nel 2018 per la presunta minaccia di rilasciare una registrazione video della coppia durante un momento intimo.
Choi fu dichiarato colpevole di aggressione fisica, comportamento minaccioso e uso di forze non necessarie, nonché danni alla proprietà, ma non dichiarato colpevole di violenza sessuale, secondo la sentenza del tribunale del distretto di Seoul.

Le Reazioni alla morte

Un’amica scrive: “L’ex, Choi Jong-bum, di Hara ha ricevuto una condanna sospesa solo dopo averla abusata verbalmente, fisicamente e sessualmente. È un criminale. È troppo tardi ma Haraa merita giustizia”.

Altri amici dicono: “Kpop stans, aiutiamo a portare in galera l’aggressore sessuale di Goo Haraa. Il caso è ancora in corso e il maiale è ancora libero. Potrebbe essere troppo tardi per salvare Haraa,ma possiamo almeno aiutare a portare giustizia per lei e tutte le donne vittime di abusi là fuori”

ancora: “Non sto vivendo in una società in cui un criminale cammina libero e  la persona a cui ha causato cose orribili se ne è andata. Questo non è ok. E non sarà mai ok”.

La scena K-pop

Il K-pop, genere musicale spopolato negli ultimi anni, è altamente competitivo, con dozzine di gruppi che debuttano ogni anno. Questi artisti sono sottoposti ad una attenzione mediatica molto forte e intorno a questa corrente sono soventi le critiche, in particolare riguardo la sessualizzazione di questi artisti e il grosso carico di lavoro a cui sono costantemente sottoposti. Gli esperti del settore hanno da tempo messo in guardia sul lato oscuro dell’industria. Giovani aspiranti artisti nei loro primi anni dell’adolescenza si allenano per anni per diventare i futuri idol, come vengono chiamati questi artisti. Solo pochi debutti hanno successo. Inoltre, sono presenti regole rigide per le loro star tra cui il divieto di appuntamenti, formazione spartana e diete, talvolta contratti che costringono questi giovani ragazzi a una vita misera, all’insegna dell’ingiustizia.

La donna nell’industria k-pop

È assicurato che la produzione abbia per le sue artiste regole non dette che riflettono la società patriarcale della Corea del Sud. Park Hee-A, giornalista di K-pop e scrittrice di «Interviste con K-pop Stars», ha affermato che le star femminili sono vincolate da rigide regole sociali di femminilità.


Alcune donne sono state ostracizzate per non aver sorriso in uno spettacolo televisivo o per aver letto un libro sul femminismo che contraddice la società patriarcale sudcoreana dominata dagli uomini ha detto.

Le aspettative di purezza e castità governano le donne in Corea del Sud. Goo ha dovuto affrontare una raffica di commenti d’odio nonostante fosse vittima di revenge porn.                                         

“Il tema del sesso è un tabù in Corea del Sud rispetto ai paesi occidentali” dice Tae-Sung Yeum, psichiatra presso la Clinica psichiatrica della foresta di Gwanghwamun. Sulli, l’altra ragazza scomparsa e amica di lunga data di Goo, fu criticata per aver indossato magliette senza reggiseno, chiamato i colleghi maschi più grandi con i loro nomi di battesimo (l’uso di questi nomi è regolate da rigide norme all’interno della società coreana) e sostenendo apertamente il femminismo. Yeum sostiene sia difficile per le star del K-pop cercare un aiuto professionale per la depressione, specialmente in un paese con una pletora di abusi subiti sin in giovane età.

Nessuno ascolta queste donne

La loro gioventù viene strappata via dall’industria dell’intrattenimento, la quale s’interessa solo dei soldi. Queste donne vengono fortemente sessualizzate per la gratificazione degli uomini. A loro non importa delle loro sofferenze, dei loro sacrifici o del talento. Il loro scopo è quello di trattarle come delle bambole con cui poter giocare. Sia le cantanti k-pop che le k-attrici drammatiche affrontano violenze che passano inosservate o considerate parte del rito di passaggio nelle loro carriere. La Corea del Sud è nota per il suo atteggiamento negligente nei confronti di violenza domestica e sessuale. Ma la morte di Goo Haraa, non deve, anzi, non può assolutamente essere vana. Il messaggio che grida questa storia è di non dimenticare. Non dimenticate le sofferenze di queste donne, ma soprattutto, reagite con coraggio contro la barbarie. Non lasciate che nessuno vi tolga il vostro futuro.


FONTI

CNN

il Giornale

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