Censura cinematografica abolita: cosa cambia

Il cinema ha iniziato a respirare a pieni polmoni: il corsetto moralistico che da più di un secolo lo stava asfissiando è stato definitivamente tolto. Ebbene sì, l’Italia, da qualche settimana, si è definitivamente lasciata alle spalle la censura. Lo scorso 5 aprile, infatti, Dario Franceschini, attuale ministro della cultura, ha firmato un decreto che abolisce definitivamente la censura cinematografica. Si tratta di un decreto attuativo che segue la legge-cinema del 2016. Con la firma di questo decreto, come dice il ministro della cultura “si supera definitivamente quel sistema di controlli e interventi che consentiva allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti“.

Limitazione artistica che, tramite tagli, imposizioni di modifiche delle scene o, nel peggiore dei casi, la censura, da più di cento anni condizionava il panorama artistico cinematografico. In Italia, la censura cinematografica venne istituita il 31 maggio 1914 con il regio decreto n. 532. Lungo il suo periodo di attività, ovviamente, il suo peso restrittivo è variato molto. Iniziato come un rigido controllo morale, religioso e politico, è andato via via alleggerendosi, diventando tendenzialmente una tutela per i minori, anche se sempre basata sugli stessi principi, che molte volte non erano conformi agli intenti artistici dell’opera.

Cosa cambia?

La nuova regolamentazione, istituita dal decreto, prevede la suddivisione dei film in quattro categorie. Le opere si classificano in: film adatti a qualsiasi fascia di età e quelli vietati ai minori di sei, quattordici e diciotto anni. Con la nuova struttura regolamentare, saranno direttamente i produttori a decidere la categoria delle proprie opere e a comunicarle alla nuova commissione. Quest’ultima si limiterà, quindi, ad approvare o, nel caso non si trovasse d’accordo con i produttori, a proporre un’altra categoria, senza però limitare in alcun modo il film. Tutto questo entro, e non oltre, i venti giorni dalla proposta del produttore.

La formazione della nuova commissione ha, di fatto, sostituito un iter burocratico che, precedentemente, si dislocava tra varie commissioni, andando a impiegare molto più tempo. Il nuovo decreto, come dice il coordinatore della Direzione generale del cinema, Nicola Borrelli, ha segnato il passaggio a un sistema di autoregolamentazione dei prodotti cinematografici.

La nuova commissione

Come già detto, il decreto prevedeva l’istituzione di una nuova commissione, precisamente la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche, con sede ubicata presso la Direzione generale del cinema del Ministero della cultura. Questo organo è composto da quarantanove membri e presieduto dal presidente emerito del Consiglio di stato, Alessandro Pajno, al quale spetterà la convalidazione delle opere in base alle categorie. I membri della commissione spaziano in vari ambiti, proprio per garantire la conformità dell’opera sotto tutte le sue mille sfaccettature. Tra i membri, appunto, sono presenti sociologi e sociologhe, pedagogisti e pedagogiste, psicologi e psicologhe, esperti ed esperte di cinema, educatori e educatrici, magistrati, avvocati e anche rappresentanti delle associazioni di genitori e di ambientalisti. La commissione attuale resterà in carica per tre anni.

Alcune vittime della censura italiana

La censura cinematografica italiana, in oltre cento anni di attività, ha mietuto varie vittime. A fronte di quasi 35.000 film sottoposti alla censura italiana, 274 sono stati rifiutati e oltre 10.000 sono stati modificati per permettere la loro circolazione. Non era nemmeno difficile che i casi di censura avvenissero direttamente in fase di sceneggiatura o di ripresa. Si prenderanno in visione due dei casi più famosi.

Salò o le 120 giornate di Sodoma, 1975, Pierpaolo Pasolini

La carriera cinematografica di Pasolini ha sempre avuto a che fare con problemi di censura, tagli e boicottaggi. Era soprattutto l’intento volutamente provocatorio dell’autore a farlo scontrare con queste realtà. Il caso più famoso è quello riguardante Salò o le 120 giornate di Sodoma. Il film, l’ultimo della carriera di Pasolini, ebbe non pochi problemi con le istituzioni legislative.  L’opera dovette subire ben trentuno casi processuali e tagli per un totale di trentaquattro minuti. Venne bocciato in primo grado dalla commissione di valutazione e vietato ai minori di diciotto anni. Dopo tre giorni di programmazione, la magistratura sequestrò le pellicole, perché considerava l’opera non conforme al comune senso del pudore. Nel 1991 gli venne riconosciuta la piena dignità artistica, ma, poiché i dogmatismi morali erano ancora ben radicati nella società e, soprattutto nelle istituzioni, ebbe pochissimi passaggi televisivi o proiezioni.

Blow-up, 1966, Michelangelo Antonioni

Pure Blow-Up, un film dal successo planetario, caratterizzato da una particolare ricercatezza artistica e vincitore della Palma d’Oro al Festival Cannes 1967, non venne risparmiato dalla censura italiana. La commissione richiedeva due tagli importanti per poter distribuire il film. Tagli che andavano a mutilare un vero e proprio capolavoro cinematografico, privandolo delle scene che hanno fatto la storia del cinema. L’opera venne dapprima vietata ai minori di quattordici anni e, nell’ottobre del 1967, sequestrata.

 

Fonti:

Ilpost.it

Wired.it

Cinematographe.it


Credits:

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